“Mia madre  diceva spesso: i progetti metteteli in un cassetto e profumateli. Ogni tanto aprite quel cassetto, spolverate e parlate con i vostri sogni. Prima o poi si realizzeranno”. Carmelina Guastamacchia Novembre quel consiglio lo ha seguito alla lettera. E il sogno che aveva da bambina, tra i vicoli e i campi di Grassano, si sono realizzati alcuni decenni dopo, a Torino, dove si era trasferita con il marito. E dove aveva realizzato un altro importante progetto: ha messo su famiglia e oggi si gode l’amore di due figlie e cinque nipoti. “Ho investito molto sulla famiglia. Mi sono sposata, ho avuto due figlie, le ho  seguite; ho collaborato con mio marito che era responsabile Utet medica. Una quindicina di anni fa, quando le mie figlie erano ormai autonome, ho ripreso la mia grande passione”.

Carmelina voleva fare i profumi. Lo sognava da bambina, li realizza adesso, in una Maison che a Torino è un punto di riferimento per chi crede che nelle essenze e nelle fragranze ci sia la chiave del benessere e della felicità. Dentro quei profumi c’è la sua terra, ma anche la concezione della vita, che per Carmelina, ruota intorno alla famiglia, al benessere della coppia, all’amore. La passione e la filosofia che stanno dentro questi profumi le ha raccontate anche in un libro, “Il naso del mistero: il linguaggio segreto delle fragranze” (Conti editori). Racconta anche che esiste un modo particolare per spruzzarsi i suoi profumi e che fa ricorso anche alla psicologia per aiutare i suoi clienti a scegliere il profumo personale.

Quando ha capito di avere una passione per i profumi?

Da sempre. Ho iniziato a 5 anni: rubavo il dopobarba di mio padre lo svuotavo in una bacinella e lì dentro ci mettevo le margherite,  fiori, di tutto e di più. Ma vivevo a Grassano e non ho potuto sviluppare subito la mia passione. Sono passati gli anni,  mi sono sposata, sono diventata mamma e quel pensiero è rimasto fisso in me. Ripensando a quel che diceva sempre mia mamma, ho riaperto quel cassetto e ripreso questo progetto.

Com’è iniziato il suo cammino nel mondo delle fragranze?

In treno, durante un viaggio verso il Sud. Stavo andando a Napoli, avevo scelto di viaggiare in aereo, ma c’era uno sciopero, rischiavo di non partire. Così decisi di andare alla stazione di Porta Nuova: presi il primo treno che andava verso Roma. Avrei capito dopo come raggiungere Napoli. In treno conobbi Josephine, una bella signora, francese, con uno splendido naso francese. Cominciammo a parlare. Le disse che avrei voluto creare i profumi. L’idea le piacque, legammo subito. Mi disse: “immagino la sua maison, lei immersa tra fragranze, boccette ed essenze”. Mi riempi di  complimenti. A un certo punto aprì la sua borsa, tirò fuori un taccuino e cominciammo  a scrivere la ricetta per un profumo. Nacque  “Diciotto” , la coppia, l’uomo e la donna. Io dico sempre che sono figlia dell’amore: non avrei potuto fare questo lavoro se non fossi stata la figlia di mamma Leonarda e papà Andrea. Si amavano tanto. Sono figlia di quell’amore. Mia mamma mi cantava sempre la canzone Profumi e balocchi. Penso di aver immagazzinato tutti questi input nei miei neuroni che, a un certo punto sono venuti fuori.  Josephine mi dette delle dritte, grazie ai suoi consigli sono stata a Grasse in Francia, mi sono documentata, ho approfondito le mie conoscenze.

Perché ha chiamato Diciotto il suo primo profumo?

Perché è un numero che rappresenta la coppia: l’uno è l’uomo, l’otto la donna. Le mie sono fragranze complementari per l’animo della coppia. Ma poi ho fatto tutti i  passaggi esistenziali  dell’uomo: dalla coppia alla maternità, fino alla adolescenza. Borotalco e mandarino sono  “Nuvole di Borotalco: l’attesa di una nuova vita”; l’adolescente è il Filibustiere, ma non in senso negativo: è colui che guida la coppia ma che riempie di coccole la donna. Nei miei profumi, poi, diventa Latin Lover e infine Casanova. La ragazza è Jolie. Collaboro con alcuni psicologi, ho una figlia che è aromaterapeuta. Mi confronto molto con loro quando creo un profumo, perché l’obiettivo è quello di portare amore e donare pace alla coppia, un’istituzione ai nostri tempi sempre più in crisi.

Nei temi che raccontano i suoi profumi, ricorre la famiglia.

Non solo nei contenuti, anche la bottiglia è studiata con questa filosofia: è una colonna, un pilastro. E poi i miei profumi hanno la classica pompetta per spruzzarli, in modo che quando i ragazzi vedono i loro genitori che si profumano, sono attratti e incuriositi e vogliono imitarli.

Nei suoi profumi quanto c’è della sua terra di origine?

Le radici ci danno nutrimento, potere e stabilità. Non si cancellano più. L’”Ambasciatore lucano” l’ho creato quando  Billy de Blasio, il sindaco di New York  è venuto a Grassano, il paese d’origine della sua famiglia. E’ un parente della mia nonna. In quel profumo ci sono le fragranze della nostra terra. L’ha testato un’altra lucana doc: Carmen Lasorella. Poi ho realizzato “L’acqua profumata dell’Alleanza”,  che abbraccia tutto il mondo, di ogni razza e colore si chiama amore. E’ fatta con il fiore d’olivo. Un lucano che sente questa fragranza ci rivede la sua terra.

Il 12 gennaio, una settimana prima dell’inaugurazione di Matera capitale europea della cultura, presenterà alcune nuove creazioni a Palazzo Gattini, nella città dei Sassi.

Si tratta di Gocce di Pane e di Leonardo. Cercavo  la fragranza del pane da quand’ero bambina. Mi ricorda quando mia madre  lo sfornava. Quel profumo mi ha fatto sempre impazzire. Illumina il cuore, fa stare bene. E poi c’è Leonardo.E’ un riferimento al Genio da Vinci, ma è prima di tutto un omaggio a mia mamma, Leonarda che era una grande creativa. Mi sono rifatta al cibo che amava mangiare Leonardo, grazie a una ricetta che ho ricevuto in dono da una giornalista, mancata un po’ di anni fa. Amava la cucina ed era in possesso di questa ricetta Rinascimentale. Si tratta di piatti unici, completi. Nel mio profumo predomina un frutto, ma non dirò mai qual è. Sarà un segreto, ma di una cosa sono certa: non si potrà dire che somigli a qualcosa. E’ una fragranza unica. Ed è un profumo “tosto”, così ho creato anche Leonardo acqua, una versione più leggera e più adatta ai giovani,  riferendomi ai suoi studi sull’acqua, al suo Codice.

 

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