Quel che fa somiglia molto a un sogno: immagini ed emozioni che ci passano davanti e che poi svaniscono. Al solo gesto delle sue mani che, attimo dopo attimo, creano figure, paesaggi, sensazioni. Potrebbe dare una sensazione di onnipotenza: storie, personaggi, e oggetti creati e distrutti in un attimo Con solo tre elementi: le sue mani, la sabbia e la luce. Già, perché Giulia Rubenni, in arte Ghibli, artista di Vinci di questa tecnica, un po’ è regina della luce.

La usa a suo piacimento e, grazie ai chiaroscuri che realizza con la sabbia, crea storie, racconti, emozioni.

E’ la sand art. Una tecnica del teatro delle immagini, nata intorno agli anni settanta e che lei ha trasformato da passione a lavoro da oltre cinque anni. Giulia è  una painter e sand artist. Ha al suo attivo un’esperienza artistica pluriennale e numerose partecipazioni ad alcune tra le piu’ interessanti manifestazioni ed eventi regionali e nazionali. Ha realizzato una propria personale al Museo Leonardiano di Vinci, nonche’ alla Sala Talomone di Orbetello. Ha illustrato la copertina dell’album Love doesn’t exist di Silvano del Gado feat Marco Meloni, e partecipando in piu’ di un’occasione al Lucca comix and Games ha realizzato una personale installazione di successo dal titolo “Urlo di Munch visto da Giulia Rubenni”. Si cimenta non solo con la sabbia ma anche in altre innovative tecniche come nella food art. Creando piatti disegnati con il cibo.

“Credo di aver capito – racconta – che questa fosse la mia strada quando avevo appena tre anni e mezzo. Ho cominciato a disegnare le pareti di casa, con tutto quel che trovavo”.

Questa è la sua nascita artistica?

La prima volta che è successo, a tre anni e mezzo, ho preso un ceffone da mia mamma. Disegnavo sui muri. Lei mi sgridava, ma la volta dopo ricominciavo. La sabbia non è stata un inizio. Ho sempre fatto qualcosa legato alle immagini artistiche.

E invece quando è nata la passione per la sand art?

Sono ormai cinque anni che è diventata per me un lavoro. Tutto è’ nato per caso: vidi uno spot pubblicitario in televisione. Rimasi incantata, ma  non sapevo cosa fosse questa tecnica. Ho iniziato a documentarmi ho scoperto cos’era, mi sono incuriosita, ho approfondito la conoscenza  e ho iniziato a capirci qualcosa di più. Non è stato facile, perché all’epoca non c’erano punti di riferimento. E ancora oggi non ci sono scuole che insegnano questa tecnica. Ho dovuto fare tutto da sola. Quando ho cominciato a interessarmene in Italia la praticavano appena tre persone. Oggi non siamo molti di più, non si arriva a dieci.

Però c’è una  tecnica precisa?

E’ molto semplice: si usa una lavagna luminosa, il vecchio strumento con cui i fotografi guardavano i negativi. Oggi rimodernata, con luci led. Ma la tecnica è la stessa. E si lavora proprio con i chiaroscuri. Si sposta la sabbia e dove filtra la luce si creano le figure. E’ un gioco di ombre.

Per le sue creazioni deve essere padrona della luce.

Sì è così. Questa è la giusta definizione. Conoscendo la luce si riescono a creare figure, paesaggi, storie.

In cinque anni da passione è diventata lavoro

E mi dà tante soddisfazioni. Ho iniziato per hobby. Il primo impegno in pubblico è stato a Mercantia, a Certaldo. Mi ha portato fortuna. Da lì non ho mai smesso. Anche se ho ampliato il raggio d’azione e oltre alle esibizioni ai festival, faccio anche altro.

Come nascono le storie che racconta.

Dalla fantasia, principalmente. Mi creo delle storie e poi le rappresento attraverso i disegni. Lo spettacolo è la mia esibizione con la sabbia abbinata alla musica. Col tempo mi sono evoluta e ho abbinato anche un racconto parlato. E quindi lavoro con una compagnia teatrale, racconto le mie storie nei teatri. Nel frattempo alle storie nate dalla mia fantasia sono passata anche ad altro.

Ad esempio?

Ho rappresentato Pinocchio. E poi ho raccontato anche storie aziendali, per spot pubblicitari. Penso a Calzedonia, ma anche ad altri marchi come Volkswagen. Ho raccontato la storia e la nascita dell’azienda.

Ha lavorato con molte aziende?

Intanto ho lavorato all’Expo. A Eurochocolate a Perugia ho messo la mia tecnica a disposizione della Pernigotti. E lì anziché la sabbia, ovviamente ho utilizzato il cioccolato in polvere.

Cosa sta facendo adesso?

Ho ripreso a studiare. Non si finisce mai di imparare. Sto studiando visual designer e poi vorrei fare il master in art director per esplorare ancor di più il mondo pubblicitario. La comunicazione pubblicitaria funziona molto.

Impegni futuri?

Inizio a breve  la tournee teatrale con la Giallomare Minimal teatro.

Le sue creazioni durano un attimo, poi spariscono. Non le dispiace?

Sa che questa è la domanda più frequente che mi fanno le persone che rimangono incantate da quel che faccio. Non mi dispiace.  permangono. Hanno vita breve. Nascono e muoiono velocemente, al passar della mano. Era quel che ricercavo. Un cambiamento repentino. Io credo che ognuno di noi cambia continuamente, di giorno in giorno, anche se non sembra. Il senso di non permanenza pratico è vero, c’è. Ma io sono convinta che poi quelle immagini, legate alle storie che racconto, rimangono nella testa di chi le sta guardando. E questa è davvero una bella sensazione. La sensazione è quella cinematografica: un’immagine passa e lascia subito spazio a quella successiva. Ed è questo che crea sensazioni ed emozioni.

Emilio Chiorazzo

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