Dare vita a un libro è come compiere una magia: costruire le vite dei personaggi, i loro caratteri, la loro psicologia. Quasi un esercizio professionale per Caterina Ambrosecchia, insegnante di psicologia all’istituto “Morra” ma, soprattutto, scrittrice. O meglio, come dice lei, è un importante gioco di ruolo che può anche aiutare a “curare” l’anima. Il suo libro, il primo romanzo, “La donna giusta” (I Cardi, Gelsorosso editore), è stato presentato in anteprima al Salone del libro di Torino della passata edizione. E, in tutto quest’anno, ha conquistato lettori in ogni angolo d’Italia. In autunno l’autrice sarà ospite della libreria Mondadori Bookstore di via D’Azeglio di Bologna;  della libreria I libri di Elena di Cesena e della libreria Piccoli Labirinti di Parma. All’inizio del nuovo anno in Puglia, a Bitonto. Ma prima di Natale uscirà il suo secondo romanzo. “L’ho appena terminato _ racconta _ ci ho lavorato questa estate, entro la fine dell’anno sarà pubblicato”.

Caterina è di Matera. “ E qui vivo _ spiega _ insegno psicologia all’istituto professionale Morra. Sono appula-lucana: mio padre è barese, la mia terra è questa”

Nel suo romanzo, tratto da una storia vera, c’è quindi il Sud.

Racconto una storia del nostro sud. Tratto da una storia vera. Non ho dato delle coordinate geografiche, credo che alcune storie siano universali se si tratta di sentimenti, amori, emozioni, mancanze: la situazione geografica è marginale, ma il Sud c’è. Il romanzo ha un duplice piano temporale, quello contemporaneo e quello degli anni Cinquanta. C’è un pezzo di storia nella quale si intravedono tante caratteristiche del nostro sud. Un sud esistenziale, più che geografico. La nostra cultura, specie dei paesi, al di là del tempo era simile ovunque. Donne e giovani costrette a determinate scelte e una condizione femminile problematiche.

Quindi è un libro al femminile?

Le protagoniste sono tre donne, rappresentano tre generazioni: nonna, mamma e figlia, che rappresentano presente passato e futuro.

C’è qualcosa che resta immutato nonostante il tempo che passa?

La mentalità, dura a morire, specie nelle dinamiche familiari, in alcune costrizioni, nei convincimenti. Anche se, per motivi anagrafici, quel passato non l’ho vissuto e non mi appartiene, ritrovo alcune situazioni ancora attuali. Oggi c’è più scelta, più possibilità di auto affermarsi, di affrancarsi da quello che una famiglia vuole. Ma nelle dinamiche più strette della famiglia ritrovo assenze, pressioni, aspettative. Per il mio percorso culturale e professionale, vedo che la stragrande maggioranza dei problemi che ci sono dietro i giovani, hanno radici nella famiglia. Questo rende il libro attuale. La storia racconta di un passato che non c’è più, sebbene alcuni elementi siano mantenuti anche oggi: è universale in questo, in maniera diversa e in altre spoglie, ciò che ci condiziona è lì. I rapporti, le relazioni, i non detto, i segreti.

Il suo libro racconta proprio di un segreto.

Sì. La più giovane delle tre protagoniste, dopo la morte della nonna torna al paese natio e comincia a scoprire una realtà che non conosce: una verità sulla propria famiglia. Scoprendo il segreto della nonna scopre se stessa, trova una diversa dimensione della propria vita e della propria identità. Il lettore tutto questo lo scopre insieme alla nipote, fino all’ultima pagina.

Chi è o cos’è “La donna giusta”.

Intanto non parlerei di donna, ma di persona “giusta”: è quella che fa pace con se stessa. Nella storia c’è la ricerca della propria identità da parte della più giovane protagonista. Ma allargherei il discorso chiedendomi: essere giusti per chi, per che cosa? Credo fondamentalmente per se stessi, quando ti senti a proprio agio, al posto giusto, quando hai fatto pace con un po’ di fantasmi che ognuno di noi si porta dietro. C’è una citazione di Michel de Montaigne che utilizzo all’inizio del libro, mi ha colpito molto e fa parte del mio modo di essere: “È una perfezione assoluta, e quasi divina, saper godere lealmente del proprio essere”. Quando siamo perfettibili per noi stessi, quando non ci accontentiamo ma cerchiamo di essere soddisfatti, anche di piccole cose, la grande insoddisfazione del nostro vivere, diventa un sintomo. Molte persone non sono in grado di scoprire perché si sentono in ansia, si sentono un malessere e ne hanno paura. La persona giusta è quella capace di guardarsi dentro e scopre cosa significhi essere sereni.

Come nasce scrittrice?

Mi piace scrivere, lo faccio da sempre. Mi piace raccontare. Scrivo le idee che frullano per la testa. Ho tanti quaderni di quand’ero piccola, zeppi di storie scritte da me. E’ una passione che mi ha accompagnato negli anni. Mi è servita, anche: si può guarire di scrittura come di lettura. Sono entrambe attività che ti risanano e danno una visione diversa della vita. Da giovane ho pubblicato una collezione di aforismi. Ero molto innamorata dell’aforisma. E brevi racconti. Poi mi sono imbattuta in un saggio su un’altra mia passione, il calcio. L’ho trattato in modo antropologico, scherzoso e ironico. Ho fatto un parallelo tra la squadra di calcio e la classe: il professore mister, gli alunni il gruppo-squadra. Mi piaceva questa chiave.

Poi è arrivato il primo romanzo…

Mi hanno raccontato una storia Me l’hanno regalata. Da questa vicenda, il cui racconto è avvenuto in più puntate, mi è venuta la voglia di scrivere. Ho inventato personaggi, intrecci, persone. Mi piaceva l’idea di farli vivere, che avessero una loro autonomia, una loro personalità. E’ la cosa che mi piace di più quando scrivo: entrare nelle vesti del personaggio, facendolo vivere, cercando la loro mentalità, il punto di vista di ognuno. Non è stato facile, per una questione anagrafica. Ma per gli anni della protagonista più anziana ho fatto riferimento ai racconti ascoltati da mia madre e mia nonna. Mia mamma è stata una delle prime materane a laurearsi in città. Era vista come una extraterrestre. Nella cultura e nella mentalità del tempo non era previsto che si potesse rimandare il matrimonio, rinviare il fatto di essere madre, per studiare, centrare un obiettivo personale. Ho fatto una full immersion in questa epoca. E’ stato bello. Anche quando i personaggi erano distanti dal mio modo di essere e di agire come le mamme manipolatrici, le donne pettegole: è stato bello farle diventare reali. Per essere credibili bisogna introiettarle o diventare un po’ loro. E’ un gioco di ruolo importante.

Anche il prossimo romanzo prenderà corpo da una storia vera?

No, tutto frutto della fantasia. Sarà ancora  una storia di donne, le conosco meglio, si fanno conoscere meglio. Quattro donne che intraprendono un viaggio in Grecia. E il viaggio spensierato si rivela tutt’altra cosa. Un romanzo che non t’aspetti. Le storie vengono fuori con il loro vissuto a volte drammatico, altre inaspettato. Le vicende si intrecciano ancora in un piano temporale diverso. La storia si sviluppa tra gli anni Novanta e l’attualità. Di vero c’è il mio sconfinato amore per la Grecia.

 

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