Possa ogni droga che io abbia mai preso tornare                                                              e riportarti ad alti spiriti, possa ogni bicchiere di                                                                vino o di wodka che io abbia mai bevuto, tornare                                                              e farti sentire davvero bene,  concedendoti di                                                                 acquisire la naturale chiarezza della mente e farla                                                             scorrere libera, possano tutti i suicidi essere                                                                    canzoni di ispirazione, possa tutta la cioccolata                                                               che io abbia mai mangiato a tornare a scorrere                                                                 attraverso il sangue e farti sentire davvero felice,                                                            grazie per avermi permesso di essere  un poeta,                                                              uno sforzo nobile, predestinato, ma l’unica scelta                                                              che avevo

(John Giorno)

«Devi bruciare per fare luce…»: erano i suoi versi, ma anche il suo pensiero. John Giorno, il poeta della Pop Art e della Beat Generation si è spento, lo scorso fine settimana – venerdì 11 ottobre –  a New York, all’età di 83 anni. Li avrebbe compiuti il 4 dicembre. Aveva anima e origini lucane: suo padre Amadeo Giorno era un imprenditore, aveva impiantato negli Usa una fabbrica di abbigliamento, la madre Nancy Gardano, era una stilista. La sua famiglia era originario di Matera e della provincia lucana. A Tursi, dove l’artista ha trovato tracce dei suoi avi era stato più volte e nel 2013 ha ricevuto la cittadinanza onoraria:  i Panevino, infatti, che danno il nome all’omonima frazione tursitana, erano suoi antenati e hanno rappresentato un pezzo di storia locale così importante da meritare un popolare riconoscimento. E da Aliano, il paese dov’era stato al confino Carlo Levi e dove trae origine il Cristo si è fermato a Eboli: sua nonna, Maria Panevino, era partita da qui per emigrare, nel 1896 a New York. John Giorno era stato compagno e musa di Andy Warhol che, agli inizi degli Anni Sessanta decide di dedicarli il suo primo film, “Sleep”, durante il quale Warhol aveva  ripreso John Giorno, che dormiva nudo, per cinque ore.

“Vuoi diventare protagonista di un film, una star del cinema?”, gli disse Warhol. E lui rispose: “Certo, così sarò come Marilyn”.

John si era laureato alla Columbia University e per un breve periodo aveva lavorato come broker, operatore di borsa per conto di una banca. Ma la sua passione per l’arte lo portò quasi subito a diventare uno dei punti di riferimento della Factory di Andy Warhol.

Il suo intento era quello di scuotere la poesia, di liberarla dalla pagina scritta e di incastonarla nella vita di tutti i giorni. Nel sua casa,  una town house di mattoni rossi al 222 della  Bowery street– tre loft che John aveva creato per viverci e lavorare ma anche per ricevere ospiti – si riunivano i maggiori esponenti della avanguardia e della beat generation. La chiamavano «la cattedrale dei mendicanti» ma era una vera “fabbrica” di cultura nuova: ci si poteva trovare spesso lo scrittore e pittore Burroughs, artisti come  Rothko, Rauschenberg e Jasper Johns. E ancora John Cage, Robert Mapplethorpe, Allen Ginsberg, Jack Kerouac, Gregory Corso e Patti Smith.

Giorno era considerato uno sperimentatore della poesia e dell’avanguardia internazionale. E’ stato compagno di Andy Warhol, ha avuto relazioni con Keith Haring e da  23 anni era sposato con l’artista svizzero Ugo Rondinone.

Nel 1967 ebbe una grande intuizione e realizzò la Dial-a-poem. Era un sistema di lettura di poesie al telefono. Bastava  comporre un numero (oggi ancora attivo) e ci si trovava ad ascoltare una poesia di John Giorno o di Burroughs che aveva condiviso l’idea della poesia al telefono. O ancora di Alen Ginsberg, Diane di Prima, Clark Coolidge, Taylor Mead, Bobby Seale, Anne Waldman, Jim Carroll. Ma al telefono venivano diffusi anche i discorsi politici delle Pantere nere, le Black Panters. Fu un successo: Giorno partì con dieci linee, furono presto raddoppiate.

Giorno ha scritto anche un’intera antologia sulla pornografia, negli anni nei quali esplodeva l’Aids e si occupò anche degli aiuti ai malati.

Da quasi venti anni stava scrivendo una sorta di biografia “Great devil king”: scriveva ogni mattina. Ma rimarrà un’opera incompiuta.

 

LASCIA UNA RISPOSTA

Per favore inserisci il commento
Per favore inserisci l tuo nome