Se i sassi, le pietre, potessero parlare… lo farebbero in rima, con poesia. Racconterebbero il tempo e la storia. Le storie. Anche i Sassi – la maiuscola, in questo caso è d’obbligo – racconterebbero storie: di uomini e donne, di persone. I loro sogni, le loro ambizioni. I loro dolori, le gioie. Le delusioni. I Sassi sono quelli di Matera. La storia è quella che, in versi, racconta Amy Ann Weideman, un’americana del Michigan che ha scelto, per amore, di vivere in Basilicata. Amore prima per un uomo e ora per la terra. Tanto che ha deciso di raccontarne il suo rapporto con un linguaggio poetico e diretto anche ai più giovani, ai ragazzi e ai bambini. La aiuta, in questo, il segno grafico delle illustrazioni di Daniela Pareschi.

Nasce così il libro “Se i sassi potessero raccontare” (Edizioni Giannatelli). E quei sassi (le pietre e le abitazioni) Amy li conosce bene, perché fa la guida turistica in città e nel resto della regione. Attività che divide con le sue grandi passioni, la scrittura e la musica: suona e compone brani che, di tanto in tanto, propone anche in pubblico.

Come arriva in Basilicata?

Vivo da più di vent’anni a Matera, la mia storia qui è iniziata quando avevo 19 anni. Ero sposato con un materano quando sono arrivata la prima volta. Poi siamo tornati, nel tempo, diverse volte fino a che, nel Duemila siamo venuti a vivere qui, dove sono rimasta anche quando la nostra storia d’amore è finita. Arrivo da Ann Arbor, una città universitaria vicino Detroit, nel Michigan.

Com’è stato l’impatto con Matera e con la Basilicata?

All’inizio non è stato facile. Vivere qui è stata una mia scelta, l’ho affrontata bene, ero  anche contenta. Ma non conoscevo bene la lingua e Matera è una piccola realtà della provincia del Sud. Una situazione che è molto migliorata nel tempo. Ma arrivavo da una realtà super aperta, una città universitaria, multietnica, qualche difficoltà l’ho incontrata. Il sogno da americana c’era, però poi inevitabilmente si avverte la diversa cultura, l’isolamento. Una volta svanita la parte romantica della scelta, rimane il confronto con la realtà. Ma ho deciso di restare perché ho gli amici, qui ho la mia vita, qui è nato mio figlio.

Come nasce scrittrice?

E’ una delle mie passioni, insieme alla musica. Ho scritto anche altri racconti, sempre per bambini e sto cercando di pubblicare alcune storie per il mercato americano, perché le scrivo in inglese.

E quand’è che ha sentito la necessità della scrittura del libro?

Ho cominciato quando mio figlio aveva tre o quattro anni:  scrivevo racconti per lui. Sono passata dalle scrittura di canzoni a racconti in rima per bambini. Mi ha preso la passione per questo tipo di scrittura. Spontaneamente, insieme alla mia passione per la città e la sua storia, mi è venuto tutto quasi di getto: mi sono svegliata una mattina con l’idea già in testa.

E’ un libro illustrato.

Si da Daniela Pareschi. E’ una illustratrice che ho conosciuta un anno fa, quasi per caso, alla fiera del libro che era stata organizzata a Matera nell’anno della Capitale europea per la cultura. Io ero andata lì per incontrare alcuni editori. Daniela aspettava di parlare con il suo. Ci siamo messe a chiacchierare ed è nato subito un feeling. Conoscevo le sue illustrazioni al Calendario della Città del Sole. Mi erano piaciute al punto da metterlo da parte una volta finito l’anno. Quasi per scherzo le ho proposto di illustrare il mio libro. Non ci speravo. L’ho avvertita subito: non avrei potuto pagare. Ma questo non l’ha preoccupata. Mi ha detto subito di sì: mandami il manoscritto, s e mi piace lo faccio. Anche se non posso pagare? Certo.

In questo libro c’è il suo lavoro di guida turistica?

La sfida era di raccontare questa vasta storia di Matera in poche parole e in maniera lirica, attraverso la poesia e le immagini. Alla fine ho detto: merita una specie di linea del tempo, per collegare alcuni dei versi ai momenti storici importanti e nel libro c’è anche questo.

A lei che racconta la storia di questa città ai visitatori, cosa dicono i Sassi?

Tante cose. La nascita, la trasformazione, la storia, i racconti, la vita, la morte, la tristezza e la rinascita. E infine la speranza. Questa città, come l’intera regione, mi hanno dato tanto, a prescindere da tutte le imperfezioni, e per questo mi sento molto fortunata e molto grata.

Fa la guida solo in città o anche nel resto della regione?

C’è anche chi vuole andare a Venosa, a vedere il paese fantasma di Craco o andare a omaggiare Carlo levi ad Aliano. Ma la maggior parte delle richieste riguarda Matera.

Perché si rivolge ai bambini?

Mi viene spontaneo di scrivere in rima, ma sono anche molto visuale. Mi piace  disegnare.  E credo che questa scrittura sia più adatta ai bambini. Anche se non sono d’accordo che il linguaggio per i bambini debba essere più semplice. E poi nessuno, prima, aveva raccontato la storia di Matera indirizzata proprio a loro. Ci voleva. Anche gli altri racconti sono rivolti ai bambini. Ma il linguaggio che utilizzo, comunque, è anche per gli adulti. Questo genere, un libro illustrato e in rima può essere apprezzato ad ogni età. Forse è un limite, per la divulgazione, ma ho fiducia.

Parliamo di un’altra sua passione, la musica…

Suono da sempre. Suonavo nei pub, nei locali. Da quando sono diventata mamma suono solo ogni tanto, quando mi coinvolgono gli amici musicisti ai loro concerti. Mi piacerebbe fare una serata tutta mia, in passato è accaduto qualche volta. Ho la casa piena di strumenti ed ho pronti già materiale per due album, sono canzoni che mi piacciono e che vorrei incidere. E’ un sogno che tengo in un cassetto e che spero di poter realizzare prima di invecchiare. Lo faccio perché vorrei lasciare qualcosa di me a mio figlio.

Cosa  la ispira, quali sono le sue radici musicali.

Dipende. Ho tre fratelli grandi, quando loro erano adolescenti io ero molto condizionata dai loro gusti: ascoltavano i Creedence Clearwater revival, i Clash,  i Led Zeppelin.  Mia madre ascoltava Hank Williams, Bob Dylan e Joni Mitchel, e amo anche quello. Mia madre mi ha insegnato ad ascoltare anche jazz. Quando sono arrivata in Italia ho continuato ad ascoltare musica americana, ma conosco anche alcuni musicisti italiani. Mi piacciono Pino Daniele, De Gregori e Battisti. Apprezzo, Cristina Donà, Carmen Consoli e Ginevra Di Marco, quest’ultima scoperta da poco, durante un concerto che ha tenuto a Matera.

 

 

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