“Per quattro mesi mi ha scritto, ci siamo scambiate idee, complimenti e opinioni sui social. Ci siamo anche sentite al telefono. Poi, è stata uccisa dal marito. E io ho deciso di renderle memoria, facendo le cose che avrebbe voluto fare”.

Questa è la storia di due donne. Una è Giorgia Butera, sociologa, esperta di comunicazione, scrittrice, ma soprattutto pronta a lottare per i diritti delle donne. Dal 2014 è presidente della Comunità Internazionale “Sono Bambina, Non Una Sposa”,dal 2015 è presidente di Mete onlus, dal 2017 è Advocacy del “Progetto Internazionale a tutela dei diritti minorili nel mondo” per dare continuità al “Messaggio di civiltà” riguardante il turismo sessuale minorile.

L’altra è Angela Ferrara, poetessa, scrittrice, uccisa dal marito il 15 settembre scorso a Cersosimo, il paese della Basilicata dove la coppia viveva. La cronaca di quel giorno è tutta chiusa nella tragedia di una donna uccisa a 31 anni dall’uomo che aveva sposato e che, dopo il gesto – avvenuto a pochi passi dalla scuola dove la donna aveva appena accompagnato il loro figlio – si è suicidato.

La storia dei quattro mesi di corrispondenza, tra Giorgia e Angela, invece, è racchiusa in una serie di contatti avvenuti tramite i social. E nel senso di dolore e di fallimento personale che la tragedia ha lasciato dentro Giorgia.

“Angela mi ha contattato qualche tempo fa attraverso i miei riferimenti social. Ho un sito personale, una pagina Facebook a mio nome e pagine per le associazioni delle quali faccio parte, account in tutti i social. Lì la gente capisce chi sono e cosa faccio. Mi seguono molte donne: in rete ci sono molte interviste che mi riguardano, faccio incontri, convegni. Sono molto disponibile, pronta ad aiutare le persone che mi contattano, a trovare soluzioni ai loro problemi. Angela cominciò a scrivermi quattro mesi fa. Scriveva quasi ogni giorno, ci sentivamo anche. Ammirava il mio impegno e la forza che do alle persone. Mi scriveva sulla pagina dell’associazione Mete. Voleva che i suoi messaggi di pace, di vita e di libertà fossero conosciuti dagli altri”.

Le ha mai parlato del rapporto con suo marito?

No. Lei mi diceva che era ammirata dalla mia forza, da come io incoraggiassi tutti; avessi sempre le parole giuste, ero pronta e capace a risolvere anche situazioni irrisolvibili. E forse questo lo riferiva a se stessa. Sono consapevole che se qualcuna ti dice: “io non subisco violenze”, è una vittima. Ma Angela non faceva riferimento, mai un cenno a tutto questo. Le rispondevo sempre, ad ogni suo contatto. Sia coi messaggi, che alle telefonate. E lei sentiva questo come una considerazione importante. Era sempre molto felice di ricevere le mie risposte A volte quasi incredula, ma per me era normale. E’ stata una corrispondenza continua. Ero abbagliata dai suoi occhi: la prima cosa che risaltava in lei era lo sguardo, la dolcezza infinita e quella voglia di dirti: “parliamo”. Apprezzava il modo in cui riuscivo a far star bene gli altri. Mi scriveva, poi chiedeva dove avevo condiviso i nostri scambi di opinione. “Così posso farli vedere a mia mamma”, diceva. Aveva con lei un rapporto importante: mi mandava le canzoni che avevano composto insieme. Mi fece avere copia di una lettera che aveva indirizzato a una radio qualche tempo prima: chiedeva che quella canzone, scritta da lei e da sua mamma, venisse cantata da qualcuno importante, perché amava questo. Amava diffondere la dolcezza.

E invece, la sua vita è stata spezzata dalla violenza dell’uomo che aveva scelto…

Angela Ferrara durante un evento culturale in Basilicata

Se ci penso a posteriori dico che non ho capito niente. Ho saputo della tragedia senza neppure rendermene conto. Erano giorni frenetici, stavo lavorando per organizzare la visita del Papa a Palermo. Angela è stata uccisa proprio quel giorno. Il 15 settembre. Era stata una giornata folle, per me. Arrivava il papa, avevo fatto un’alzataccia, una fatica fisica per portare avanti i miei impegni: ero responsabile dei volontari, avevo gestito la sala stampa per tre incontri. Arrivai a casa esausta, non sentivo neanche più le gambe. Sentii la notizia al telegiornale, ma stavo sonnecchiando. Sentii che lui si era ucciso subito dopo e, nel dormiveglia, esclamai: ma perché non s’è ucciso solo lui. Ricordo che il mio compagno ebbe una reazione a questa frase. Ma la cosa finì lì. Il giorno dopo fu un’altra giornata pesante, di bilanci e resoconti dell’evento con il Papa, ma per ben due volte, spulciando i social, mi imbattei nella notizia con il rimando a lei. Non capivo. Entrai nella sua pagina, realizzai quant’era accaduto e cominciai a piangere in maniera folle. In quel momento mi sono sentita fallita. Non avevo capito niente. Nella mia esperienza ci sono state alcune situazioni estreme, brutte: questa poteva risolversi, poteva salvarsi? E’ il dubbio che ti rimane. Ma lei, in realtà, non parlava di sé, non si è mai riferita a sé, non parlava delle violenze.  Ho capito subito, sono scoppiata in lacrime. Mi sono detta: allora non so fare il mio mestiere, non è vero che so aiutare gli altri. Se è vero che Angela ingannava se stessa, era solo felice di me.

