La luce di gennaio sarà particolare, perché nasce dalla creatività di tre donne. Tre donne di Aliano. Un’immagine, un’idea, uno scatto che durerà tutto il mese. Un buon auspicio per il nuovo anno. Gennaio avrà la luce e le atmosfere della Basilicata, grazie all’architetto Enza Mariantonietta Pepe, alla fotografa Teresa Lardino e alla modella Annarita Sassone. E’ la loro idea una delle fotografie premiate – e tra le più votate – del concorso “Architettura nuda”, che ha scelto dodici idee che raccontavano la nudità tra architettura e corpo umano.

La foto delle tre donne lucane è stata la seconda classificata, per voti assegnati da una giuria qualificata di professionisti. E le è stato assegnato il mese di Gennaio. Il primo del nuovo anno.

A raccontare l’esperienza che ha portato agli onori della cronaca nazionale la creatività femminile del nostro Sud, è proprio l’autrice della fotografia, la freelance Teresa Lardino.

Che fotografia è quella premiata ad “Architettura nuda”?

Il concorso prevedeva di interpretare un’opera architettonica, creando un connubio, una fusione con il corpo umano. L’architetto Pepe ha messo a disposizione una lampada che ha creato lei stessa e insieme abbiamo realizzato questo scatto: una luce esce dalla lampada e crea un connubio con la modella.

E’ un’opera tutta al femminile

Vero, siamo tre donne di un paesino sperduto della Basilicata, anche se Aliano è conosciuto grazie a Carlo Levi.

Le sue fotografie raccontano soprattutto il territorio.
Dico sempre che non si può scegliere il posto dove si nasce ma si può scegliere se amarlo o meno. Io amo Aliano. Mi occupo di fotografia storica, giro l’Italia con delle mostre, raccontando proprio il mio paese. Stavolta mi sono cimentata con un nudo artistico e architettonico. Era la prima volta e d è andata bene.

Porta in giro anche una mostra dal titolo Grassano andata e ritorno, sempre in collaborazione con un architetto.

E’ un progetto legato a Carlo Levi, Grassano è  il primo paese dove lo scrittore e pittore torinese è stato al confino. L’ho curato insieme all’architetto Lodovico Alessandri di Roma che conosce molto bene le realtà della nostra area e si prodiga per valorizzarle.

Com’è fare la fotografa in Basilicata?

Non semplice, dipende molto da quello che uno vuole comunicare. A me piace andare a casa delle persone, faccio ritratti di persone anziane. Quei volti antichi, le rughe come dei calanchi, sono il segno della nostra terra- Volti scavati e induriti dal sole. Con le mie fotografie faccio conoscere questo mondo che piano piano sta scomparendo. Sono gli ultimi testimoni di Cristo si è fermato a Eboli. Le nuove generazioni  non hanno queste caratteristiche estetiche. Le mie foto danno voce a queste persone.

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