La voce come strumento per provocare emozioni. La musica come un ponte capace di collegare il classico al popolare, il presente al passato, le sue radici metà lucane e metà argentine. Le due cose insieme per raccontare storie di donne, temi sociali, di lotta e di sofferenza, battaglie intraprese per trasformare la società. Per Donatella Alamprese il tango è questo. Lo è per il modo con cui c’è arrivata, partendo dagli studi classici fino ad essere insignita, unica italiana,  “Perla del tango” in Argentina. La sua voce è subito apprezzata da un genio come Saul Cosentino, erede di Astor Piazzolla, che le chiede di interpretare i suoi tanghi. La sua musica smuove l’anima delle poetesse argentine che a lei affidato i suoi versi.

Nata a Potenza, da circa trent’anni vive in Toscana. Ma con la sua regione ha – come lei stessa sottolinea – un rapporto “di pancia”. Fatto di musica e emozioni. Tra pochi giorni – il 7 agosto – le sarà assegnato il premio Torre d’Argento a Cirigliano. Un riconoscimento ai lucani eccellenti. E Donatella rappresenta un’eccellenza della nostra musica. Il suo percorso artistico è nel segno della qualità: scelte che hanno ricevuto l’attenzione di pubblico e critica in ogni angolo del mondo, dov’è apprezzata e richiesta. A ottobre tornerà a esibirsi alla Cumbre Mundial del Tango una manifestazione di richiamo internazionale. In Giappone è apprezzatissima e richiestissima:  nel 2008 si fa conoscere come testimonial del lancio sul mercato asiatico della Fiat Cinquecento. L’anno dopo la invitano e il suo concerto è un grande successo. Ci torna tre volte.

Il suo è un percorso musicale di nicchia?

E’ un percorso fatto di scelte nel segno della qualità: questo fa la differenza nel lavoro. C’è una risposta positiva della gente che viene ai nostri spettacoli e i teatri mi richiamano perché si riempiono. Ritengo il mio un successo guadagnato sul campo, senza compromessi e basato su scelte personali, non condizionate o telecomandate da qualcuno.

Però, spesso, inseguire la qualità costringe a delle rinunce.

Certo che si rinuncia a qualcosa: se ti propongono cose spettacolari ma che non rispondono alle tue esigenze animiche, non le accetti. Lavoro molto su questo. Ho deciso di fare musica dopo una serie di eventi, alcuni anche non piacevoli, della mia vita. Dentro di me so che devo dare agli altri un input emotivo, una vibrazione a livello dell’anima. Lo sento come un dovere.

L’emozione è una costante del suo lavoro. Ma non è l’unica: anche i contenuti sono importanti.

Nei miei spettacoli declino molto il contenuto al femminile, interessandomi di interpreti e autrici di una certa caratura, che hanno dietro una vita particolare, che fanno dell’arte non solo un virtuosismo tecnico ma comunicano emozioni a chi le ascolta. Ho letto le biografie di autrici francesi ma anche sudamericane. Soprattutto di Alfonsina Storni e Violeta Parra.

Tutto è iniziato con Alda Merini…

Quello dedicato alla Merini è stato il mio primo lavoro teatrale. Era il 2004. Portai l’idea al gruppo di scrittura di Dacia Maraini e poco dopo diventò uno spettacolo.

Poi è venuto fuori il tango: com’è iniziata questa avventura?

E’ nata in un modo particolare: ho una formazione classica, lirica, ho studiato con vari maestri ma sempre con un occhio e una voglia alla curiosità, alla trasgressione. Ho cercato di fare della voce un ponte tra il classico e il popolare, sullo stile di Cathy Berberian che, pur essendo soprano come me, ha cercato una strada fuori dalle rigidità per rendere la musica più accessibile e popolare.

Quindi approda alla conoscenza del tango.

Il tango è venuto fuori dopo la morte di mio padre. Mio nonno era un emigrato. Era partito da Ripacandida, nel Vulture potentino. In Argentina si sposa,  mio padre vive lì per un periodo della sua vita. Torna in Italia e sposa mia madre. Da bambina lo ascoltavo cantare, aveva una voce bella, suonava il piano e il mandolino. Era un personaggio, somigliava a Rodolfo Valentino. Ero affascinata. Voleva che parlassi lo spagnolo. Come spesso accade ho fatto altre scelte: mi sono laureata in lingue e letterature straniere all’Orientale di Napoli, ho studiato lingue slave, non lo spagnolo, anche se adesso lo parlo. A un certo punto anche mio nonno, da anziano, torna in Italia. Vive per un po’ a casa nostra. Mia nonna parlava solo il castigliano.

E’ qui che è esplosa la passione per il tango?

Questi ricordi sono forti dentro di me. Non avrei mai pensato che avessero lasciato una traccia indelebile. Mio padre è morto dopo una lunga malattia, non piacevole, mia mamma s’è ammalata, ci sono stati momenti di grande sofferenza nella mia esistenza che mi hanno portato a ritrovare, dentro di me, una radice che sotto sotto c’era. Forse è stato tutto casuale, ma non lo credo: incontrai Marco Giacomini, grande musicista, è l’arrangiatore delle cose che facciamo. Io proponevo cose del Novecento, cantavo Weill. Marco mi fece ascoltare dei tanghi. Erano gli stessi che mio padre cantava a mia madre. Per me è stato come se quella musica mi avvicinasse a mio padre, con il quale c’erano stati anche degli scontri. Ad esempio non ho potuto fare la musicista da subito. Lui voleva che mi laureassi L’ho fatto, al meglio e in breve tempo: 110 e lode, la tesi pubblicata. A quel punto, era il 2002, il tango è entrato come riequilibratore e rappacificatore di quella sofferenza che c’era stata anche durante il percorso della sua malattia. Forse tutto questo covava dentro ed aspettava solo di uscire. Quella musica mi ha ricordato le radici, mi ha portato all’infanzia e mi ha dato la possibilità di recuperare e comprendere quella parte che mio padre mi voleva far comprendere e che io non avevo mai voluto.

