La sua voce, per quelli che negli Anni Settanta emigravano al Nord, era come un ponte. Un filo invisibile che portava alle origini. Si aspettavano, nel tardo pomeriggio, i servizi della rubrica Rai “Cronache italiane”. E bastava solo il suono delle sue parole, per far compiere un tuffo malinconico nella nostalgia di casa.

La sua voce e le sue parole, un decennio dopo, hanno raccontato il dolore e lo strazio della gente colpita dal terremoto. E poi le storie di tutti  i giorni, la gente comune, i politici, gli amici artisti e scrittori.

Per molti lucani Mario Trufelli è soprattutto questo: il narratore delle proprie radici. Nato a Tricarico, il giornalista, scrittore e poeta, ha festeggiato i 90 anni poche settimane fa proprio nel suo paese che gli ha tributato la cittadinanza onoraria.

Giornalista, scrittore, poeta, è stato responsabile della redazione regionale della Rai dal 1969 al 1994 e, per la rete nazionale, è stato – per 20 anni – uno dei protagonisti della trasmissione di attualità medica Check Up.

Ha raccontato la Lucania con i suoi servizi in video, attraverso i suoi libri e anche con i suoi versi. Decano dei giornalisti lucani, a Mario Trufelli quest’anno – il 9 agosto – verrà assegnato il premio Heraclea che si svolge ogni anno a Policoro e che omaggia le eccellenze del territorio.

Come ha deciso di diventare un giornalista?

Credo che lo abbia voluto da sempre. A 18 anni, insieme a mio fratello maggiore, realizzavamo un giornale murale, a Tricarico, il nostro paese. Raccontavamo la vita politica, fatti e misfatti dei personaggi. Lo facevamo anche con editoriali assai pungenti. Rocco Scotellaro veniva a trovarci, veniva a vedere cosa facevamo. In quel periodo mi sono messo a scrivere anche testi per il teatro, frequentavo il teatro delle suore.

Dalla passione al mestiere…

Lavoravo nella Dc di Matera. Era il 1958. Scrivevo per il Popolo di Roma. L’anno dopo fui trasferito a Roma, alla direzione nazionale del partito. Il segretario era Aldo Moro. Stavo per sposarmi. Dalla sede di piazza del Gesù scrivevo per diversi giornali, ero una specie di addetto stampa.

Ed è così che arriva la chiamata della Rai.

Il mio nome circolava nelle varie redazioni sparse per l’Italia, scrivevo per quotidiani e riviste. Un giorno tornando a casa mia moglie mi accolse dicendomi: “Ti vogliono dalla Rai,

Mario Trufelli (da sinistra, in alto, in senso orario) con Carlo Levi, con Emilio Colombo e con Leonardo Sinisgalli

ti hanno cercato”. Chiamai, mi dissero che avrebbero dovuto parlarmi. Il giorno dopo andai nell’ufficio di un dirigente molto potente dell’epoca, Picone Stella. Mi disse subito che mi avrebbe voluto nella nuova redazione giornalistica che la Rai aveva aperto a Potenza. “Devi tornare a casa, alle tue origini”, mi disse. Presi tempo. Chiesi di poter dare una risposta entro cinque giorni.

Non era convinto?

Per niente. A Roma stavo bene. Tornai a casa e lo dissi subito a mia moglie che non ebbe dubbi. Mi disse: accetta. Ma non bastò. Feci un giro di telefonate, contattai i miei amici più stretti dell’epoca per chiedere la loro opinione. Erano artisti, scrittori, poeti. Il responso fu unanime: “Devi andare, la tua terra ha bisogno di gente come te”. Dissi di sì il giorno stesso.

Parte così l’avventura durata un’intera vita professionale.

“Capii subito che avevo in mano uno strumento straordinario: potevo raccontare le storie della mia terra e della mia gente attraverso la radio e la televisione.   Andavo in giro, intervistavo la gente comune, sentivo le loro opinioni. E’ stata un’avventura eccezionale, che ho ripagato con tanto amore. Un amore che racconto ancora attraverso i miei libri e i versi delle mie poesie.

Dal Tg regionale alla rete nazionale: per venti anni è stato tra i protagonisti di Check Up, la trasmissione di medicina.

Alla quale sono grato perché mi ha permesso di girare ogni angolo del mondo, dove sono andato a intervistare medici famosi. Alcuni li annovero tra gli  incontri più importanti della mia vita.

Come arrivò a Check Up.

Tutto a causa di un mio problema a un ginocchio, provocato da un incidente. Accadde nel 1975. Mi feci male seriamente, uno specialista italiano, il professor Giorgio Monticelli, mi aveva detto che non ci sarebbe stato niente da fare ma successivamente fui operato a Berna da un luminare, il professor Muller. E la cosa si sistemò. Qualche tempo dopo mi feci invitare a una trasmissione di Check Up e, in quell’occasione, misi molto in difficoltà il professo Monticelli che si lamentò per come lo avevo trattato. Biagio Agnes, che era il direttore della Rai, allora decise di assegnarmi il ruolo di provocatore fisso della trasmissione.

C’è un incontro che si porta dentro più degli altri?

Tanti, soprattutto quelli con i luminari che ho intervistato per Check Up. Uno su tutti, Charles Baron, il medico che per primo al mondo ha operato a cuore aperto senza sangue.

E una storia che riguarda la sua Basilicata?

Tutte. Ho sempre cercato di raccontare la mia terra attraverso le storie della gente comune. Storie che conoscevo, che avevo vissuto fin da giovane.

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