SALERNO. La prima volta che mi sono imbattuto in un suo lavoro era una copertina di un libro. “Penna, paese, prete” è il titolo di un volumetto pubblicato negli anni Settanta e che raccoglieva le corrispondenze su quotidiani e periodici italiani del parroco di un piccolo paese della Lucania, Carbone, luogo di origine di suo padre.

L’illustrazione della copertina era la sintesi perfetta del titolo. E portava la firma di Bruno Brindisi. Da quel piccolo ed essenziale capolavoro grafico, di uno studente appassionato di disegno e guidato dal padre Franco che con la matita aveva lo stesso talento, Bruno di strada ne ha fatta. E’ stato proprio papà Franco il suo primo maestro. Sicuramente colui che gli ha fatto amare l’arte di illustrare il mondo con una matita. E oggi è tra i più amati disegnatori di alcuni degli eroi del fumetto che più piacciono agli appassionati di questo genere.  Due nomi su tutti: Dylan Dog e Tex. Di questi personaggi ne disegna i tratti, ne fa emergere l’anima. Da sempre ha fatto del fumetto  una ragione di vita, alla quale sottrae il tempo solo per un’altra passione: la musica. In questo momento Bruno Brindisi sta preparando la seconda parte del crossover Dampyr-Dylan Dog che uscirà in estate (la prima parte Dylan Dog-Dampyr , alla quale non ha collaborato, uscirà immediatamente prima). A breve saranno pubblicate due storie di Dylan Dog disegnate da lui. Mentre nel cassetto ha un progetto che riguarda Tex.  Per gli esperti del settore è senz’altro uno dei migliori disegnatore che abbiamo in Italia. Bruno nelle sue storie ama le atmosfere positive – dove il filo conduttore è la creatività –  e, se potesse,  trasformerebbe in fumetti gli eroi epici dell’Iliade.

Bruno Brindisi, classe 1964 è nato a Salerno, madre napoletana e padre di Carbone (Pz). Ha iniziato a disegnare a 4 anni, ma Il primo lavoro professionale arriva nel 1983, con una rivista Trumoon che nasce a Salerno da un gruppo di appassionati disegnatori di fumetti. E’ un  autodidatta. Prima che il fumetto diventasse la sua professione, Bruno è stato cameraman alla Rai. La sua prima pubblicazione “pagata” è avvenuta nel 1986 con due storie brevi per le Edizioni Cioè. E’ il 1989 quanto ha i primi contatti con Sergio Bonelli Editore: varie prove per Nick Raider, Nathan Never e Dylan Dog, personaggio con il quale esordirà nel novembre 1990 con la storia “Il male” (n°51).  E’ sua la storia “Finché morte non vi separi”, a colori, con cui Dylan Dog festeggia il decennale (settembre 1996). Nel 1997 realizza le sigle dello sceneggiato RAI in sei puntate “Il conto Montecristo” di Ugo Gregoretti. Per conto della DeMas & Partners esegue dei “model sheets” per una serie a cartoni animati (2001). Dello stesso anno è il Tex Gigante “I predatori del deserto”. Nel 2002 disegna la copertina e le illustrazioni interne del disco dei “Neri Per Caso”. Nel novembre dello stesso anno esce negli USA la ristampa di un suo Dylan Dog (Zed) per la Dark Horse. E’ anche autore del numero 200 di Dylan Dog, che fa luce su parte del passato del protagonista (aprile 2003). Sono numerosi i premi che gli sono stati assegnati: nel 1993 il Premio Albertarelli (ANAFI), nel 1995 il premio ANAFI come  miglior disegnatore, nel 1997 il premio FUMO DI CHINA come miglior disegnatore realistico e nel 2003 il premio CARTOOMICS-IF come miglior disegnatore. Ottiene il premio ANAFi come miglior disegnatore anche l’anno successivo. Nel 2006 è sua la targa “Grandi Autori”, mentre nel 2011 vince il premio U Giancu a Rapallo e il Grouchino d’oro come migliore storia dell’anno.

 

Quando è nata la sua passione per il disegno?

