EMPOLI. Se fosse nato subito bambino, anziché burattino di legno, chissà in quale località Pinocchio avrebbe avuto i natali. Forse San Miniato. O addirittura Ponte a Elsa. Di elementi, storici e topografici, che possono alimentare questa suggestiva ipotesi ce ne sono parecchi. Tanto che Alessandro Vegni, trentenne samminiatese, tutor informatico con un passato da studente di urbanistica e architettura, li ha raccolti, tutti, in un sito web. Una ricerca, tra il serio e il romanzato, che affonda le sue convinzioni nella vita di Carlo Lorenzini-Collodi, il periodo storico nel quale ha vissuto, i suoi legami con questa area geografica. Il primo elemento riguarda il padre dell’autore del celebre burattino: lavorava a San Miniato come cuoco. L’altro, il nome antico dell’abitato di San Miniato, che era proprio Pinocchio.
E pinocchini, si chiamano ancora oggi i suoi abitanti più legati alle tradizioni paesane. Potrebbe essere, questa, la contrazione di Pidocchio. Ancora più indietro nel tempo, infatti, la frazione dalla quale ha avuto origine l’attuale paese, si sarebbe chiamato Ponte ai Pidocchi, per il fatto che da quelle parti passavano – crocevia di strade – carovane di pidocchiosi, di straccioni. Il passaggio a Pinocchio, invece, sarebbe avvenuto anche grazie a un grande albero, un pino, che si trovava in mezzo all’abitato.

Dalla stazione
all’Osteria

Nella sua suggestiva ricostruzione Alessandro Vegni ha immaginato una passeggiata fatta da Collodi dalla stazione di Ponte a Elsa fino a San Miniato, probabilmente in una delle sue visite al padre cuoco. E, durante questa passeggiata Collodi avrebbe attinto ispirazioni dai luoghi, dalle case, dai nomi topografici. «Una passeggiata fantasiosa – racconta l’autore della ricerca – che però prende spunti dal Romanzo in vapore che Collodi scrisse quando aveva trent’anni. Racconta i viaggi in treno fatti nei luoghi della sua infanzia, da Firenze a Pisa e a Siena. Racconta i paesaggi intorno alle stazioni. Ecco, ho ripercorso questo metodo: lui che scende alla stazione di Ponte a Elsa e che da lì in poi, guardandosi intorno, trova tanti elementi che, trent’anni dopo, potrebbero essergli tornati utili per la stesura di Pinocchio».
Una ricerca romanzata. Ci tiene a sottolinearlo il giovane appassionato della storia locale del suo paese e del burattino Pinocchio. Niente di scientifico. O quasi…
Ad esempio, la casa di Geppetto. Nel romanzo è descritta come una casa logora, decrepita, ricavata in un sottoscala. «E, a due passi dalla stazione di Ponte a Elsa – spiega l’autore della ricerca – c’è una casa che potrebbe rispondere a questa descrizione. C’è oggi, è abitata. Ma c’era sicuramente anche negli anni in cui da queste parti veniva lo scrittore». E’ in campagna, lontano dalla strada, ma è facile ipotizzare che nell’Ottocento la viabilità fosse diversa, quest’area, proprio tutto intorno alla stazione della frazione di Empoli, è stata interessata in anni anche recenti da un notevole intervento urbanistico.

Da un rio si passa
al Gatto e alla Volpe

Un altro legame riguarda il Gatto e la Volpe. «In questo caso Collodi potrebbe aver attinto dai nomi del Rio Volpi e dalle vicine case Rigatti, per dar vita ai due personaggi fantastici del suo racconto. La famiglia Rigatti, cognome tutt’ora presente in zona, doveva essere importante all’epoca».
Non ci vuole troppa fantasia a creare un collegamento tra l’Osteria Bianca e quella che, nella favola è l’Osteria del Gambero Rosso: nella località che ancora oggi conserva il nome, c’era – e c’è ancora – un’osteria. «Ma in quel crocevia, oggi regolato da un semaforo, tra la Tosco Romagnola e la 429 – spiega – c’era anticamente uno spiazzo, sterrato. Ho immaginato che fosse uno spazio dove, di passaggio, si fermavano le carovane di artisti». Il teatro dei Burattini? Forse. Ma un teatro, nella frazione di Ponte a Elsa anticamente c’era. Ora ha lasciato il posto a civili abitazioni, ma qualche traccia c’è ancora: a pochi passi dalla strada che porta verso le moderne piscine, c’è via del Teatro, a testimonianza di una struttura che non esiste più, ma soprattutto, a testimoniare la cultura del teatro, altra possibile ipotesi di ispirazione che Collodi potrebbe aver tratto, trent’anni prima della stesura del suo Pinocchio.
La fantasiosa camminata prosegue verso l’abitato della Scala e poi San Miniato. Elementi che collegano il territorio alla favola ce ne sono molte: nel sito web che Vegni ha dedicato a Pinocchio, ci sono fotografie e carte topografiche dell’epoca a testimonianza di tutto questo. A Poggio al Pino, a La Scala, c’era – e c’è – via del Grillo. In località il Sasso (che potrebbe aver stuzzicato la fantasia di Collodi, richiamando gli assassini) c’è la grossa quercia dove il burattino sarebbe stato impiccato nel corso della favola. E da quell’area si vede il panorama di San Miniato, le case che si inerpicano lungo la rocca, potrebbero aver stuzzicato la fantasia al punto da farlo sembrare un lungo serpente; verde per via della boscaglia. Fonte alle Fate, luogo dove si dice sia nata la civiltà a San Miniato, potrebbe essere il campo dei Miracoli.

Anche Montelupo
ispirò Lorenzini?

Ma altre parti della storia del burattino che diventa umano, si trovano anche nel versante opposto, da Firenze verso Empoli. Ad esempio, quando l’avventura si sposta sul mare. «Ho immaginato che la fantasia di Collodi potesse essere rimasta colpita dal lago di Firenze, quello che nella preistoria – dice ancora Vegni – si dice fosse bloccato dal Masso della Gonfolina, a nord Ovest di Montelupo». E la balena? «Avete mai visto quella lisca di pesce, enorme, che dà anche il nome all’omonima località nel Comune di Lastra a Signa?» è la risposta del giovane informatico. Ma qual è stata la molla che lo ha spinto a una ricerca come questa, sospesa a metà tra la fantasia, le radici toponomastiche e, probabilmente, il desiderio che tutto possa essere vero? «Mi piace la storia locale – svela, in conclusione – Ma anche perché qualche anno fa, intorno alla storia di Pinocchio c’erano forti motivazioni, anche grazie al film realizzato da Roberto Benigni».
Il regista e attore pratese, qualche scena del suo Pinocchio che sarebbe stato tanto caro a Fellini, le ha girate anche dalle nostre parti. In Valdelsa. Alessandro Vegni aveva un desiderio. Conoscere l’attore, parlargli di questa sua passione, della ricerca. Non ci riuscì. Ma al soggetto del film di Benigni, ha voluto dedicare un altro sito Internet.

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