In piena era beat, a metà degli anni Sessanta, il poeta John Giorno, inventò il Dial a poem: si componeva un numero e, dall’altra parte del telefono, si ascoltava una poesia.

Tonia Bruno, cinquant’anni dopo, ha deciso di usare il telefono, il suo smartphone, per regalare favole ai bambini chiusi in casa per colpa del Covid 19.

Con John Giorno non ha legami particolari, se non le radici, per entrambi lucane e il fatto che lei, come il poeta beat scomparso di recente, vive fuori dall’Italia. Da tre anni si è trasferita alle Canarie. A Lanzarote. E da lì, fa arrivare le favole ai bambini, facendo leva sui suoi trascorsi di attrice di teatro, esperta di recitazione e di dizione. Ma anche di  educazione infantile.

Le sue favole hanno avuto così tanto successo che sono arrivate, dopo la Spagna, fin nelle case di Bergamo, proprio nei giorni più tristi di questa clausura obbligata.

“L’idea mi è nata quando qui alle Canarie, ancora non c’era alcuna traccia del Coronavirus. Non erano stati presi provvedimenti. Era il 9 marzo, il giorno in cui in Italia è stata decisa la chiusura generale. Mi dissi: cosa posso fare per dare una mano a distanza? Pensai che avrei potuto raccontare delle favole. Ed ho lanciato l’iniziativa attraverso i social. Ho cominciato pensando ai bambini italiani che vivono in Spagna. Poi ho coinvolto amiche e conoscenti  in Italia”.

Sono presto arrivate tante richieste. Ce n’è una che le è stata chiesta più delle altre?

Sì, la più richiesta in assoluto è la favola dei Tre porcellini.

E’ la sua favorita?

A dire il vero a me è sempre piaciuta Cenerentola. Fin da quando ero bambina.

C’è stata qualche richiesta strana, qualche favola che non conosceva?

Certo. Più di una. Ad esempio non conoscevo Arca Balena, ho dovuto documentarmi. Sul web ci sono molti portali dedicati a favole moderne che i bambini conoscono. Così ne ho imparate altre, non necessariamente dei classici.

Le sue favole, un mese dopo aver lanciato l’iniziativa, sono arrivate in mezzo mondo. Perfino ai bambini di Bergamo: com’è avvenuto?

A me, come credo a tutti noi, era rimasta impressa nella mente quella immagine dei camion militari che, in una triste processione, trasferivano le salme delle vittime del Coronavirus fuori da Bergamo. Mi sono chiesta se io potevo in qualche modo rendermi utile anche per i bambini di quella città, con le mie favole.  Così ne ho parlato a  una mia amica che fa l’insegnante a Milano. Lei aveva contatti con alcune colleghe di Bergamo alle quali ha proposto questa iniziativa. Poi, un giornale locale “PrimaBergamo” ha raccontato questa iniziativa che, in breve si è diffusa, sono arrivate tante richieste.

Le arrivano dei messaggi di ritorno dai bambini che ascoltano le sue favole?

Mi mandano messaggi vocali o le foto fatte dalle loro mamme che utilizzano i miei audio non solo come favole della buonanotte ma anche per tenerli tranquilli durante il giorno. Per me tutto questo è appagante, è una grande emozione e anche una soddisfazione immensa. Io credo che le nostre azioni siano come un boomerang, ci tornano sempre indietro: tutto ciò che facciamo di bello e di buono torna positivo. E Dio sa quanto ne abbiamo bisogno…

Da Venosa la cittadina lucana dov’è nata a Lanzarote: com’è accaduto?

A Lanzarote abitava mio fratello. Aveva visto questi luoghi in un film di Almodovar, Gli abbracci spezzati. Ne era rimasto colpito, ci venne in vacanza per vederli e decise di restarci. Io, con la mia famiglia, sono venuta spesso d’estate fino a che tre anni fa abbiamo deciso di trasferirci qui. Ci piaceva molto, eravamo innamorati di questo luogo.

Cosa le piace di Lanzarote?

Il fatto che, a differenza perfino delle altre isole delle Canarie, qui sono stati fedeli ai comandamenti lasciati dell’architetto e artista Cesar Manrique: hanno saputo coniugare il turismo con l’ambiente. Non hanno violentato la terra come altrove.

Di cosa si occupa ad Arrecife, la città delle Canarie dove abita?

Insieme con mio marito Gianluca, che si occupa di produzioni video, abbiamo partecipato a un bando di concorso emesso in occasione dei festeggiamenti per i cento anni della nascita di Manrique: dall’aprile 2019 all’aprile di quest’anno ci sono stati eventi, manifestazioni e iniziative a lui dedicati. Noi stiamo lavorando a un cartone animato proprio sulla sua vita e la sua opera. Quando abbiamo deciso di trasferirci qui, abbiamo anche deciso di reinventarci. In Basilicata insegnavo italiano e storia, mi occupavo di teatro. Qui a Lanzarote do lezioni di italiano, mi occupo dei miei figli, faccio dei laboratori e, soprattutto, dopo aver seguito un corso di formazione sull’educazione infantile, mi occupo di infanzia. E poi gestiamo alcune case vacanza.

Cosa le manca delle sue radici?

La famiglia, innanzitutto, anche se qui vivo con mio marito e i miei figli. Ma gli amici, i parenti, sono a Venosa e a Potenza. E poi mi manca quella proprietà di linguaggio che non mi permettevi affrontare discussioni più profonde con le persone. Anche se vivo qui da tre anni il mio spagnolo è elementare, manca di profondità…

Si occupa anche di teatro?

Finché sono rimasta in Basilicata facevo parte dello spazio Teatro Stabile di Potenza. Mi occupavo soprattutto di dizione, ma avevamo aperto anche una scuola di teatro. A Lanzarote ogni tanto vado nella scuola dei miei figli e faccio, in spagnolo, qualche laboratorio sul teatro.

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