PISA Ha scoperto che Penelope Cruz indossa i suoi piumini ecologici vedendo la foto di copertina della rivista spagnola Hola! in cui l’attrice è ritratta insieme alla regina di Spagna. Nicolas Bargi, 45 anni, fondatore e amministratore delegato di Save the Duck, rappresenta la terza generazione della famiglia pisana di imprenditori nel settore dell’abbigliamento: suo nonno Foresto Bargi aveva aperto nel 1914 una sartoria nel quartiere di San Francesco e poi fondò la Forest, cinquecento dipendenti nell’ex stabilimento Marzotto, che fu costretto a chiudere nel 1974 a causa dei continui scioperi. Suo padre Cirano decise di lasciare Pisa per trasferirsi a Milano quando si separò dalla moglie Catherine e il piccolo Nicolas scelse di vivere con suo padre. La sua tesi di laurea in economia all’università Cattolica era sulla Cina, un Paese da cui era attratto e dove oggi vengono prodotti i piumini a marchio Save the Duck. «Nel 1995 ho aperto un ufficio a Hangzou – racconta al nostro giornale Nicolas Bargi – E per sei anni, facendo anche 70 voli l’anno Italia-Cina, ho sviluppato con mio padre marchi d’abbigliamento da uomo, come Bull&Bear, Blackwitch e Ganesh, e ho prodotto per conto terzi. Poi è arrivata la crisi. I creditori non pagavano. Abbiamo perso tantissimi soldi. Ma noi siamo gente seria e abbiamo reinvestito con soldi propri rifinanziando l’azienda e pagando i debiti che avevamo con le banche. A Tokyo però ho avuto un’idea. Il mondo era pieno di piumini, ma con il ‘Plumtech’ pensai di poter conquistare chi come me ama gli animali. Nel 2014 ho venduto la quota di società di mio padre a Marina Salamon che con la sua società, la Altana, diventa socia di maggioranza (51%) di Save the Duck. Rimane comunque mia per patti contrattuali la totale gestione dell’azienda, mentre Altana serve da serbatoio finanziario per far crescere l’azienda che ormai ha preso il volo». Il marchio nel 2015 ha aderito alla Lav (Lega Anti Vivisezione) ottenendo la certificazione “Animal Free Fashion” e ha vinto nel 2014 il “Vegan Fashion Award” attribuito da Peta Deutschland e nel 2016 il “Peta Innovator for Animals” grazie alla speciale tecnologia Plumtech. Oggi produce la collezione dedicata al 50° anniversario del Wwf-Italia. «I nostri piumini sono al 100% animal free – racconta Nicolas – ovvero sono realizzati senza alcun derivato animale. Per le imbottiture, a differenza degli altri produttori, non usiamo una sola piuma d’oca, ma un materiale riciclato di elevate prestazioni termiche che ho chiamato ‘Plumtech’. Quanto al marchio ho immaginato una paperella che, per lo scampato pericolo, fischietta allegra. Sono un animalista, ma più che alle grida credo alla forza dell’ironia. Del resto, anch’io ho rischiato di finire spennato dalle banche che richiedevano ingiustamente dei rientri immediati nonostante la longevità e la serietà dei rapporti che ci avevano sempre contraddistinto con loro. Ma a Tokyo nel 2011 ho avuto l’idea giusta!» Il marchio Save the Duck fa capo alla Forest srl. Il nome è quello della storica società di famiglia che Nicolas Bargi ha voluto riprendere e rilanciare, anche se oggi produce capi diversi. «Abbiamo venduto 1300 mila capi il primo anno, nel 2012 – spiega Bargi – e 400 mila nel 2015. Il 2016 si chiuderà con un fatturato pari a 27 milioni di euro e mezzo milione di capi consegnati in 22 paesi del mondo. Dalla Francia alla Germania, dagli Usa alla Russia al Giappone e alla Korea. Abbiamo selezionato i punti vendita: ad oggi sono 2.200 best boutique e store in 22 Paesi». Dal dicembre scorso la nuova sede milanese della Forest è situata in via Arcivescovo Calabiana 6, in una storica tipografia della città, e ospita gli uffici direzionali, commerciali e stile, l’archivio storico e lo showroom delle collezioni. Lo spazio è stato concepito come un luogo di lavoro aperto e fluido con una zona di ristoro e incontro in continuità con la sala riunioni e la mediateca. Nicolas Bargi è sposato con Giada e ha due figlie, Olivia di 8 anni e Victoria di 6 anni. Ogni tanto torna a Pisa nella casa di famiglia in via del Giardino e d’estate va ancora a Tirrenia. «Quando sono a Pisa non vado al mare a Forte dei Marmi – dice con orgoglio Nicolas – Vado A Tirrenia. Sono fiero di essere pisano».

(dal quotidiano Il Tirreno-Pisa)

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