Il suo amore per Firenze è smisurato: ha scelto di viverci, ha deciso di raccontarne i segreti agli altri. Lo fa tutti i giorni, da vent’anni, come guida turistica e lo fa, da scrittrice, mettendo nelle pagine dei suoi libri – scritti con prosa passionale e rigore storico –  la conoscenza dell’arte, della storia del territorio e dei suoi personaggi.

Elisabeta Gavrilina è di origini georgiane. A Firenze, dove ha studiato, vive da trentacinque anni. Da pochi giorni, nelle librerie, è uscito il suo nuovo romanzo. E’ dedicato a Leonardo da Vinci. “ Ebbe nome Lionardo. Il Genio nato a Vinci” (Angelo Pontecorboli editore, Firenze) , traccia la figura del poliedrico artista vinciano, fin dai suoi primi anni di vita.

In precedenza, nel suo romanzo d’esordio aveva raccontato “La vera storia di Ginevra”. Un libro che narra fatti realmente accaduti nel 1504 con il quale Elisabeta ha partecipato a due concorsi e ha vinto la medaglia di bronzo alla trentunesima edizione del Premio Firenze e si è classificato quinto alla quinta edizione del Premio Montefiore.

Nel nuovo romanzo racconta Leonardo, genio inarrivabile, il più grande di tutti i tempi. Si domanda, nel suo percorso, come lo è diventato. Il romanzo svela le origini del suo ingegno poliedrico a cominciare dalla storia della nascita, tutt’altro che semplice. “Leonardo – racconta la scrittrice  _ è un bambino prodigio concepito, come dice lui stesso, dal grande amore e gran desiderio delle parti: l’amore impossibile tra un notaio ambizioso e una donna straordinaria con l’unico difetto di essere povera. Figlio illegittimo: una condizione che influenzerà tutta la sua vita”.

Perché ha scelto Firenze?

Non sono fiorentina, sono nata in Georgia. A Firenze ci abito. La amo. Faccio la guida turistica per lavoro. Ma soprattutto per passione. Mi dicono tutti che si sente quest’amore per Firenze e per tutto ciò che riguarda Firenze. E fin da quand’ero piccola ho avuto una passione anche per Leonardo da Vinci.

Cosa l’attira di più di Leonardo?

E’ un individuo allo stesso tempo semplice, raffinato e misterioso. Ma è  solo apparentemente semplice…

Lei racconta tutto questo in un romanzo: scritto con ironia, leggerezza ma anche tanto rigore storico.

Sì, è un romanzo molto documentato. L’ho scritto andando nei luoghi dove lui ha vissuto, guardandosi attorno, consultando documenti. L’ho studiato in maniera approfondita. Ma poi l’ho scritto con le regole proprie del romanzo. Si riconoscono i personaggi, le tipologie dei personaggi, ci si può riconoscere in loro.

Cosa l’ha incuriosita di più di Leonardo?

Il libro è dedicato alla storia della nascita e all’infanzia di Leonardo. Questo marchio di illegittimità se lo porterà per la vita. In molti documenti traspare il rapporto che Leonardo avrà con i genitori. E’ estremamente sentito.

C’è un luogo di Firenze che più degli altri parla di Leonardo?

A Firenze ci sono le residenze del padre di Leonardo, dove ha vissuto ma non ci sono testimonianze materiali che richiamano dei sentimenti. A Vinci sì, indubbiamente. C’è la via di Caterina. C’è la strada che porta da Vinci a San Pantaleo dove abitava la mamma. E’ stato ricostruito il percorso pedonale. Percorrendolo si respira ancora l’atmosfera antica, dei tempi di Leonardo.

E ci sono intorno a noi luoghi che hanno “plasmato” il genio nella sua adolescenza?

Il libro permette ai lettori di calarsi nelle atmosfere della quieta Vinci e della Firenze agli albori del Rinascimento. E’ un viaggio emozionante che riserva delle sorprese, quasi un pellegrinaggio in un passato molto più attuale di quanto si possa credere. Racconto il suo primo impatto con le opere d’arte, come le ha viste con gli occhi di un bambino.

Quali opere ha visto Leonardo, per rimanerne folgorato, da bambino?

L’arte antica nelle chiese. A Empoli avrà visto qualche robbiana, sicuramente la facciata della Collegiata. A Pistoia è stato di sicuro… Come a Pisa, dove avrà visto Masaccio. Non lo ipotizzo io ma i maggiori studiosi di Leonardo. Ho immaginato quel che ha pensato quando si è trovato in Piazza dei Miracoli che ancora non era piazza dei Miracoli. O quand’ha visto il Polittico del Masaccio. E poi è stato a Prato e a Firenze, dove ha avuto modo di vedere tanta arte.

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