Folgorati da (san) Vinicio Capossela sulla via di Pignola. Così nascono i Musicamanovella. E’ un afoso agosto del 2004 quando Capossela sbarca nel comune del Potentino in cerca di canti popolari lucani. Ha un progetto in mente, che si concretizzerà qualche anno dopo in un disco, “Le canzoni della Cupa”. Vinicio contatta gente, anziani, giovani, musicisti. C’è un gruppo di giovani amici, musicisti del posto, tutti con le radici che affondano in un complesso folcloristico locale che porta in giro, anche per l’Europa, la musica e  i fatti popolari lucani. Rocco, Dario e gli altri stringono un rapporto di collaborazione e amicizia con Capossela che, quando decide di fare un concerto a Pignola, li vuole sul palco. Per Rocco Spagnoletta e i suoi amici è la folgorazione. Nove mesi dopo – dice lui, come un parto –  nascono i Musicamanovella, nome dedicato a un disco di Vinicio. All’inizio fanno cover del loro mentore. Poi spaziano nel mondo della musica italiana di spessore, da De Gregori a Paolo Conte, fino a “mettersi in proprio”. Quando scrivono si rifanno ai Gogol Bordello, a Manu Chao. Per i testi attingono alle loro radici culturali e alle loro letture, ma ci mettono sopra il carico dell’ironia.

I Musicamanovella in un concerto

E’ così che i Musicamanovella arrivano a incidere il primo disco “L’amore è cieco e ci vede poco”_ è il 2010. Quest’anno cade il decennale e lo festeggeranno con una riedizioni di quei brani, rivisitati in chiave attuale,che usciranno come singoli e con un tour celebrativo.

Ma in questi dieci anni, i Musicamanovella hanno suonato in giro per l’Italia e l’Europa, sono saliti di nuovo sul palco con Capossela,  hanno inciso altri due dischi (“Te lo giuro su Vinicio Capossela”, il cui brano omonimo viene scelto come colonna sonora del film “Un paese quasi perfetto”, e “Chiedi all’orizzonte”), nel 2013 partecipano al concerto del Primo Maggio a Napoli, l’anno successivo salgono sul palco del Primo Maggio di Roma e per due volte, nel 2017 e nel 2020 hanno partecipato alla diretta Rai di Capodanno “L’anno che verrà”.

Sono stati oltre duemila  i concerti che hanno fatto. La band originaria, nel frattempo si è modificata e si è arricchita anche con musicisti arrivati da fuori Pignola. Oggi la formazione è composta da  Dario Vista – voce e basso, Antonio Gruosso – fisa e back vocal, Mimmo Gruosso – Keyboards e pc, Renato Pezzano– Chitarre, Antonello Ruggiero – Batteria. Voce e chitarra Rocco Spagnoletta che è anche l’autore dei testi. Laureato in Economia a La Sapienza  di Roma, Rocco Spagnoletta fin da quando aveva nove anni entra a far parte del Gruppo di Ricerca e Animazione Culturale Vineolae di Pignola, un gruppo di musica e teatro che aveva come obbiettivo quello di rivalutare le tradizioni popolari della Basilicata coniugando alla ricerca lo spettacolo.

In più di 10 anni porta in scena con il Gruppo Vineolae numerosi spettacoli in tutta Europa. Parlano di brigantaggio, emigrazione, magia e collabora alla stesura di testi e musiche, partecipa come attore e cantante.  Inizia a suonare la chitarra e a collaborare con numerose band nel suo soggiorno  romano (dal 1996 al 2004),  lavora come direttore artistico per numerosi locali: scova band emergenti, collabora con numerosi gruppi del panorama indie romano.

Ama scrivere. Lo fa per giornali e per il web:   nel 2005, tra i primi blogger ad avere più di 100.000 visitatori in un anno.

Rocco Spagnoletta, voce, chitarra e autore dei Musicamanovella

Nel 2004, dopo la laurea, torna in basilicata e, insieme a Dario Vista fonda i Musicamanovella.

Un tributo a Vinicio Capossela?

Siamo nati grazie a lui. Nel 2004 Vinicio Capossela, che faceva delle ricerche sulla musica popolare lucana è arrivato a Pignola. Entrammo in contatto, con lui, fino ad allora suonavamo per passatempo. Vinicio decise di fare un concerto a Pignola, suonammo con lui, poi decidemmo di fare una cover band. Anche il nome è un tributo a un suo album. Diciamo così: Capossela per noi è come Bob Dylan fu per i Rolling Stones.

