“Quando ero piccola mia madre, nonostante lavorasse come sarta, riusciva ogni giorno a preparare la pasta fatta in casa. A quel tempo io non l’apprezzavo e mi rifiutavo di aiutarla per imparare, nonostante le sue continue sollecitazioni a farlo. Poiché non volevo aiutarla lei mi ripeteva in continuazione: “Devi imparare a fare la pasta fatta in casa se vuoi trovare marito”. Io le rispondevo che preferivo restare “zitella””.

A dispetto di tutto Lucia Antenori non solo ha trovato marito, ma ha anche imparato l’arte della pasta fatta in casa. E adesso è “ambasciatrice” della cucina lucana. Originaria di Venosa, vive in Toscana da diciannove anni, ed è una foodblogger affermata. Divulga attraverso il web (“Quella lucina nella cucina” è il nome del suo blog – https://www.quellalucinanellacucina.it/) le ricette della sua regione. “Le stesse che faccio in casa, per mio marito e mio figlio”.

Lucia sarà la rappresentante, per la Basilicata, al Festival nazionale dei primi piatti d’Italia che si terrà a Foligno a fine mese, dal 27 al 30 settembre.

Come nasce la passione per la cucina delle proprie origini?

Devo subito confessare una cosa: nonostante mia madre fosse una brava cuoca io non apprezzavo la cucina lucana. Già da allora l’arte culinaria mi affascinava molto, ma ero curiosa di scoprire il sapore di piatti che non appartenevano alla mia tradizione. Andavo alla ricerca di nuovi sapori e benché piccola mi capitava qualche volta di cucinare solo per me piatti non lucani utilizzando pasta industriale. Cercavo le ricette sulle riviste e le realizzavo con grande soddisfazione.Quando sono arrivata in Toscana, un po’ per nostalgia, un po’ per curiosità ho iniziato a preparare i piatti della mia infanzia, ricercando sapori e profumi di un tempo.Ogni volta che torno a casa da mia madre in Basilicata le faccio mille domande sulle ricette che lei con amore ci preparava, e su quelle antiche legate alla sua infanzia, soprattutto su quelle che rischiano di essere dimenticate. Ricette legate alla povertà quando la carne ed il pesce erano un lusso.

Ad esempio?

La pasta con il sugo di finta seppia, chiamata la secc’ gabb’t, cioè la seppia gabbata. Di questo piatto non ho memoria, l’ho scoperto dai racconti di mia madre.

Come nasce il blog?

Il mio blog nasce per caso. Appassionata da sempre di cucina scrivevo su un forum, successivamente ho iniziato a scrivere ricette sul mio profilo social. Una mia conoscente mi ha detto: “Devi aprire un blog”. Io ero un po’ scettica, ma qualche giorno dopo è tornata alla carica, ha scelto lei il nome del blog, mi ha praticamente aperto e sistemato la parte tecnica ed io avrei dovuto solo inserire le ricette. Ho cominciato così. Inizialmente scrivevo solo ricette relative alle intolleranze ed allergie alimentari, mio marito è allergico alle uova, quindi realizzavo piatti che avrebbe potuto mangiare anche lui. Poi è venuto naturale scrivere ricette lucane poiché molte sono collegate alla intolleranza alle uova.  L’impasto della pasta fatta in casa, per esempio, è senza uova, solo semola ed acqua. Alcuni dolci come ad esempio i calzoncelli fritti di Natale, i pizzicannelli, le scartellate non contengono allergeni come uova e latte.Le ricette che scrivo, quindi, sono quelle che io regolarmente preparo e la domenica la pasta fatta in casa è diventata ormai un “must”. Oltre ad essere buona, prepararla mi rilassa dopo una settimana frenetica.

Cosa fa nella vita?

Insegno. Sono laureata in lingue ma da sempre ho insegnato nella scuola primaria. Insieme ad una mia collega abbiamo ideato un laboratorio di cucina. Ho portato, così, la mia passione anche lì. Si chiama “numeri in cucina”.  Ai bambini piace, si divertono e neppure si rendono conto che, cucinando, imparano la matematica e le scienze.

Qual è il piatto che ama di più della sua terra?

E’ una domanda difficile perché ora, da adulta, per ironia della sorte, amo la maggior parte dei piatti della mia tradizione, ma se devo proprio scegliere direi che è il pancotto con le cime di rapa.

Chi segue il suo blog quali ricette ama?

La maggior parte delle persone che nel mio blog cercano le ricette lucane sono interessate a quelle che riguardano i lampascioni, oppure alle ricette dei dolci tradizionali. E poi, ovviamente ai peperoni cruschi, ingrediente di base della maggior parte dei piatti salati, dai primi ai secondi e alle ciambotte.

Cos’è l’iniziativa “I primi d’Italia”?

Una iniziativa che va avanti da diverse edizioni. Quest’anno è la ventesima e per l’occasione sono state coinvolte 20 foodblogger, ciascuna proveniente da una regione. Le foodblogger sono state selezionate dall’Associazione Italiana Foodblogger. La cosa mi fa molto piacere e mi investe anche di responsabilità, perché sono chiamata a rappresentare la Basilicata.

Con quale piatto?

Ho scelto una ricetta che conosco bene, perché la preparo per mio marito e mio figlio. Ed è un piatto venosino, della mia terra: la pasta al torchio, o troccoli, come si chiamano in altri paesi della Basilicata, ai fagioli e peperoni cruschi. Ho previsto anche due varianti, perché, in altre zone della nostra regione, si fanno in maniera leggermente diversa. Ad esempio, nell’uso dell’aglio. Nella zona del Vulture, da dove provengo, non tutti lo usano. E un’altra variante riguarda il tipo di pasta: le lagane, che sono più conosciute, al posto della pasta al torchio.

E tra i cibi toscani, qual è quello che le ha conquistato il palato?

Diversi. Devo dire che molte pietanze mi ricordano la mia terra. Con alcune varianti sono piatti che appartengono anche alle mie origini lucane.

Cioè?

La panzanella, ad esempio, non è altro che la nostra acqua sale, con la differenza che il nostro pane poiché salato rispetto a quello toscano, rimane a tocchetti anziché sfaldarsi. E poi la pappa al pomodoro. Dalle mie parti si fa un pancotto con pomodoro e peperoni che me la ricorda tantissimo.

 

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