Quarant’anni di carriera alle spalle, oltre sessanta film al fianco di gente come Nanni Moretti e Francesco Nuti. Eppure, a sentir lui –  Antonio Petrocelli, attore, scrittore e poeta lucano di Montalbano Jonico – tutto questo lungo viaggio è servito solo a imparare un mestiere che ha cominciato ad amare quand’era sui banchi delle scuole elementari. Merito di un maestro che faceva recitare a memoria le poesie classiche.

Per poter realizzare il suo sogno, però, ha dovuto lasciare la Basilicata. Ha studiato a Firenze. Qui ha scritto i primi romanzi, qui ha calcato le tavole del palcoscenico insieme ad attori del calibro di Renzo Montagnani. Qui ha imparato a recitare in italiano ma capito anche che esprimersi  in dialetto (il suo, il lucano) gli dà più forza.

Ha frequentato ogni genere: dal drammatico al comico, dal cabaret (con i Giancattivi) al cinema di cassetta. E oggi esplora il mondo della poesia della sua terra, portando sul palco (e nelle piazze della sua regione) i versi di Albino Pierro. (“Molti lo relegano a un poeta dialettale. Per me – dice – è un poeta italiano importante”.)  Un recital, quello che Antonio Petrocelli dedica a Albino Pierro, che  non è l’unico legame del suo lavoro con la Basilicata. Tutto è cominciato con Tropico di Matera. E da lì Petrocelli non ha mai smesso di scrivere in dialetto: sua la riduzione del Ruzante di Beolco, sua una versione in lucano del Canto del pastore errante di Giacomo Leopardi. E adesso si cimenta con Albino Pierro, mentre continua a cullare due desideri: interpretare un ruolo da protagonista al cinema e recitare nella sua regione: nei teatri, quei pochi che ci sono.

 Attore comico, attore impegnato, scrittore, poeta, teatrante: il suo è un percorso completo. In quali di questi ruoli si sente più a suo agio?

Non è che una caratteristica prevalga sull’altra. Sono tutte facce di una personalità, di un modo di vivere. Amo il cinema, il teatro, la poesia. L’attore è uno che racconta storie. Gli piace affabulare e la voce, il corpo, la scrittura vanno tutte bene per farlo. A dire il vero in principio ci fu la poesia: alle elementari il maestro ci insegnava a leggere e a restituire a chi ascoltava il senso di quello che leggevamo, specialmente le poesie. Ed è stata proprio la voglia di recitare bene le poesie che mi ha portato a fare l’attore di teatro, inizialmente.

Ha recitato al fianco di grandi attori ed è stato diretto da registi importanti: come ricorda il suo debutto?

Il mio debutto lo ricordo benissimo e il film era l’Appuntamento con Renzo Montagnani e Barbara Bouchet. Il film si girava a Firenze nel 77 e il regista Biagetti cercava un ragazzo per interpretare il ruolo del figlio di Montagnani. Fu un grande giorno per me perchè non potrò mai dimenticare l’emozione che avevo dentro, nel momento in cui fu battuto il primo ciak sul mio primo piano. E poi c’era quel grande attore che era Montagnani, che incominciò subito a prendermi in giro. Mi conquistò con la sua umanità che ho scoperto molto dolente .Tra un ciak e l’altro, quasi per scusarsi di girare una commedia pecoreccia, recitava Shakespeare ed io pendevo dalle sue labbra, da quella voce che smetteva di essere “da commedia” per diventare immediatamente drammatica e sublime. Lo incontrai in seguito in un altro di quei film che lui faceva per pagare le spese che doveva sostenere per il figlio malato ” I Carabbinieri” di Francesco Massaro E mi trattò sempre come se fossi stato veramente suo figlio.

Ha fatto parte dei Giancattivi al loro inizio: erano gli anni in cui esplodeva il cabaret. Oggi si ride allo stesso modo?

L’esperienza con i Giancattivi, seppure breve, mi ha dato la possibilità di capire meglio la comicità e fi far venire a galla la comicità che io mi portavo dentro. Una comicità che mi è servita per fare tanti caratteri nella commedia. Ho la sensazione che il cabaret sia finito, perchè è finita una visione del mondo che il cabaret si portava dietro. Era una scuola, un modo di leggere la vita intorno a noi. Oggi esiste solo il cabaret televisivo, con tempi brevissimi e battute autoreferenziali o strumentali al miraggio dell’audience: questo ha abbassato notevolmente la qualità dei testi. Le battute facili e prevedibili abbondano. Lo dico papale papale: mi piace il comico che mi fa ridere, non quello che mi provoca una smorfia di disgusto. Ho anche la sensazione che questi cabarettisti televisivi non abbiano capito che i grandi maestri del cabaret o della comicità hanno tutti fatto una bella gavetta nei teatri, prima di approdare alla televisione.

E’ stato l’attore immancabile nei film di Francesco Nuti e Nanni Moretti l’ha voluta in molti dei suoi film: cosa si porta dentro di queste relazioni professionali?