E’ nata prima che ne abbia memoria, quindi prestissimo. Mio padre aveva un certo talento, quindi mi assecondò da subito e fu il mio primo maestro.

Quali fumetti leggeva da piccolo?

Topolino, Il Giornalino, e poi Zagor e Il Corriere Dei Ragazzi.

Ricorda il suo primo disegno che aveva attratto l’attenzione di qualcuno, al di fuori dei familiari?

Dev’essere stato sicuramente a scuola, sono stato “sfruttato” per tutto il periodo scolastico da insegnanti e compagni per disegni sulla lavagna o su album e diari!

Dei suoi traguardi professionali a quale si sente più legato?

Il vero traguardo è stato riuscire a vivere di fumetto senza nessun’altra entrata economica. E questo solo grazie ad un editore serio come Sergio Bonelli.

Quali sono i personaggi originali, quelli creati da lei, ai quali è più affezionato?

Non ho creato molti personaggi, ma uno in particolare, assieme allo scrittore e mio amico De Nardo, ha avuto un buon seguito, Billiteri.

Fosse chiamato a disegnare un mondo, a sua immagine e somiglianza, con la possibilità di renderlo reale, cosa proporrebbe? Quale epoca sceglierebbe, che tipo di società vorrebbe raccontare?

Ci sono epoche affascinanti, che hanno in comune la carica vitale, l’innovazione, la libertà , l’ottimismo, come la Belle Epoque, o gli anni ’20 in America, o gli anni ’60. Insomma mi piacciono i periodi “positivi” e non le atmosfere tetre da dopobomba.

C’è un’opera “presa in prestito”al cinema o alla letteratura che vorrebbe trasformare in fumetto?

Qualche classico della letteratura greca o latina, però fatto bene, filologicamente corretto, non una cosa per bambini o un’americanata. Per esempio l’Iliade.

Che rapporto ha con la matita? Cosa rappresenta per lei?

Quando ne vedo una al di fuori dell’orario di lavoro faccio un giro largo.

La tecnologia rende più facile il suo lavoro?

Rende più facili eventuali correzioni e sicuramente la colorazione.

C’è stata una trasformazione di tecnica o modi di lavorare nel corso degli anni?

C’è stata una rivoluzione vera e propria, con l’avvento di computer e tavolette grafiche, ma soprattutto con l’arrivo del web, che è una miniera di conoscenza e uno specchio spietato allo stesso tempo. Ma il disegno lo si fa sempre muovendo la mano su una superficie, non esistono automatismi…per ora.

Ci sono giovani interessanti nel panorama del fumetto?

Ne spunta uno al giorno.

A quelli che vogliono avvicinarsi al suo mestiere, cosa consiglierebbe?

Che sarà difficile sopravvivere con il fumetto se arrivano 365 nuovi disegnatori all’anno, vista anche la crisi di lettori, meglio provare a scrivere, lì sì che c’è grave carenza di talenti.

Ha sempre gli stessi stimoli di quando ha cominciato questa avventura?

Quando mi capita una buona storia sì.

Quant’è attuale, oggi, il fumetto?

Questa domanda sottintende qualcosa? Il fumetto è un mezzo per raccontare storie, le belle storie sono sempre attuali, il mezzo rimane vitale se viene ben sfruttato.

In una storia, quanto incide la sceneggiatura e quanto il disegno?

Nel fumetto ideale 50 e 50. Però Dylan Dog o Tex sono successi per le storie, prima che per i disegni. Devo tristemente dire che i disegnatori sono sostituibili, ma uno Sclavi o un GL Bonelli no.

Ha anche un’altra passione, la musica: sono mondi diversi, si conciliano, collimano?

Per me collimano solo quando quei rompiscatole dei miei compagni della band mi costringono a disegnare il manifesto! (E’ suo anche il disegno della copertina di un album del gruppo  I neri per caso, ndr)

Lei vive e lavora a Salerno ma ha origine lucane: di questa terra cosa si porta dentro?

Odori d’infanzia, estivi e invernali, e la semplicità di una vita di paese che probabilmente è scomparsa.

Bruno Brindisi: consigli per diventare fumettista (video gentilmente concesso da Mario Guarini direttore di Kayenna Notizie):

 

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