Sarà una giornata interamente dedicata a Carlo Levi e alle sue opere. Venerdì 11 un doppio omaggio empolese allo scrittore e pittore torinese, autore del “Cristo si è fermato a Eboli”.

Alle ore 18 alla libreria Rinascita di via Ridolfi, il giornalista Nicola Coccia presenterà la seconda edizione del suo libro “Le arse argille consolerai:  Carlo Levi dal confino alla Liberazione di Firenze attraverso testimonianze, foto e documenti inediti”, Ets edizioni, Pisa.

Non è una ristampa, dato che il libro è stato ristampato più volte, ma una seconda edizione arricchita con nuovi materiali inediti. Gran parte dei quali sono amalgamati nel volume. Come la modella di nudo dell’Accademia delle Belle Arti di Firenze della quale nulla si sapeva, se non il nome fittizio “Marietta”, così chiamata dall’artista torinese nel suo libro: “L’orologio”. Ci sono nuove testimonianze sul periodo del confino e opere pittori che miracolosamente riapparse. C’è, infine, un capitolo nuovo ed è dedicato al “Cristo dipinto”. Racconta il viaggio di Mario Carbone, fotografo, documentarista e regista, con Carlo Levi nella Lucania del 1960. Quel materiale fotografico è servito a Carlo Levi per realizzare “Italia ‘61”, in mostra a Palazzo Lanfranchi, a Matera. E’ il dipinto più grande dell’artista torinese e misura18 metri per tre e venti. Da una parte c’è il quadro e di fronte sono esposte le foto di Mario Carbone, che ha appena compiuto 94 anni. Carbone è molto legato a Firenze dove ha girato un documentario di 22 minuti sull’alluvione del 1966 contesto di Vasco Pratolini e voce recitante di Giorgio Albertazzi. Il filmato ha vinto il Leone d’argento a Venezia nel 1967.

Alle 21,30 – sempre di venerdì 11 gennaio, al teatro Il momento di via del Giglio, sarà presentato

Carlo Levi. Cristo si è fermato a Eboli,  da un’idea di Gianluca Rosucci, con la drammaturgia e la regia di Andrea Mancini, le  musiche di Riccardo Joshua Moretti e l’interpretazione di Paolo Giommarelli e Silvia Bagnoli.

La storia raccontata è quella di Carlo Levi, che poco prima di morire, nel 1973, perde la vista e scrive Quaderno a cancelli, un libro, ma anche una serie di disegni e addirittura dipinti. In questi scritti e in queste opere grafiche, c’è riassunta e reinterpretata la sua vita. Per questo Paolo Giommarelli, che dà voce e corpo allo scrittore e pittore, passa dal buio della fascia sugli occhi, alla luce della Basilicata degli anni del Cristo si è fermato a Eboli, il libro più famoso e più bello di Carlo Levi.

Ne nasce un viaggio nella memoria che, oltre che suggestivo, diventa straordinariamente evocativo (ma se si vuole anche didattico, nel senso che apre all’universo narrativo e pittorico del suo protagonista).  L’attore al centro della scena ha gli occhi coperti da una benda, alla sua destra e alla sua sinistra, si alternano o si sovrappongono immagini e scritti di Levi, che ne raccontano e ne illustrano la vita. Insieme a lui c’è Linuccia (interpretata da Silvia Bagnoli), la figlia di Umberto Saba, compagna di tutta la vita, che evoca insieme a Levi gli anni della sua giovinezza, fino al momento dell’invalidità. Linuccia diventa via via tante donne legate in qualche modo a Levi, dalla madre, alle donne del sud, quelle lucane degli anni del confino, ma anche altre figure incontrate dallo scrittore in tempi successivi, tra queste Francesca Serio, la madre del sindacalista Salvatore Carnevale, ucciso dalla mafia.

L’attore racconta la sua condizione di invalidità, superata scrivendo e disegnando su un quaderno con le righe in rilievo, un “quaderno a cancelli”, ma subito dopo si trasforma nel giovane Carlo, mandato al confino nella parte più arcaica della Basilicata, a interloquire con un paesaggio aspro e bellissimo e con contadini di una saggezza antica. L’amore per questi uomini e queste donne resterà per sempre. Fino alla sua morte e alla sepoltura, proprio nel cimitero di Aliano, che è diventato a ragione il suo paese adottivo.

I protagonisti. Paolo Giommarelli è nato a Pisa anche se ha vissuto molti anni a Roma. È un attore di cinema e di teatro (ha lavorato con Virzì, Benigni, Salce, Eleonora Giorgi, Sergio Rubini ecc.) e ha maturato la sua esperienza a fianco di maestri russi, come Nikolaj Karpov, indimenticato insegnante di biomeccanica teatrale. È conosciuto per essere stato uno dei protagonisti di “Un posto al sole” ed altre fiction Rai e Mediaset, fra cui “I cerchi nell’acqua” con Vanessa Incontrada e Alessio Boni. Da qualche anno partecipa a un percorso sperimentale che unisce scienza e teatro con i Teatri della Resistenza, la compagnia con cui collabora stabilmente.

Silvia Bagnoli ha lavorato soprattutto in teatro, insieme a registi internazionali, come Firenza Guidi, a partire da spettacoli in cui si poneva in stretto rapporto con il pubblico, anche con quello infantile. Tra le sue produzioni di maggior successo, c’è “Di fatto Teresa”, sulla vita e l’esperienza di Teresa Mattei, il più giovane membro dell’Assemblea Costituente, che la Bagnoli continua a portare davanti ai pubblici di tutta Italia, ma anche all’estero.

Riccardo Joshua Moretti musicista, compositore, direttore d’orchestra e attore cinematografico. Ha studiato al conservatorio della città di Lucca e direzione d’orchestra con Carlo Maria Giulini. Direttore per l’Orchestra del Teatro Bolshoj  di Mosca. Ha composto musiche per film e documentari; dalla sua discografia ricordiamo: “La storia del soldato”  (I. Stravinskj) con Giancarlo Giannini, “Le più Belle Colonne Sonore di Nino Rota”, “Nino Rota al Bolshoj”, “Il Canto d’Israele” (musica klezmer), “Ebraica”, la colonna sonora di “Nosferatu” (Murnau). Ha lavorato con la Lindsay Kemp Company  e insegna flauto e composizione per musica da film al Conservatorio di Parma.  Ha interpretato Giacomo Puccini, nel film “Puccini e la fanciulla” di Paolo Benvenuti (2008).

Andrea Mancini, autore e regista, ha realizzato in cinquant’anni oltre cento spettacoli teatrali, sia per adulti che per ragazzi. Autore di moltissimi libri, ha diretto teatri importanti, allestendo mostre soprattutto di teatro e di cinema in tutto il mondo, fino al Lincoln Center di New York. Ha insegnato per quasi trent’anni storia e iconografia dello spettacolo, in varie Università, Bologna, Firenze, Siena.

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