Per Francesco provo una pietà infinita. Il destino è stato troppo crudele con questo fragile ragazzo che comunque è stato una stella del cinema italiano. Le sue commedie anche sconclusionate e imperfette sono nate tutte da un tenero spirito e da un ragazzo che voleva a suo modo raccontare la provincia italiana. Francesco Nuti ha raccontato nei suoi film una verità e questo è stato il segreto del suo successo. Per dieci anni è stato l’attore italiano che ha incassato più di tutti. Con me è stato generosissimo: io ero la sua spalla, ma ogni tanto mi concedeva battute da attore protagonista. Coloro che hanno cercato di prendere il posto che lui ha lasciato nel cinema italiano non ci sono per niente riusciti: la commedia sentimentale legata al sapore originale della provincia è molto difficile da fare. Il destino non ha voluto soltanto portarlo al declino artistico, ma ha voluto infierire su di lui privandolo della sua autonomia fisica e così non si fa. Nanni Moretti mi ha voluto molto bene e anche io gliene voglio. La mia adesione al suo cinema è stata soprattutto ideologica. Mi piaceva la sua novità, il suo sarcasmo, la voglia di operare un rovesciamento nella tradizione cinematografica italiana. Rovesciamento che Moretti ha realizzato pienamente: non c’è niente di meglio per capire l’Italia che guardarsi un film di Nanni. Lo dico con grande tranquillità e senza nessun intento polemico: ho fatto sempre dei piccoli ruoli nei film di Nanni e ho dentro di me una insoddisfazione che deriva dalla consapevolezza che avrei voluto dargli molto di più.

Lei è lucano di origine e sottolinea spesso che le sue origini sono contadine. Che ruolo hanno le sue radici lucane nel suo lavoro?

Nella vita di ognuno è molto importante sapere da chi si nasce: non si può dimenticare e non lo si deve ignorare. Non c’è nessun merito o demerito ad essere figli di contadini. Certamente quando si arriva ad una meta bisogna sempre considerare da dove si è partiti. A questo serve non dimenticare di chi si è figli. Quando sono partito per Firenze non sapevo parlare l’italiano. I miei primi monologhi sono tutti in dialetto lucano. Ho debuttato alla Pergola di Firenze con il mio monologo Tropico di Matera. Ho dovuto prima imparare a recitare in italiano e poi ho capito che la mia recitazione è molto più forte in dialetto: la lingua materna è sempre più forte nella recitazione. Le mie radici mi hanno dato quella giusta caparbietà, quel senso etico del dovere, dello studio, quella voglia di lavorare che solo nella mia famiglia avrei potuto imparare, solo dall’esempio di mio padre e di mia madre. Tuttavia non avrei potuto diventare un attore se fossi rimasto in Basilicata.

Di recente ha ricevuto un premio proprio nella sua Regione: il riconoscimento  alla sua carriera. Che impressione le ha fatto? Da Tropico di Matera a oggi cos’è cambiato?

La mia Regione ha voluto premiarmi con il prestigioso premio Cirigliano: nella motivazione si dice che sono” un attore colto e impegnato, un professionista di assoluta affidabilità, sempre sincero e altruista, ha raccontato e continua a raccontare la Basilicata di oggi con un pizzico di ironia, ingrediente che non manca alle persone intelligenti”. Bontà loro. Tuttavia, e non lo dico per celia, questi miei quaranta anni di carriera, mi sono serviti per imparare il mestiere. Ora sono pronto per lavorare veramente e sodo. Fino adesso, in più di 60 film, ho lavorato in ruoli minori che non sempre ho amato.

Ci sono progetti che la riguardano che hanno come punto di riferimento la Basilicata?

Mi piacerebbe tanto poter realizzare qualcosa in Basilicata,ma per fare il teatro ci vogliono i teatri e a parte Potenza non ci sono teatri in Basilicata (compresa Matera). Continuo a scrivere in dialetto. Ho fatto la riduzione del Ruzante di Angelo Beolco in dialetto e vorrei prima o poi farlo, ma in Basilicata sono abbacinati da mega produzioni per turisti estivi e non si fa nessun investimento per lasciare il segno del teatro anche quando i turisti se ne sono andati. C’è una film Commission, ma fa quello che può con un budget molto ridotto. Io credo che una seria politica di intervento culturale teatrale e cinematografico sia ben lungi dall’essere intrapresa in Basilicata.

Vive in Toscana: qui ha studiato, qui ha scritto il suo primo libro, qui ha mosso i primi passi sui palcoscenici: che rapporto ha con questa terra?

Tutta la mia formazione è avvenuta in Toscana: ho fatto il liceo classico e l’università a Firenze. Qui ho iniziato a lavorare  con il Teatro Incontro di Valerio Vannini a Rifredi, con il Teatro della Convenzione di Valerio Valoriani all’Affratellamento, con I Giancattivi. Qui ho conosciuto persone più o meno importanti che mi hanno fatto crescere. Sono felicissimo di avere coltivato la passione politica e di aver militato per anni nel Pci fino a quando non è diventato altro. Ho imparato molto da artisti come Luciano Caruso, Giuliano Ghelli e da amici che arricchiscono la mia vita continuamente. Qui ho incontrato la mia compagna, qui sono nati e cresciuti i miei figli. Qui ho scritto Volantini il mio primo romanzo di formazione, Il Caratterista Basilisco del Cinema Scaturchio un romanzo che racconta la parte oscura del mito, Garofani la mia prima silloge poetica. Questo è il mio posto. La Basilicata è la piccola patria dove rifugiarmi per non sentire “gli strepiti del mondo” per citare il poeta Albino Pierro.

Emilio Chiorazzo

Approfondimento: Intervista a un attore basilisco https://youtu.beOywwN6Ln_JI?list=PLCfnItRj9MB6ex5KfQIq5VuWceKpwLZk5

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