Parla lucano il festival di Sanremo di quest’anno. Non solo sul palco, davanti alle telecamere delle Rai ma anche e soprattutto nella città ligure che ospita – per quasi un’intera settimana – la kermesse canora più attesa dell’anno.

Se all’Ariston ci saranno Arisa, Claudio Santamaria e Rocco Papaleo, a tenere accesa la fiaccola della lucanità, dietro e al fianco dello spettacolo, c’è Casa Sanremo, lo spazio del Palafiori che resta attivo per le intere giornate di festival, ad avere un Dna quasi completamente lucano. Merito di Vincenzo Russolillo, patron di Grandi Eventi, ideatore di Casa Sanremo e tante altre prestigiose iniziative legate allo show business. Russolillo vive e lavora a Napoli, dove ha sede la Grandi Eventi, ma è di Lagonegro. Aprirà le porte di Casa Sanremo il 3 febbraio (la madrina dell’iniziativa è Roberta Morise): per un’intera settimana ospiterà eventi e iniziative che vanno anche al di fuori dello scenario sanremese. I numeri della scorsa edizione ne danno una dimensione: 370 eventi, novemila pass rilasciati, e quasi ottantamila presenze.

Cos’è Casa Sanremo?

Da dodici anni è l’area ospitalità del Festival di Sanremo ed è un luogo che, dal 2008 a oggi, è cresciuto di edizione in edizione. Com’è nata l’idea di Casa Sanremo?
Era una formula già stata consolidata e costruita in altri eventi. Poi con una serie di amici, tra cui Mario Marino, abbiamo pensato di proporre la formula anche  a Sanremo. Alcuni amici, poi, hanno lasciato con le prime difficoltà. Mauro è rimasto da sempre con me a rafforzare questa progettualità che oggi è un vero punto di riferimento per chi opera intorno al Festival di Sanremo.

Di quali altri eventi vi occupate?

Fino allo scorso anno ci siamo occupati del concorso di Miss Italia. Abbiamo deciso di lasciare, dopo 28 anni di collaborazione, per una serie di problematiche legate alla produzione. Ma nelle edizioni del 2016 e del 2017 abbiamo contribuito a costruire il successo televisivo della trasmissione. Poi ho detto basta e abbiamo continuato con altre produzione: dal 2008 c’è Casa Sanremo, da undici anni collaboriamo con i Nastri d’argento, da tre anni siamo a Lucca al summer Festival, al fianco di D’Alessandro e Galli. Curiamo tutta la parte ospitalità dei loro concerti. Con D’Alessandro e Galli ci siamo  conosciuti in una bella esperienza fatta a Pompei con David Gilmour e poi quella collaborazione l’abbiamo esportata a Lucca.  Siamo artefici del concerto di Natale in Vaticano e, sempre a Sanremo, siamo presenti al prem o Tenco. Poche produzioni all’anno ma di grande prestigio.

Casa Sanremo ha bel tasso di lucanità.

Con affetto non dimentico che sono cresciuto a Lagonegro. Ho cercato come sempre di circondarmi  di persone con cui ho condiviso gli anni più belli della mia vita. E quando mi è capitata l’occasione di poter dare a qualche professionista lucano un’opportunità, che a me la Basilicata non ha dato, ho cercato di portarmeli dietro.

Che tipo di rapporto ha con la sua regione?

Sono molto critico. E lo sono ancor di più in queste ore in cui  si vede con evidenza dilapidare l’economia locale. La Basilicata per la ricchezza intrinseca che ha, fatta di storia, di bellezza naturale avrebbe dovuto fare di più. Io dico sempre che Gesù Cristo credo abbia voluto dare alla Basilicata e ai lucani un’opportunità lenta ma solida. E che non è stata accompagnata da quella che definiamo la crescita imprenditoriale. Ci siamo cullati su una gestione assistenzialista, delegando agli altri il nostro futuro. Nonostante tutto, non mi vergogno delle mie origini e non le rinnego. Sono uno dei pochi a svolgere una funzione all’antitesi della logica di ogni altro meridionale che se ne va. Vivo tecnicamente a Napoli, dove ho contaminazioni personali e professionali che mi danno la forza per avere inventiva e diversità che abbiamo noi del Sud. Cerca di venire al nord, di prendere l’economia e di riportarla al sud: quasi come se questo potesse cancellare quei 150 anni di furti che abbiamo avuto da Cavour in poi.

Nella sua terra ci va spesso?

Ed è sempre un turbinìo di emozioni. Come tutti quelli che vanno via, hai il pensiero di tornare ma fai i conti con il tempo che passa e l’amarezza di non aver fatto nulla per migliorare quella terra, perché poi, le cose negative saltano agli occhi. Matera Capitale della cultura doveva essere un’occasione non per : abbiamo sempre delegato Salto di qualità non per farci vedere in tv e far sfilare i politici, ma mettere gli altri di arfar la passerella in tv, far sfilare i politici di turno. Occorreva lavorare per far arrivare a Mater ala gente agevolmente: invece è stata fatta una stazione e i treni non ci sono… Abbiamo puntato a industrializzare la regione, ma le industrie non servivano. Facciamo scappare via i nostri cervelli, mentre avrebbero pututo lavorare per far crescere la loro terra. Non siamo stati capaci neppure di sfruttare la rete che, in altri luoghi del mondo è diventata una importante risorsa. E pensare che la Basilicata ha una delle ricchezze più importanti: il tempo. Qui i giovani, con le nuove tecnologie, lavorando in remoto, anche con stipendi medi, avrebbe potuto farsi un reddito, costruirsi il futuro. Ma non l’abbiamo capito.

Torniamo a Casa Sanremo: cosa non dobbiamo perderci?

Casa Sanremo è il frutto della voglia di continuare su un percorso consolidato e di farlo crescere: così è diventato un punto di riferimento. Daremo tanto spazio ai progetti sociali, quelli che danno speranza a chi ha voglia di lavorare. Quel che abbiamo costruito in questi anni è servito : c’è il Gruppo Eventi Accademy, un luogo dove i  giovani imparano questo mestiere e poi lo possono mettere in campo nei grandi eventi. Quest’anno avremo anche un’altra novità: una giuria formata da cento  millennials che voteranno la loro canzone del festival. Daremo il verdetto un quarto d’ora prima di quello ufficiale dell’Ariston. Saremo curiosi di vedere la scelta dei giovani che, potrebbe anche non collimare con quella della kermesse ufficiale: i millennials sono i veri fruitori della musica, sono certo che sapranno individuare la canzone che poi sarà premiata anche dal mercato.

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