Storie di invidia, di maldicenza e di inimicizie. Storie di paese, ma storie vere di quando, per l’onore, anche le donne usavano la violenza. “Nel periodo che va dalla fine dell’Ottocento ai primi due decenni del Novecento, ci sono diverse storie che vedono le donne protagoniste di atroci violenze, perfino di uccisioni”, racconta Cristoforo Magistro. Storie che sono finite nelle aule dei tribunali e che, dagli scaffali dell’archivio storico di Matera,  Magistro, ha riportato alla luce. Una quindicina, forse più.

E ognuna diventerà un libro. Un piccolo libro. Il primo (su Amazon in formato ebook), quello dell’esordio di questa curiosa collana, è Il delitto della castratrice. Ed è un fatto avvenuto a Pomarico, paese del Materano, nel 1895.

Magistro – che da alcuni anni porta in giro per l’Italia una mostra sugli omosessuali mandati al confino in Basilicata, Adelmo e gli altri, diventato di recente anche un libro – dai verbali del tribunale, seppur scritti spesso con le parole dei cancellieri piuttosto che con il dialetto che usualmente parlavano le donne alla sbarra, ha ricostruito, come fosse un romanzo, quelle vicende.

“Il delitto della castratrice è’ la storia di una ragazza di Pomarico, Coletta, ventun’anni, che era stata presa di  mira (ad occhio, dovremmo dire) da una megera, una donna linguacciuta di cui si diceva che avesse ucciso il primo marito castrandolo. La perseguitava, diceva che se la faceva con il marito: la ragazza era così carina ma la megera le fa rompere un fidanzamento dietro l’altro. Un giorno si trovano tutte e due a casa di una comare vicina a fare alcuni lavori. Le due donne restano da sole e la ragazza, Coletta, ammazza l’altra, con una bastonata in testa”, racconta Cristoforo Magistro, insegnante lucano che dagli anni Settanta vive a Torino.

Il fatto finisce in tribunale. E sulle gazzette dell’epoca.Ma non è l’unico episodio che avviene in Lucania in quell’epoca. “In una ventina di anni ci sono stati tantissimi casi che hanno avuto le donne protagoniste. I litigi, spesso, finivano in violenze. In alcuni paesi, certi notabili cercavano di fare da pacieri col popolo basso, ma non avveniva sempre così… A me  ha impressionato questo clima di violenza che era esagerato per l’epoca. Ed è ciò che mi ha spinto a scrivere le storie, perché vorrei farlo conoscere agli altri”.

A far scatenare tanta violenza i più disparati fattori: la malattia, l’invidia, la cattiveria. “Spesso motivi stupidi. A volte legati all’onore, a dicerie che circolavano nei paesi. Per me è stato un viaggio nell’inferno in cui vivevano i poveri.  Mi incuriosivano anche gi aspetti linguistici, anche se spesso erano mediati dal cancelliere che trascriveva le testimonianze. Ma quando mi sono imbattuto in parole curiose, dialettali, le ho lasciate nel racconto”.

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