Hanno racchiuso i sapori, i colori e gli odori della loro terra in un barattolo. E, grazie a quei prodotti sono diventati ambasciatori enogastronomici del sud dell’Italia a Rio de Janeiro Mirella Guida e suo marito, Giuseppe Alagia,che dal lunedì al venerdì fa il meccanico di elicotteri e nel fine settimana da sfogo alle sue qualità di chef. Un punto di riferimento per chi ama il buon cibo nella città carioca. O per chi, figlio di emigrati, vuole ricordare i sapori dell’infanzia, del cibo che preparavano i loro nonni. Nasce così, quasi per caso- e per colpa delle melanzane -, “Italia in barattolo”, impresa artigianale che la coppia di lucani ha messo in piedi a Rio de Janeiro, dov’è arrivata dopo esperienze lavorative a Potenza,a Satriano di Lucania e poi in Puglia. Il Brasile è diventata la loro nuova casa, una terra capace anche di riservare belle sorprese, come racconta Mirella: “Nel primo viaggio di Giuseppe in Brasile, l’ho portato ad una riunione nella sede della Associazione Lucana di Rio de Janeiro. Mia zia aveva detto a Giuseppe che ci sarebbe stato un altro ragazzo, era di Lauria ed era appena arrivato a Rio. Aveva deciso di visitare la sede dell’associazione dei Lucani proprio quel giorno. Era, Carmine Cassino, un carissimo amico di infanzia di Giuseppe. Quando si incontrarono non credevano ai loro occhi… Il mondo è davvero piccolo”. E’ Mirella a raccontarci le tappe della loro avventura brasiliana.

Da quanto tempo esiste Italia in Barattolo?

Esiste da quasi 4 anni. Mia mamma si era ammalata e non poteva più fare le melanzane sott’olio che erano un successo in famiglia. Giuseppe ha chiamato sua mamma e gli ha chiesto la ricetta che era praticamente identica. Tutta la famiglia è rimasta soddisfatta e gli amici che le hanno assaggiate ci hanno suggerito di vendere dei barattoli con le melanzane sott’olio. E così è nata Italia in Barattolo.

Cosa produce con il marchio Italia in Barattolo?

Abbiamo cominciato con le melanzane. Adesso abbiamo anche le zucchine, porri, jiló (un piccolo frutto amaro, della stessa famiglia delle melanzane), peperoni rossi arrostiti, sardella e sugo al basilico. Facciamo pure le serate italiane con un menu a base di bruschette, pasta e Tiramisù.

Il vostro mercato riguarda solo il Brasile?

Solo Rio de Janeiro per adesso. La nostra produzione è molto artigianale.

Com’è nata l’idea di raccontare l’Italia attraverso i prodotti gastronomici?

In verità ci piace raccontare il sud Italia, poco conosciuto dai turisti brasiliani. Nonostante ci siano tantissimi discendenti dalla Calabria e della Basilicata, quasi nessuno conosce queste regioni. Molti dicono di essere stati in Italia ma non hanno visitato nessuna città da Roma in giù. Un peccato andare in Italia e non cercare le loro origini… Poi, la gastronomia del sud è stupenda. Il nord può avere tanti pregi ma la culinaria del sud è, a nostro avviso, molto superiore.

Quali sono le vostre origini lucane?

Giuseppe è nato a Lauria. Mia mamma è nata a Potenza ma la famiglia è originaria di Castelluccio Inferiore. E noi ci siamo conosciuti a Potenza.

Che legami avete con l’Italia e con la vostra regione d’origine?

Fortissimi. I genitori di Giuseppe, la nonna, gli amici… Sono tutti in Italia. Abbiamo vissuto a Potenza per 2 anni e poi a Satriano di Lucania per altri due, prima di spostarci in Puglia. Siamo fieri dalle nostre origini e lo facciamo vedere nel nostro lavoro. Quando abbiamo ricevuto l’invito dello Istituto Italiano di Cultura Di Rio de Janeiro per organizzare un workshop di antipasti italiani, siamo rimasti davvero onorati. L’evento fu un successo e adesso faremmo la seconda edizione. E il giorno 21 luglio faremmo un bel pranzo alla sede della Federazione Lucana in Brasile, affianco al consolato italiano. Una bellissima occasione per riunire la famiglia, gli amici e tanti emigrati dalla nostra terra.

In Italia tornate spesso?

Purtroppo no. Manca tempo e la conversione euro -reais non aiuta.

C’è una parola del dialetto che usa o ricorda spesso?

Tante! Ma c’è un detto che Giuseppe ripete sempre:  Cu si fa’ li fatti sui camp’ cint’anni.

 

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