Il progetto, “The new poets” richiama un po’ la setta dei poeti estinti raccontata dal film “L’attimo fuggente”. Il legame non è solo nel pensiero (la poesia come sentimento dell’uomo), ma anche nel fatto che, lucano come Orazio Flacco, col suo Carpe diem che ispira il film, è il professor Marco Toscano, da pochi giorni premiato come il miglior docente d’Italia.

Un riconoscimento che arriva proprio grazie al suo progetto che trasforma in rap i contenuti delle lezioni che tiene in un istituto professionale di Ferrara. “Facciamo però tutto il contrario dei rapper – spiega Toscano –  non esaltiamo valori negativi. Anzi, vogliamo dare un esempio diverso, perché una realtà diversa è possibile”.

Originario di Marconia di Pisticci (“ma la mia bisnonna aveva un tabacchino a Chiaromonte”, dice per allargare le sue radici territoriali),  Marco Toscano è stato premiato con l’Atlante Italian Teacher Award, un vero e proprio Nobel per i migliori insegnanti d’Italia nato dalla collaborazione tra Repubblica scuola e United network. Ha un passato di politica attiva, mentre frequentava l’università, quando grazie a lui nacque “Sui generis” un movimento che aveva la stessa filosofia del suo progetto – una realtà diversa è possibile – e che ha cercato una strada post ideologica ancor prima che quella strada la percorresse il Movimento Cinquestelle.

“Parliamo del 2001, al governo c’era Silvio Berlusconi. La sinistra sembrava non i grado di rispondere alle esigenze di noi giovani. Non ci piaceva la politica che portava avanti. Ci colpiva la mancanza di meritocrazia, a scuola nelle scelte e a livello dirigenziale, il sistema delle raccomandazioni era forte. Così decidemmo di passare ai fatti: convocando  iniziative culturali, eventi per sensibilizzare su questi temi”.

E ora è arrivato questo premio: come ci si sente nei panni del miglior prof d’Italia?

La cerimonia di premiazione c’è stata pochi giorni fa a Roma. A dire il vero son ostati premiati tre progetti a livello nazionale, uno poer ogni ordine di scuola: per le elementari, le medie e le superiori. Forse l’etichetta mi è stata affibbiata perché insegno alle superiori e, moralmente, risulta quella con la più alta complessità. Secondo me, quel che è piaciuto è il progetto: alla gente, alla commissione che l’ha giudicata e anche ai media. Hanno valutato migliaia di progetti negli ultimi due anni ma un progetto come il nostro non lo avevano ancora visto.

Di cosa si tratta?

Intanto c’è da dire che siamo partiti a livello artigianale e siamo arrivati a realizzare la colonna sonora della campagna nazionale “Non è normale che sia normale” contro i femminicidi. I nostri prodotti si trovano e si possono acquistare sulle piattaforme digitali, i digital store che conoscono i giovani. E quegli introiti vengono destinati ai figli delle vittime di femminicidio. Insomma  è un bel traguardo. E se si pensa che tutto è nato dai banchi di scuola di un Ipsia, a Ferrara, è davvero un miracolo.

Trasformate i contenuti delle lezioni in canzoni rap: come è nata l’idea?

Nel 2013, durante l’anno scolastico a Cento, in provincia di Ferrara, un mio ex alunno mi ha inviato un videoclip dicendomi che la canzone era stata ispirata dalle mie lezioni di storia ed educazione civica. E’ a questo punto che mi si accende la lampadina: è possibile pianificare tutto questo nelle aule, sulle tematiche che tratto quando faccio lezione, legando tutto alla attualità. Cerchiamo di ragionare sui problemi. Abbiamo deciso di provare: quei temi diventano testi originali di canzoni,  cerchiamo  poi composizioni originali, diventano basi musicali, sincronizziamo tutto, immaginiamo il videoclip, dove ogni singola immagine si rifà ai versi che abbiamo scritto. Studiamo tutto a tavolino, poi c’è la divisione dei compiti: ci sono studenti che fanno i video maker, quelli che ballano, c’è chi canta. Un’attività multidisciplinare che parte da un presupposto: il testo deve essere reale, deve colpire. Tematiche come bullismo, violenza sulle donne vengono trasformate in canzoni. I ragazzi leggono meno, la musica li aiuta, il ritornello resta nelle loro teste. E quindi sono sensibilizzati, anziché essere apatici, verso i problemi. Con la didattica tradizionale si fa fatica, specie in un istituto professionale. In questo modo sono loro stessi che spingono a portare avanti l’attività: un’esca che attira, anche studenti che non sono nelle mie classi.

Tutto questo fa parte del programma scolastico?

No, facciamo la stragrande maggioranza delle cose in orario extrascolastico. In classe spiego Dante o Leopardi, loro acquisiscono le competenze tradizionali. Per le nostre canzoni “rubano” la tecnica ai grandi autori. E’ successo con Cecco Angiolieri: il suo “Se io fossi…” lo abbiamo trasformato in chiave e temi moderni. In classe ci coordiniamo per l’attività extra:  la realizzazione la facciamo fuori, c’è un’etichetta di Ferrara, la Settetre Music che collabora al progetto, colleghi di informatica si occupano del sito web, un amico avvocato ci dà il sostegno legale. Abbiamo una rete che va da Barcellona fino in Basilicata. La teniamo viva e alimentata.

Questo progetto è un modello esportabile?

Certo. Ci ha contattato una scuola di Sabaudia che fa Melting poets. Traducono i testi poetici in tutte le lingue del mondo. La canzone del femminicidio l’abbiamo già tradotta in spagnolo, lo stiamo facendo con l’inglese e vorremmo tradurla anche in arabo. Purtroppo certi problemi sono internazionali. L’importante è creare una filiera. La nostra riesce a fare, in maniera indipendente, tutto ed è anche una filiera aperta, a mano a mano che andiamo avanti si aggiungono persone, ex studenti. Un laboratorio, com’erano le botteghe artigiane del Rinascimento fiorentino.

Che rapporto ha con la Lucania?

Sono legatissimo alla mia terra, mi ha visto protagonista a livello politico quand’ero più giovane. Nel 2010 sono stato candidato alla presidenza della Regione. Avevamo creato un  laboratorio informativo contro l’indifferenza. Immaginavamo una Basilicata che sicuramente non è quella che è diventata oggi. Già all’epoca denunciavo il fenomeno dell’abbandono, l’emigrazione di tanti ragazzi. Sta ancora accadendo, vuol dire che la politica non ha ancora trovato un antidoto. Sono legato alla mia terra, chi è lucano  sa che abbiamo un rapporto particolare col nostro territorio. Siamo sensibili alle radici rurali e contadine, artistiche, storiche, della Magna Grecia, siamo romantici… Parte della mia famiglia vive lì, la vecchia rete politica continua a vivere in Basilicata.

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