Un quadro può essere anche come una fotografia: raccontare luoghi, panorami, scorci. Ma dentro, spesso, c’è l’anima di chi lo dipinge. Ci sono i suoi sentimenti, i suoi pensieri, il suo umore. Traspaiono dai soggetti e anche dai colori. E’ questa la “cornice” alle opere di Maria Santarsiero, pittrice di Scanzano, che ha appena ottenuto importanti riconoscimenti e che si sta preparando per partecipare in autunno, alla Biennale di Catania, alla quale è stata invitata. Nei suoi quadri racconta quel che la sua anima le suggerisce: gli scorci che la circondano, le persone che ama e che ammira, le scene della sua quotidianità. Sulla tela trasferisce i suoi stati d’animo e i suoi sogni. Anche se uno, ancora, lo tiene nel cassetto. Magari chissà, per farlo diventare tema di una mostra personale che potrebbe arrivare a breve lungo il suo cammino professionale: “Vorrei realizzare una serie di autoritratti. Vorrei dipingere me stessa. Lo vorrei fare su tele enormi”.

Come nasce pittrice?

Io credo di essere nata già con il talento per il disegno. Ero piccolissima e già disegnavo. Ricordo che facevo disegni sulla carta del pane, quella che all’epoca si usava per incartare il pane. Me lo raccontava mio padre che un po’ era come me. In paese era arrivato un circo, l’ho disegnata: mio padre rimase colpito. A scuola mi facevano i complimenti. A quindici anni ho cominciato a fare sul serio, ma senza esperienza. Avrei dovuto studiare. Lo avrei voluto, ma non è stato possibile. Così ho allentato la presa: mi sono sposata, sono arrivati i figli. Ne ho tre. Ho dedicato tempo a loro. La pittura va coltivata. Quando si è con il pennello in mano non si devono avere altre preoccupazioni, non si può venire disturbati.

E quando ha deciso di ricominciare?

In realtà non ho mai smesso del tutto. Ma mi capitava di fare un quadro l’anno, non di più. Sono stata invitata a una mostra, ma non sono andata: ritenevo che i miei quadri vecchi non fossero all’altezza, li ho ritenuti brutti.  Ma la rinascita è avvenuta a settembre scorso.

Com’è avvenuta?

Maria Santarsiero e i suoi dipinti

Tutto parte da lontano, dal 2016. Avevo accompagnata mia figlia a un provino al Macro attrattore di Senise. Chiesi se dovevo stare lì ad aspettarla, ma il regista mi disse che avrei potuto provare anche io: sono entrata a far parte della grande produzione che, per tutta l’estate racconta le origini della Magna Grecia. Questo è il terzo anno. Ed è stata un’esperienza importantissima per me. Ero felice, da ragazzina, come tante, avevo sognato tutto questo. Ho conosciuto tanta gente, mi sono confrontata con loro, ho sconfitto la mia timidezza, stando ogni sera su un palco, davanti a duemila spettatori. Ho scoperto che era anche faticoso. Ma al regista alla fine ho detto che quella esperienza mi ha fatto ringiovanire di dieci anni. E’ lì che sono rinata.

Torniamo alla pittura, com’è arrivata a rimettersi davanti a una tela?

Ho declinato l’invito alla mostra ma ho partecipato, sempre su invito di un amico pittore, a un’estemporanea. C’ero come spettatrice. Eravamo un centinaio di persone, alla fine dell’esperienza c’è stata una riffa, una lotteria. Avevano dato anche a me un biglietto: risultò proprio quello vincente. In premio c’era un quadro. Mi sono sentita in colpa nel riceverlo. Era enorme, lo desideravano in tanti. Ma l’ho percepito come un segno. Così mi sono detta: riprendo a dipingere. I miei ormai figli sono grandi e autonomi.

Che tipo di pittura è la sua?

Maria Santarsiero con alcuni dei suoi lavori

Rispetto a prima, quando ho ripreso a settembre ho iniziato a dipingere con colori più vivi. Sono quadri solari. Mia figlia è nel frattempo si è trasferita a Torino, per seguire i suoi sogni. Eravamo in simbiosi, così mi sono detta: non voglio che adesso la depressione entri in casa mia. Ho ripreso a  dipingere per colmare quel vuoto. Quel filo che ci legava si è tagliato di netto, troppo veloce. Con un po’ di tempo ho capito che dovevo volermi bene, Dovevo cominciare a far vivere la passione repressa, cioè la pittura. Così ho ricominciato.   E così è cambiata anche la mia pittura, i colori, i soggetti. Uso l’acrilico, è una questione di carattere. L’acrilico, rispetto all’olio, asciuga prima. Si realizza un quadro in minor temo. E io quando ho un’idea voglio subito vederla realizzata.

A cosa si ispira?

A volte è solo istinto: sento la voglia di dipingere, prendo i colori, mi metto davanti a una tela e dipingo quel che l’anima mi suggerisce. E’ proprio questa sensazione che adesso mi rende fiera di non aver studiato. Chi studia è molto più schematico. Io mi sento libera di svariare. Da ragazza avrei voluto, ma i miei genitori si opposero. Sarei dovuta andar via da casa.

Di cosa parlano i suoi quadri?

“Osservando il Pollino” che ha vinto un premio al concorso “Antonello da Messina”

In tutti c’è una storia. Anche se a volta me ne rendo conto dopo. A volte, com’è accaduto per “Osservando il Pollino” che ha vinto un premio al concorso “Antonello da Messina” la storia sta addirittura a monte. Io avevo voglia di dipingere, ma non avevo tele. Ho chiesto a mio marito di comperarmene una. Passavano i giorni e lui non rientrava a casa con quel che mi occorreva. Non aveva tempo. A volte è una questione economica. Una mattina va a buttare l’immondizia e mi chiama da sotto: “affacciati”, mi disse. Lo vidi con un vecchio dipinto in mano. Era un quadro dozzinale, senza valore. Siccome sono credente ringraziai subito Dio per quel regalo. Mi sono messa a pulire la tela, ho iniziato a dipingere, ispirata dal Pollino e alla fine quel quadro ha vinto. Un altro segnale…

E Frida Kahlo cosa c’entra?

Frida Kahlo dipinta da Maria Santarsiero

E’ un personaggio che ho conosciuto da poco. L’estate scorsa. Era un’immagine e un nome che mi veniva sempre dietro. Mi sono innamorata della persona, della sua arte, di quello che è. C’è una sua frase che mi piace tantissimo: “Non far caso a me. Io vengo da un altro pianeta. Io ancora vedo orizzonti dove tu disegni confini…”. La sento molto vicina come personalità: forte e positiva nonostante quello che ha vissuto. Mi ci rivedo un po’. Una mia amica mi dice che quando vede le mie opere vede la stessa positività.

 

Le opere di Maria Santarsiero

 

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