Se c’è una cosa che rimarrà di questo periodo, una volta che, finita l’emergenza, torneremo alla vita normale, sarà la sensazione che avremo del tempo. In questi giorni che sembrano sospesi, c’è chi, il tempo è riuscito ad addomesticarlo, a metterlo al servizio del suo ruolo di insegnante.

Carlo Mastropietro, professore di musica al liceo Attilio Bertolucci di Parma, il tempo dilatato di questa  clausura forzata l’ha destinato a un progetto che ha realizzato con i suoi allievi.

A distanza. Anzi, a dispetto della distanza. Perché l’altro aspetto che ci consegna il momento che stiamo vivendo, è la volontà di annullarle, le distanze. Tutto questo il professor Mastropietro lo ha sintetizzato in un progetto che ha coinvolto un gruppo di allievi degli ultimi due anni del liceo parmense. Insieme hanno realizzato una versione corale di Moon River, il brano di Henry Mancini, famoso per essere la colonna sonora del film “Colazione da Tiffany”. Ognuno a casa propria. I ragazzi sono Adele Spina, Carlotta Sarina, Jasmine Furlotti, Lorenzo Agro, Riccardo Zardi Boni, alle voci; agli strumenti, Aurora Galafassi ( flauto),  Adele Spina  (clarinetto); Daniel Daiu (chitarra),  Carlotta Sarina (basso elettrico).

Un progetto che apre nuovi orizzonti alla didattica. “Si, perché  per fare lavori con attenzione, alla ricerca della raffinatezza, dedicandoci anche tante energie, serve del tempo che la scuola non ci permette. Troppo spesso si bada più alla quantità. Questo lavoro, invece, va in un’altra direzione: non fare mille cose, ma una e fatta bene.” Carlo Mastropietro è nato a New York ma ha radici lucane, terra di origine della sua famiglia. Anche se vive da sempre in Emilia. Scrive testi di didattica musicale e compone musiche, anche per altri musicisti.

Prof, quando è nato questo progetto?

Gli arrangiamenti sono sempre stati una mia passione. Questo lo avevo preparato un mesetto fa, quando ancora non immaginavamo neppure quel che sarebbe accaduto. Era destinato a un altro gruppo di ragazzi. Stando forzatamente a casa, ho pensato che fosse adatto anche ad essere realizzato a distanza. Ma ho anche dovuto capire a chi rivolgerlo, perché c’erano parti vocali abbastanza difficili, ci volevano studenti che sapessero cantare bene, oltre che suonare. Così ho scelto il gruppo a cui rivolgermi, poi ho dovuto ridurre la parte musicale perché in origine c’erano più strumenti, ho dovuto adattarla a questo progetto.

Com’è andata tecnicamente?

Intanto il pezzo non era mai stato provato, ma conoscevo i ragazzi, le loro capacità. Ho capito che si prestava per fare questo esperimento. Ho usato appositi programmi di musica con i quali ho scritto le parti. Lo stesso programma mi ha permesso di fare col computer, elettronicamente, una traccia sulla quale lavorare. L’ho mandata ai ragazzi assegnando a ognuno la parte che avrebbe dovuto eseguire.  Loro  hanno realizzato tutto con grande semplicità e bravura, usando lo smartphone: hanno registrato la loro esecuzione e me l’hanno rimandata. Al resto ho provveduto io.

Chissà quante difficoltà.

Soprattutto legate al fatto che ho dovuto svolgere un compito che non era il mio:  quando sono arrivate le tracce, per la prima volta ho fatto un lavoro di montaggio. Io non sono un musicista da sala di registrazione, sono più portato per le esecuzioni dal vivo. Però mi ha aiutato un programma di montaggio. La difficoltà maggiore? E’ che ho dovuto studiarmelo, perché non lo conoscevo.

Ha scelto anche una versione difficile di Moon River.