Dopo le cover sono iniziate le produzioni inedite…

Cominciammo a mettere in repertorio brani di altri cantanti: De Gregori, Gogol Bordello, Manu Chau, quella che era  musica folk-rock combattente.

Le vostre origini sono folk?

Sì, i quattro fondatori del gruppo veniamo tutti da un gruppo folcloristico di Pignola. Vi abbiamo partecipato fin da bambini. Abbiamo girato l’Europa con quel gruppo. Le nostre radici sono state quelle. Eravamo in cinquanta. C’era anche Arisa che cantava con noi.

Da quel gruppo popolare ai Musicamanovella cos’è successo?

Intanto siamo cresciuti, siamo andati fuori regione  a studiare, abbiamo fatto altre esperienze. Ci sono di mezzo le molte letture che abbiamo fatto, da Celine a John Fante.  Abbiamo avuto un approccio più culturale verso la musica.

E da cover band come siete passati alla vostra musica?

Per gioco avevamo scritto qualche canzone, un produttore ci sentì, ci propose di fare un disco. Gli dissi subito di sì, ma in realtà avevamo scritto due o tre canzoni. A lui dicemmo di averne pronte una ventina. Ci mettemmo sotto e in una settimana ne scrivemmo un disco intero. Uscì nel 2010: l’amore è cieco, ci vede poco. Poi abbiamo fatto altri due dischi, il Primo Maggio a Roma nel 2014. Più di duemila concerti in dieci anni.

Come nascono i vostri testi ironici?

Mentre la musica nasce insieme agli altri componenti del gruppo, i testi li ho scritti tutti io.  Derivano dalle letture e dalla mia passione per la scrittura. Tenevo un blog, mi ero impegnato a scrivere qualcosa ogni giorno. Era anche molto seguito: circa centomila visite all’anno. Grandi numeri. Scrivo ogni giorno qualcosa, ho scritto poesie, un romanzo, racconti epici. Quel tipo di scrittura mi appartiene, è nelle mie corde.

Com’è il panorama musicale in Basilicata?

Ci sono moltissime realtà, spaziano in tutti i generi, dall’elettronica al folk. C’è, però un problema: la maggior parte dei ragazzi che si avvicina a questo mestiere, ha l’obiettivo di studiare bene una canzone per andare a fare i provini nei talent. Se non ci riescono un anno riprovano l’anno dopo, senza però misurarsi nel frattempo con il palco, con la produzione di musica dal vivo. Questo succede non solo da noi, collaboro con l’Accademia musicale e vedo che è una abitudine generalizzata in tutto il Paese. In Basilicata però ha già un effetto negativo: non essendoci gruppi, gente che vuole suonare e cantare dal vivo, sono diminuiti anche i locali che mettono a disposizione uno spazio. Ormai sono pochissimi quelli che propongono musica dal vivo. Qualche anno fa, erano tantissimi, facevamo anche 4 concerti a settimana. Ma nonostante questo c’è fermento.

Quali sono i vostri prossimi progetti?

Quest’anno cade i decennale del nostro primo disco e faremo uscire  come singoli rielaborati dieci anni dopo i brani di quel disco. Anche il brano che abbiamo proposto alla trasmissione Rai “L’anno che verrà” era uno di questi. Una rivisitazione. E poi faremo un tour celebrativo del nostro primo lavoro discografico.

Cosa comunicate con la vostra musica?

Cerchiamo di veicolare un messaggio che è quello dello stare bene insieme, dell’amicizia. Noi esistiamo perché siamo una band, singolarmente avremmo avuto forti difficoltà. La forza che ci diamo l’un l’altro vorremmo trasmetterla anche a chi ci viene ad ascoltare.

Quanta Lucania c’è nelle cose che fate?

Tutto. Le storie che raccontiamo le viviamo al bar, nelle piazze dei nostri paesi e delle città. La nostra provincia è il paradigma della provincia del Sud e dell’Italia. Sono le stesse storie che si possono raccontare in Romagna o in Toscana. Il linguaggio cambia ma le storie sono le stesse.

 

 

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