Non dev’essere stato facile, all’inizio.

Quando ho cominciato a cantare il tango era la prima in Italia, forse l’unica. Ho fatto degli spettacoli quando nessuno ne faceva. Ho fatto studi e ricerche, ho cercato una vocalità particolare. Il tango è un modo di cantare diverso, ha un fraseggio particolare.

E quando ha capito che quella era la strada da percorrere?

Vedendo delle mie esibizioni sul web, un giorno mi ha contattato uno dei più grandi autori viventi di tango, Saul Cosentino, che tutti ritengono l’erede di Astor Piazzolla. Non sapevo che fosse lui… Mi scrisse: ho visto delle sue cose, mi fa piacere se volesse cantare delle mie composizioni. Risposi certo, volentieri. Mi mandò le partiture, lessi nome e timbro, rimasi di stucco. Lui poi è venuto anche a trovarmi a casa: nel 2012 era a Roma dove venivano eseguite alcune sue composizioni. E’ nato questo rapporto, ho cominciato a lavorare sui suoi brani. Nel 2012 sono stata chiamata in Argentina, all’Accademia Portena del Lunfardo, un luogo storico, durante il ciclo di Claudio Antonio Duran, con la poetessa Marta Pizzo, mi hanno assegnato il riconoscimento di “Perla del tango”.  Un onore.

Il suo legame con l’Argentina non finisce qui.

No, ci sono tornata nel 2015. Ho rappresentato Firenze e l’Italia alla Cumbre del tango, diretta da Horacio Rebora: ero l’unica europea sulle tavole del Coliseo, un teatro da tremila persone. Insieme a Marco Giacomini ci esibimmo, voce e chitarra. E’ stato un successo. Così sono stata richiamata. Il prossimo ottobre andrò a rappresentare Firenze, ma anche Potenza, che sono le mie radici. La Cumbre stavolta si svolgera’ in Spagna nella magica citta’ di Melilla. Mi esibiro’ con Marco Giacomini nel bellissimo teatro Kursaal. Essere stata invitata per la seconda volta è straordinario perché è praticamente impossibile.

Un altro segnale che il suo lavoro viene apprezzato.

Lavoro con il tango in maniera particolare: il mio è un tango diverso. Lavoro con poetesse argentine, musico le loro poesie. Marta Pizzo, è al secondo libro che pubblica con le mie musiche. Lavoro su un tango vero, le donne lo usano come mezzo di protesta, come mezzo di trasformazione sociale. Esiste il tango che si balla ma c’è anche un tango d’ascolto, che ha rivoluzionato il modello classico negli anni Settanta con Piazzolla.

Le sue esibizioni sono state apprezzate anche in Giappone.

Ci sono stata tre volte, l’ultima per rappresentare Firenze, su invito dell’Istituto di cultura, per il cinquantesimo anniversario del gemellaggio Kyoto-Firenze: quindici date tra Osaka, Kyoto e Tokyo. In precedenza c’ero stata nel 2008 e nel 2009. Fu un successo: ci esibimmo in una sala da 1200 posti. Il teatro era gremito, in settecento rimasero fuori. Molti mi avevano sentito l’anno prima, nel 2008. Tornarono, mi portarono dei regali. Proposi un repertorio in tante lingue: Armenia, Francia Italia, Arzebaijan. Nel 2012 mi sono esibita anche all’Istituto di cultura di Santiago del Cile e in vari teatri della città.

Il 7 agosto riceverà il premio Torre d’Argento a Cirigliano, nella sua Basilicata.

Sono molto contenta. Per me è un dono. Mi  fa tanto piacere: ci sono sacrifici, lavoro e passione dietro il mio lavoro e se viene riconosciuto è bello. Soprattutto se il riconoscimento arriva dalla mia terra. Con la Basilicata ho un rapporto sanguigno, di pancia. Sono andata via, ho studiato fuori. Dopo tanti anni sono tornata nel teatro della mia città dove mio padre mi portava a sentire le opere. Era il 2009, al teatro Stabile: mi sono esibita con un quintetto. Che emozione… Fu bellissimo. Ci sono tornata altre volte, facendo uno spettacolo per il Telefono Donna, cose legate al sociale e poi rassegne per Basilicart. Ho sempre sentito l’affetto della gente pur mancando da molti anni. Ho fatto concerti anche  a Marconia, alla Siritide d’estate di Policoro. Ho ricevuto le chiavi della città dal sindaco di Potenza, nel 2009. E’ il risultato dell’amore che viene dal pubblico, che ringrazio Se non avessi chi mi segue, anche con il passaparola, non sarebbe possibile divulgare quel che si fa. Credo molto in questo: sulle relazioni e le sinergie si costruiscono i progetti. In Italia non c’è questa concezione. In Argentina, invece, è molto diffusa. Le cantanti argentine che io ascoltavo quando ho intrapreso questa strada, ora sono mie amiche, ci frequentiamo, ci scambiamo esperienze.

Progetti futuri?

Quelli immediati riguardano le vacanze, il riposo. Mi preparo per l’autunno che sarà pieno di impegni: da settembre riprendo con il teatro; come ogni stagione, avrò anche per il prossimo anno un paio di impegni in cartellone al teatro Cestello di Firenze. Farò uno spettacolo all’istituto tedesco di Firenze e in autunno canterò a Roma. E poi… mi preparerò per tornare a ottobre a esibirmi a La Cumbre.

 

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