Cercavo la versione più simile all’originale. Ho fatto una ricerca e devo dire che quella versione era la più bella, per me. Nella prima parte del brano  c’è un’attrice che canta, poi c’è l’orchestra e il coro. La parte corale è bellissima: ecco, quando ho dovuto assemblare le parti vocali, non avendo lo spartito originale, ho dovuto faticare un po’ per ricostruirla da solo.

Perché  proprio Moon River?

E’ stato un suggerimento casuale, arrivato da mio figlio. La canzone mi è sempre piaciuta. Mi è sempre piaciuto Henry Mancini quando usa il coro. In molte colonne sonore, anche ne La Pantera Rosa, ci sono parti corali molto belle.

Che prospettive apre questo progetto?

Sto inseguendo da tanto tempo questo modo di fare didattica. E’ un lavoro molto curato. Oggi si corre sempre, i tempi che abbiamo per fare le cose, anche a scuola, anche con ragazzi molto bravi, con capacità notevoli, per fare una cosa fatta bene, a un livello di raffinatezza, serve tempo e a scuola è difficilissimo poter dedicare tanto tempo a una cosa. A scuola il tempo è risicato, anche se ce la facciamo, gli scorsi anni abbiamo fatto progetti belli, partendo però da settembre, dedicando un intero anno. Grazie a questo momento si è potuto concentrare l’attenzione massima sul lavoro.

Sta pensando a un altro lavoro da assegnare ai suoi studenti?

Si, anche se dopo questo primo brano, che ha ricevuto tanti complimenti, ho deciso di concedere qualche giorno di riposo ai ragazzi. Ma non avendo una data precisa per il  ritorno a scuola, ho già pensato di orientarmi su qualcos’altro da fare. Stiamo pensando anche a realizzare dei video. Mi darà una mano un altro collega, che ha dimestichezza con i video.

Come nasce la passione per la musica?

Da tutta la famiglia, suonavano tutti: papà, gli zii. Mio nonno suonava il mandolino. L’ho accompagnato tante volte con la chitarra. Soprattutto d’estate, quando scendevamo per le vacanze in Basilicata. Lui decideva sempre di lasciare lo strumento a casa, poi andavamo in giro per il paese a cercarne qualcuno: una volta abbiamo trovato anche un banjo mandolino. Lui lo suonava, intratteneva le persone. Io lo accompagnavo..

Qual è il suo percorso musicale?

Mi sono diplomato in chitarra classica, poi in composizione e ho iniziato a insegnare abbastanza giovane. Ho sempre scritto musica ma non come prima occupazione. Ho scritto anche di recente: un testo di didattica è stato pubblicato in questi giorni, ho scritto per le musiciste dell’Ecoesamble trio che di recente hanno pubblicato un disco.

 

Carlo Mastropietro ha studiato chitarra classica sotto la guida di Giuseppe Luconi e composizione con Fabrizio Fanticini all’Istituto Pareggiato “Achille Peri” di Reggio Emilia quindi al Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano con Adriano Guarnieri, Niccolò Castiglioni, Irlando Danieli. Ha seguito i corsi estivi dell’Accademia Chigiana di Siena (1994-1995) con Giorgio Magnanensi e Franco Donatoni. Alcuni suoi lavori sono stati pubblicati da Hyperprism Edizioni Musicali – Perugia. È  docente di Chitarra e Musica di Insieme al Liceo Musicale “Attilio Bertolucci“ di Parma. Dal 2010 inizia una feconda collaborazione con le musiciste dell’Ecoensemble. Scrive per loro Jazz Lied – canzone per Yasemin, riarrangia per il trio Saffo Frammenti, una composizione del 1993, scrive Fiction Sonata – omaggio a Donna Summer – dedica ancora ad Anna Bellagamba Il filo del discorso per pianoforte solo nel 2014, e scrive per Morena Mestieri ed Anna Bellagamba Maria’s Piano Balcony – Winter nel 2015, per flauto in sol e pianoforte.

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