E adesso ha deciso di tenere viva la sua memoria: il 18 ottobre a Matera presenterà il suo libro.

La cosa incredibile è che due giorni dopo mi è arrivato in omaggio il suo libro. Me lo aveva spedito lei. Mi sono sentita male. Qualche tempo dopo mi è arrivata una telefonata dalla Basilicata, regione nella quale ho contatti con molte donne. Mi dicono: il 18 presentiamo il libro di Angela. Ho subito frainteso con il libro di un giudice. Rispondo che non sapevo al momento, che avrei dovuto controllare i miei impegni. “Sapevamo che lei ti scriveva, ce lo diceva sempre” è stata la frase successiva di quella telefonata. Mi dicono il titolo, vado a cercare il libro, capisco e accetto immediatamente. Ritengo sia giusto onorare chi è riuscita a scrivere un libro, per lei era molto importante ma non è riuscita a fare la presentazione. Lo stesso giorno, decido di organizzare una iniziativa simile anche a Palermo: si farà i primi di novembre. E poi altre, altrove. Sarà un lavoro itinerante. Credo che sia un bellissimo gesto per ricordarla. Le ho chiesto tante volte perdono per non aver capito. Sono stata troppo presa dai miei impegni. Un campanellino d’allarme doveva arrivarmi. Da quel momento le persone che mi contattano le sto incontrando tutte. L’ho sempre fatto, ma dopo la storia di Angela lo faccio ancora di più. Non avrei mai immaginato che lei potesse trovarsi in una condizione simile.

Come ha iniziato il suo impegno personale nel campo dei diritti negati soprattutto alle donne?

Giorgia Butera durante la sua attività con i bambini

Leggo costantemente. Tanti giornali, ogni giorno. Qualche anno fa ho messo a fuoco il problema delle spose bambine. Decisi di mandare una mail all’Onu con un mio intervento. Pubblicarono quel testo sul giornale delle Nazioni Unite in Italia. Ebbe un richiamo incredibile. Da qui inizia il percorso di “Sono bambina non una sposa”: da 4 anni intervengo al consiglio di Ginevra delle Nazioni Unite; seguo Mete onlus, della quale sono presidente, associazione che si occupa della promozione e della difesa dei diritti umani. Da qualche mese sono tornata anche alle origini, in maniera naturale, e a dare il mio contributo a “Fiori d’acciaio”, associazione socio-culturale che,  grazie anche alla presidente, l’imprenditrice Marcella Dragotto,  osserva con attenzione il mondo delle imprese al femminile, dà loro sostegno. All’interno dell’ordine dei medici in Sicilia, ad esempio, sono nati centri antiviolenza, grazie a Fiori d’acciaio, che ora puntiamo a estendere sul territorio nazionale. Mi divido: con Mete mi occupo dei diritti umani internazionali, con Fiori d’acciaio organizziamo eventi e iniziative, anche culturali, con presenze importanti, come di recente il regista Ferzan Ozpetek e con i giovani. Uno dei temi che sta a cuore alla presidente è guardare alle nuove generazioni, partendo dalle scuole superiori e dall’Università.

L’INIZIATIVA. Avrebbe dovuto esserci lei. La data del 18 ottobre l’aveva fissata proprio Angela, per presentare il suo libro. Lo fece insieme con Carlo Abbatino, giornalista e poeta al quale aveva consegnato i suoi lavori per una recensione. Avvenne un paio di settimane prima della tragedia. L’appuntamento era il 18 ottobre, alle 18, alla Biblioteca di Matera. Lei, purtroppo, non ci sarà. Ma le sue storie e la sua voglia di comunicare al mondo, quel giorno, ci saranno.

La copertina del libro che Angela aveva pubblicato poco prima di essere uccisa

CHI ERA ANGELA FERRARA. Giovane scrittrice e poetessa. Amava i bambini. Definiva i loro occhi “la cosa più bella che abbia mai visto”. Scriveva per loro. “Le sette fantastiche meraviglie del mondo anticoè l’ultimo lavoro che ha dato alle stampe prima della tragedia. Stava già lavorando a un seguito. E, in precedenza, aveva pubblicato  L’alfabeto degli animali, un modo diverso per insegnare ai bimbi a scoprire le lettere che li avrebbero accompagnati per la vita.

Dopo il terremoto di Amatrice Angela regalò 100 copie del suo libro al sindaco Pirozzi per i bimbi colpiti dal sisma. Lo scorso luglio era stata premiata col Premio della Critica dalla Compagnia dei Poeti Erranti per la poesia  “Velo”.

 

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