“Fra l’idea e la realtà, fra il movimento e l’atto cade l’ombra”: sono i versi di una poesia di Eliot. Sul concetto di ombra, sul suo significato, hanno studiato e si sono espressi illustri personaggi. A cominciare da Jung che ne ha tracciato le valenze psicoanalitiche. E in letteratura, tanti scrittori ne hanno esplorato i suoi significati, spesso associati alle nostre paure proiettate davanti a noi.

Questo è uno dei fili intrecciati da Carmen Cirigliano che insieme a Carmine Menzella, suo compagno di vita e di lavoro artistico, ha pubblicato per L’Erudita Edizioni il libro “Ombre”, una raccolta di racconti noir, horror e fantasy, che partono da tranquille situazioni quotidiane e che sfociano poi in finali imprevisti e avvincenti, capaci di catturare l’attenzione pagina dopo pagina.

Racconti in cui troviamo le atmosfere rurali ispirate dalla Basilicata, terra d’origine dei due scrittori, la città che li ha ospitati per gli studi e le loro passioni, i loro amori: in un racconto troviamo Egdar Allan Poe, in un altro il pittore Gustav Klimt.

Nel raccontare il loro libro Carmen spiega che i racconti nascono proprio dalla paura. “Io ho paura di qualunque cosa – confessa la scrittrice –  mi è facile dare corpo ai miei fantasmi proprio scrivendone”.

Carmine,  invece si rifà  a Kafka per spiegare come nei loro racconti finiscono aspetti di vita vissuta riletti attraverso la lente noir, che la coppia ama. “Sia per le nostre letture che al cinema”, dicono.

Entrambi sono nati e vivono a Ferrandina. Carmen ha frequentato l’Università a Potenza. E’ insegnante di Lettere (“non di ruolo – spiega – al momento sono senza un posto fisso”). Carmine è docente di Filosofia: lui il ruolo ce l’ha (“ed è il frutto di sacrifici, è stato per alcuni anni in un paesino del Piemonte, prima di tornare in Basilicata”, spiega ancora Carmen).

Com’è scrivere a quattro mani?

Non è semplicissimo ma ci viene in modo naturale: quando scrivo io Carmine è sempre il mio primo lettore. E viceversa. Ci aiuta il fatto che siamo fidanzati da molti anni, da quando eravamo giovanissimi e quindi siamo abituati a scambiarci idee, opinioni a confrontarci. Più che lavoro a quattro mani, dunque, io sono il primo critico di Carmine e lui fa altrettanto per le cose che scrivo io.

Perché il genere noir?

Perché sono le letture che facciamo più spesso, le nostre preferite. Ma i racconti che scriviamo spaziano dal noir al thriller, fino al fantastico. Amiamo queste letture, abbiamo, in comune, io e Carmine, anche una biblioteca con molti libri di questo genere. Ultimamente grazie a Carmine che ne è un amante, mi sto appassionando anche al fumetto, ad esempio Dylan Dog.

Quali sono gli autori che più vi piacciono, di questi generi?

Egdar Allan Poe, ovviamente. E poi Hammett, Spillane, Lansdale. Sono tanti e nei nostri racconti inevitabilmente ci sono le loro influenze.

Siete entrambi docenti.

Sì. Carmine insegna filosofia. E’ di ruolo, rientrato in Basilicata dopo essere stato per un po’ di tempo a insegnare in un paesino del Piemonte. Io sono insegnante di Lettere. Purtroppo ancor non di ruolo e, in questo momento, senza una cattedra.

Il luogo dove siete cresciuti è Ferrandina: da lì nascono alcune ispirazioni trasformate in racconto?

Certo. Succede anche questo. Ma i nostri racconti, partono dalla provincia, dagli ambienti più familiari per poi trovare aspirazioni altrove, in altri luoghi, anche meno familiari. Io ad esempio ho studiato e vissuto  a Potenza per molto tempo. Alcune storie partono proprio da qui, dalle sensazioni che ho vissuto stando, a volte anche da sola, in una città distante dal mio ambiente originario.

Perché la scelta della forma del racconto?

Molti ritengono che il racconto sia una palestra per poi passare al romanzo. Per noi non è così. Riteniamo che il racconto sia un genere a sé. Prima di essere scrittori siamo amanti e lettori di racconti. Per noi è un vero amore. E’ il modo con cui ci esprimiamo maggiormente nella scrittura. Di racconti io e Carmine ne abbiamo scritti diversi. Per Ombre abbiamo fatto una selezione e ne abbiamo scelti tredici. Ma speriamo di poter pubblicare presto altri racconti.

E’ difficile pubblicare al Sud?

E’ difficile pubblicare questo genere di cose, perché gli editori ritengono che i racconti non abbiano grande presa sui lettori. Noi non crediamo che sia così. Altrimenti come si spiega che Stephen King sia lo scrittore che vende di più al mondo?

Oltre alla scrittura di racconti avete anche altre passioni artistiche?

Carmine si diletta in saggi, scrive recensioni di libri, scrive di filosofia. Io curo più le arti visive: cinema e teatro. Insieme abbiamo scritto sceneggiature, ci siamo dedicati al teatro sperimentale e alla direzione di cortometraggi.

Perché la vostra racconta di racconti è stata intitolata “Ombre”?

Ci è sembrato che il tiolo riassumesse il senso dei nostri racconti che hanno nelle Ombre, appunto, il filo conduttore. Dietro ognuno di noi, dietro ogni gesto quotidiano, c’è un’ombra pronta ad affiorare in modo inaspettato. I nostri racconti partono da situazioni quotidiane, familiari, che – grazie a un’ombra pronta ad emergere – si trasforma in situazioni inconsuete”.

Carmen e Carmine in questi giorni stanno presentando il loro lavoro letterario in giro. Ma stanno lavorando anche a un romanzo, a una nuova raccolta di racconti, e covano l’idea di realizzare dei cortometraggi su alcuni loro racconti.

Emilio Chiorazzo

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