Ricordate la moneta da cinquecento lire? Quella formata da due metalli, progenitrice – potremmo dire – delle monete da un euro e da due euro che utilizziamo oggi. E’ il frutto dell’ingegno di un lucano, Nicola Ielpo, nato a Rotondella, morto nel 2012 all’età di 76 anni e che, dal 5 marzo del 1979 al  21 novembre del 1999, è stato direttore della Zecca di Italia.

Pino Suriano

La sua figura è raccontata in un libro che raccoglie alcuni suoi scritti, documenti e fotografie della sua attività, oltre a una serie di interviste che ha curato il giornalista e docente Pino Suriano, presidente dell’Associazione Dante Alighieri di Matera che si occupa soprattutto di promozione culturale sul territorio.

Il volume “Il lucano che inventò le 500 lire”, edito dalla Edigrafema di Policoro, è stato presentato nelle scorse settimane a Roma e a Matera, per sottolineare la valenza europea del protagonista e a Rotondella, sua città natale. Con molta probabilità, il libro sarà presentato anche al prossimo Salone del libro di Torino.

Ielpo voleva raccontare i suoi viaggi nel mondo e aveva affidato al giornalista lucano l’incarico di rendere meno noiosa la sua scrittura che, lui stesso, riteneva tecnica e impersonale. E’ nato così un godibile volume che Pino Suriano ha curato lasciando, però, gli scritti di Ielpo, così come lui li aveva creati.

Chi era Nicola Ielpo, che in tanti, anche in Lucania, non conoscono?

Era un ingegnere meccanico che si ritrova ad andare a lavorare alla Zecca di Stato quasi senza volerlo. Non era la sua prima scelta. Lui avrebbe voluto andare all’estero. Ma nel 1966 vinse un concorso pubblico alla Zecca. Lì si trovò ad essere in rapporto lavorativo e professionale con direttori che erano di nomina politica. Lui era un tecnico, aveva conoscenze tecniche e soprattutto una grande voglia di cambiare quella situazione produttiva che gli sembrava inefficiente.

Ielpo (a sinistra) con Franco Baresi e Adriano Galliani del Milan calcio

Qual è il suo merito?

Quello di aver rimesso in sesto un’attività che in termini produttivi era un po’ in difficoltà. In quegli anni c’era stata la cosiddetta crisi degli spiccioli. Alcuni giornalisti, tra cui Paolo Guzzanti, avevano descritto la Zecca come un luogo non produttivo, dove addirittura gli operai diventavano sordi a forza di lavorare alle macchine. Grazie a Ielpo la Zecca diventa efficiente e veloce. Cos’era successo? Nicola Ielpo, nel frattempo, era diventato direttore ed aveva lavorato per trasformare la Zecca, l’aveva rinnovata, l’aveva fatta diventare più tecnologica, più veloce nella produzione, aveva eliminato gli sprechi. Questa trasformazione colpì molto un intellettuale tedesco che viene citato anche in un film di Nanni Moretti, “Caro diario”. Si tratta di Hans Magnus Enzemberger.

In che senso?

Enzemberg è ricordato da Moretti come l’intellettuale di riferimento di quelli che odiano la televisione. Uno straordinario linguista, studioso, scrittore, editore. Uno degli intellettuali più importanti d’Europa. Nel 1987 venne in Italia per fare un dossier di tanti pesi Europei. Erano già otto anni che Ielpo aveva assunto la direzione della Zecca. Nel nostro Paese Enzemberg era stato anni prima, proprio quando era in corso la crisi degli spiccioli. Si aspettava di trovare la stessa trascuratezza. Invece trovò una Zecca rinnovata, moderna, efficiente. Ed entrò in contatto con quest’uomo, che gli presentava i macchinari con un tale trasporto, come se li amasse. C’è un episodio molto indicativo, che riguarda proprio l’intellettuale tedesco che, parlando del nostro Paese, scrisse “Finché c’è gente come Ielpo, l’Italia non è perduta”.

Ed è durante quegli anni che brevetta la moneta bimetallica, antenata dei nostri euro di oggi.

