L’arse argille consolerai: Carlo Levi dal confino alla Liberazione di Firenze “,  il libro che  ha aperto la strada alla collaborazione fra uno dei più importanti musei del mondo, gli Uffizi,  e la  Basilicata, sarà presentato dal suo autore, il giornalista Nicola Coccia, a Pisticci, Montemurro, Moliterno, Garaguso, Lauria, Latronico, Melfi, Palazzo San Gervasio e Matera. Il  volume racconta anche la nascita del “Cristo si è fermato a Eboli”, definito da Vittore Branca, l’Indiana Jones della nostra archeologia letteraria che ha scovato l’autografo del Decamerone, “il  libro  più importante del nostro dopoguerra”. Carlo Levi, medico, pittore, membro del Comitato toscano di Liberazione,   lo scrisse a mano, con un  lapis, senza ripensamenti.

Lo scrisse mentre per le strade si eseguivano retate di ebrei, si uccidevano renitenti alla leva e dal cielo gli Alleati bombardavano gli scali ferroviari per impedire i rifornimenti ai tedeschi. Ogni giorno poteva essere l’ultimo.  Ruoli importanti nella scrittura del  celebre “memoriale” del confino  l’hanno avuta  Manlio CancogniPaola Olivetti, moglie dell’industriale delle macchine da scrivere,  Anna Maria Ichino che dal 1938 al 1944 ha salvato decine e decine di antifascisti,  Eugenio Montale, Umberto Saba e  altri intellettuali.

Per sei anni, l’autore  ha setacciato gli archivi di Stato di Matera, Roma, Firenze, Torino , nonché quelli della casa editrice Einaudi. Ha rintracciato  in Basilicata, Lazio, Toscana, Svizzera e Stati Uniti le persone che avevano incontrato Carlo Levi. Nell’ultimo capitolo  c’è l’intervista alla figlia segreta  dell’antifascista torinese. Nelle  24 pagine  pagine di fotografie, molte delle quali inedite,  vi è anche quella dell’uomo che ha suggerito a Carlo Levi il titolo del suo capolavoro “Cristo si è fermato a Eboli” e sette foto scatatte da Mario Carbone durante il suo viaggio in Lucania nel 1960 con Carlo Levi.

Lo scorso anno Nicola Coccia  è stato chiamato dal direttore degli Uffizi, Eike Schmidt, a parlare di Carlo Levi e delle “Arse argille consolerai” nell’ambito della   Giornata della memoria che il responsabile del museo aveva dedicato all’antifascista torinese. Il mese successivo, il 14 febbraio, il giornalista ha accompagnato Schmidt prima ad Aliano, luogo del confino di Carlo Levi, e poi a Matera, a Palazzo Lanfranchi, dove è custodito il grande dipinto del pittore Torinese “Italia ‘61”. Al termine del viaggio in Lucania  Schimidt e il sindaco di Firenze Dario Nardella hanno intitolato due piazzette, ai lati di Palazzo Pitti, a Carlo Levi e Anna Maria Ichino, la donna che lo ha protetto durante  la guerra  e che ha battuto a macchina, pagina dopo pagina,  “Cristo si è fermato a Eboli”, come raccontato nell’Arse argille consolerai, Premio Carlo Levi.  Da quel momento il direttore degli Uffizi  ha iniziato una collaborazione con la Lucania, prima con Aliano, poi con Moliterno, e, infine con Matera dove pochi giorni fa Schmidt ha inaugurato una serie di opere dedicate al pane e portate direttamente  dagli Uffizi.

Il tour di Coccia comincia il 9 novembre alle 10 al liceo classico di Pisticci per le Lezioni del ‘900  e alle 18 alla Fondazione Sinisgalli a Montemurro. Domenica 10 novembre alle 17,30 il volume sarà presentato nella sala delle  conferenze di Palazzo Aiello  Museo del Paesaggio. Interverrà, oltre all’autore, il professor Gianfranco Aiello, fondatore del sistema museale di Moliterno. Lunedì 11 Coccia sarà a Garaguso, il 12 al liceo di Lauria e il pomeriggio al museo di Latronico,  il 13 a Melfi, il 14 a Palazzo San Gervasio, il 15 a Policoro e il 16 a Matera dove sarà esposto il quadro realizzato da Carlo Levi durante il confino e chiesto in prestito dal direttore degli Uffizi per quasi sei mesi.

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