Parli con lui ed hai la sensazione che, per un posto come Potenza, sia un po’ fuori luogo. O forse, provi a dartene una spiegazione, ci sta dentro meglio di altri. Di sicuro, lui, di questa terra è capace di raccontartene – con le sue passioni – la bellezza. Luca Lancieri ama la letteratura, il cinema, la musica ma, soprattutto la fotografia. Che, alla fine di tanti percorsi (“fallimenti”, li chiama ) è diventato un mestiere. O, semplicemente, tornando al pensiero originale di questo ritratto, la fotografia rappresenta una via di fuga e di contatto col resto del mondo. “Ho provato ad andare via da qui. E ci sono anche riuscito, poi sono tornato… Che razza di genio!!!”. Ama l’ironia. Lo si capisce appena ci si avventura a leggere il suo blog. Racconta che adora il punto e virgola (“Perché non è definitivo, lascia spazio al pensiero) e che la sua vita è seminata di fallimenti (“un matrimonio che va male è un fallimento, un’attività imprenditoriale che non decolla, è un altro fallimento”.)

Luca aveva un negozio di profumi (“di nicchia” sottolinea). Vendeva gemelli, cravatte e pigiami per uomo. “Sa qual è la fregatura? Che nel mio negozio non è mai entrato un cliente come me che, quando in giro per il mondo ne vedevo uno simile, mi ci fiondavo e compravo anche sei o sette profumi. Il problema è che io l’ho gestito a Potenza, mica a New York…”.

Da Potenza era andato via. Ma è tornato nella sua terra. E si è messo a fare qualcosa per la sua terra.

Dal 2013 ogni anno organizzo a Maratea un incontro per fotografi, soprattutto stranieri. E’ nato come una sfida, su Google+, non proprio una delle piattaforme più seguite. Pubblicavo le mie foto e qualche post in inglese: sono arrivato ad avere più di trentamila followers. Così mi sono detto. Vediamo quanti riesco a coinvolgerne in maniera diretta. Ho organizzato un fotowalk in Basilicata, a Maratea. Ho divulgato gli inviti. Risultato? Il primo anno è venuta una sola straniera, il secondo anno cinque. L’ultima edizione eravamo in trenta… Faccio tutto senza avere un contributo. Ormai è una litania che ho imparato a memoria… “Non ci sono soldi” è la risposta. A dire il vero l’Apt, l’azienda del turismo, mi ha aiutato in questi cinque anni con l’ospitalità. Sapesse quante volte devo prendere a male parole gli amministratori per superare ostacoli che spesso sono davvero banali. Ma io ne conosco tante di parolacce.

Al punto che ci ha infarcito anche uno dei suoi primi libri: come nasce Luca Lancieri scrittore?

Per passione. Amo leggere, sono uno che i libri li compra. Per un po’ di tempo ho fatto anche delle piccole recensioni, sulla piattaforma Anobii. Le facevo come una specie di tweet. Lo confesso, anche di libri non letti. Ricevevo commenti, prima sui social, poi via mail. Erano tante. Siccome sono educato, ho provato a rispondere a tutti. Ma ci voleva tanto tempo. Troppo. Così ho smesso. Ma ho iniziato a scrivere racconti sul mio blog. Molti mi hanno spinto a provare. L’ho fatto: ho scritto un romanzo, “E che ve lo dico a fare”, ha avuto una piccola tiratura ma almeno a Potenza credo l’abbiano letto tutti.

Non è stato l’unico libro.

No, dopo ho pubblicato la raccolta di racconti che scrivevo sul mio blog. Ne scrivevo uno ogni due o tre giorni. E poi un libro accompagnato da foto: senza sesso, senza parolacce ma con tante fotografie. Il più garbato, quello che mi piace di più

Così nasce Luca Lancieri fotografo.

Era una delle mie passioni. Dal 2014 è diventata una professione. Forse ho imparato da uno zio che, per hobby, fotografava. Forse è per il fatto che io, dalla nascita, ho solo un occhio: quello destro è una protesi, è di plastica. E, come la macchina fotografica, che ha un solo obiettivo, anche la mia visione del mondo è monoculare.

Cos’è la bellezza?

E’ tutto ciò che mi fa andare avanti. La bellezza è ovunque: non so se la mia visione monoculare possa aiutarmi a scovarla nelle foto. Nella scelta degli obiettivi, ad esempio, preferisco l’85. Non mi piace il grandangolo, spazia troppo. L’ottantacinque restringe, ti aiuta a focalizzare l’attenzione su un particolare. Così anche una molletta di legno in un giorno di nebbia ha un suo significato. Siamo circondati da meraviglie che non sappiamo più valorizzare. Forse andiamo di fretta, rincorriamo tutto.

Frutto del tempo che viviamo, fatto più di social che di relazioni umane. Anche se, nel suo caso, i social una mano la danno…

Su Google ho numeri imbarazzanti di visualizzazioni. Non è solo merito mio. Ogni fotografo pubblica le foto, vengono condivise. D’altra parte Maratea, da dove è partito il progetto, è un posto paradisiaco, dove gli alberi tendono all’acqua, sono piegati verso il mare. Da un anno e mezzo sono presente anche su Facebook. In una settimana tutti quelli di Google+ si sono spostati su face book. Lo scorso anno abbiamo pubblicato anche un libro sull’esperienza del fotowalk. Per quest’anno non avendo soldi, abbiamo fatto slittare la conclusione del percorso fino al 2019, l’anno di Matera capitale della cultura. Abbiamo fatto ritratti in studio per una settimana, ritorneremo all’inizio di ottobre a Maratea. Intanto sto girando la Basilicata con le modelle e facciamo ritratti ambientati: siamo già stati a San Fele, sul Basento e ovviamente andremo a Matera, a Pietragalla, a Pietrapertosa e a Castelmezzano. Il progetto si chiama The Beauties In The Beauty. . Perché uso l’inglese? Per parlare al mondo. Inutile avere tremila amici di Potenza: se voglio li chiamo e vado a prendere il caffè con ognuno di loro. Invece ho amici in Australia, in America e in Giappone, questo è bello: le foto sono dignitose, fatte come una volta senza ritocchi. Sapere che in ogni angolo del mondo c’è chi mi segue, mi contatta, commenta quegli scatti mi riempie di soddisfazione.

La fotogallery:

 

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