E’ il 1982 quando brevettò la moneta da cinquecento lire bimetallica. Ci arrivò grazie a studi che aveva fatto lui insieme ai suoi collaboratori. L’obiettivo era ridurre il rischio di falsificazione. Però c’era il timore che i due metalli potessero distaccarsi. C’era un po’ di diffidenza intorno a questo brevetto. Invece lui scommise sui suoi studi ed ebbe ragione: non è mai accaduto alcun distacco.

C’è un’altra data importante nella vita e nella carriera di questo lucano.

Il 1991. Ielpo si fa promotore di un gruppo di lavoro che raccoglie i direttori di tutte le Zecche d’Europa. Lui diventa coordinatore di questo gruppo, nato per iniziare a ragionare su come agire nel caso fosse stata adottata una moneta unica. Si discuteva delle sue forme, delle composizioni e dei metalli da usare per la nuova moneta. Si parlava dei problemi di una gestione condivisa dieci anni prima dell’avvento dell’euro. Ielpo, in questo caso, è stato uno dei precursori dell’idea dell’euro. Come tecnico, ovviamente, non come politico.

Era uno che guardava avanti?

Avendo un ruolo anche da imprenditore, a capo della Zecca, aveva il compito di procurarsi commesse, cioè stipulare contratti con Paesi che avrebbero affidato alla Zecca italiana la produzione delle proprie monete. E, in questo settore, viene fuori tutta la sua capacità. Ielpo era un uomo taciturno. Parlava poco, ma era sicuro di sé e assai incisivo. E questa

Ielpo (a destra) con Franco Carraro

caratteristica spesso colpiva il suo interlocutore. Ad esempio, quando si trovava a combattere con la concorrenza di produttori più forti della Zecca italiana, lui riusciva sempre a far leva sull’aspetto artistico che il nostro Paese può vantare. Insomma, è stato un fautore del brand Italia. Ma ha avuto un ruolo importante anche per lo sviluppo di altri Paesi più poveri. Nello stipulare i contratti con questi, Ielpo dava sempre la possibilità di accogliere, nei laboratori della sua Zecca, incisori provenienti dal paese per il quale lavorava che così avevano la possibilità di frequentare la scuola italiana e imparare un’arte. Ielpo era molto generoso. Come dire, era uno che prima di dare la canna da pesca, insegnava a pescare.

Aveva un ruolo importante, frequentava i potenti del mondo, però era un personaggio che in Basilicata pochi ancora conoscono.

Perché era umile, una persona di basso profilo. Sul piano professionale era abituato ad avere contatti e rapporti con i potenti della Terra. Nel libro ci sono tanti racconti degli incontri con politici e rappresentanti delle monarchie del mondo. La sua forza era proprio la tranquillità, il suo stato d’animo sempre rilassato. C’è un’intervista a suo figlio che lo descrive così: “la sua forza non era nel potere ma nello stato della mente. La tranquillità era la sua forza…

Com’è arrivato a realizzare questo libro?

Prima di morire, Ielpo voleva scrivere un libro di racconti dei suoi viaggi. Aveva già preparato alcuni capitoli. L’avevo conosciuto qualche tempo prima, durante un dibattito che io moderavo e al quale lui presenziava. Mi colpì subito la sua empatia, era uno che non doveva dimostrare niente, nn era mai preoccupato dell’ostentazione. Un giorno mi telefonò. Mi disse: “La mia scrittura è tecnica, mi aiuti a rendere questi scritti più leggibili, con una prosa narrativa?”. Quell’attestato di fiducia mi mise un po’ in difficoltà. Accettai. Durante i nostri colloqui ho provato anche a spingerlo a raccontare più cose: “Don Nicola – gli dicevo – dobbiamo provare a fare più racconti, i suoi incontri con i potenti del mondo”. Lui invece puntava a raccontare la povertà che vedeva nei suoi viaggi. Era umile anche nella sua proiezione. Quando la Regione Basilicata ha accolto il progetto per valorizzare la sua figura, io ho scelto di pubblicare quegli scritti così come lui me li aveva mandati, corredando il resto con interviste a chi lo aveva conosciuto, ai familiari, agli amici”.

 

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