“Mi chiama e sa il mio nome ma non gliel’ho insegnato io”: nella giornata del lucano nel mondo, un contributo, in versi, immagini e suoni, arriva da Reggio Emilia.

Ne è autrice Marcella Mastropietro, architetto e appassionata di fotografia, che in questo modo ha voluto testimoniare un suo personale atto d’amore verso la terra di origine dei genitori, verso Carbone, piccolo paese dell’entroterra, nel Parco del Pollino e verso la Basilicata.

Un omaggio fatto di  parole, immagini e suoni che portano alle radici ereditate dai genitori e che si sono impossessate delle sue emozioni.

Parole e immagini che diventano struggenti e che hanno il merito di raccontare stati d’animo che tanti lucani – partiti per studiare, per lavorare e per cercar fortuna – sapranno riconoscere.

Il video: Terra madre mia 

 

Il testo

Terra mia Madre.

E’ la terra che ruggisce

 la terra che mi chiama dalla storia.

 non la mia storia, non le mie storie,

 non le persone,

 non la mia famiglia,

 non la vita che ho vissuto

La terra è profonda, molto più profonda,

e prepotente

 non è la mia.

 E’ dentro di me,

 nel cuore e nelle viscere.

 Non ce l’ho messa io che l’ho vissuta

 mi chiama e sa il mio nome

ma non gliel’ho insegnato io

Quella nostalgia di qualcosa che non conosco

 una voce, molte voci

senza volto

e con il volto di tutte le vite che non ho vissuto

che non ho vissuto là

che ho immaginato più che saputo

Pochi e avari

 i racconti che si sono impastati

 di fantasia e sogni

Non so cosa è la vita nel paese

la vita nei campi

cosa sono gli inverni tempestosi

 e il sole a picco

il silenzio e gli ululati

 il fuoco nel camino

 e l’acqua ghiacciata nella brocca

Non so cosa è ballare nei cortili

e piangere i morti in casa

Non so cosa è partire per il pascolo

cosa è partire per studiare

cosa è partire per sempre in cerca di fortuna Non lo so

ma è dentro di me

impastato con la terra che non ho calpestato ma che chiama

una voce imperiosa da lontana

Non è il richiamo degli amici

o dei luoghi conosciuti

e delle avventure che là ho vissuto

E’ nelle viscere

senza ragione

la ragione segna a dito

 mancanze, difetti, errori, incoerenze

ma la voce imperiosa non ascolta ragioni

 è nostalgia pura

 è l’impasto stesso di cui sono fatta

e non ha voce né corpo

 non ha motivo di essere

non ho motivo di ascoltarla

 non fa parte di me

 eppure non ho scelta

Sono impastata

di una creta che non conosco

e mi piace non avere scelta

Vorrei aver vissuto

 tutte le vite che sono vissute

 così lontane da me

dalla mia vita

 così paurose e così dure

 diverse e mute

e le sento muovere nelle mie viscere

 ma sono io che nasco da loro

Terra madre

1 COMMENTO

  1. chi ha vissuto ,anche in parte ,quella vita non può non avere un brivido e una stretta al cuore.
    Brava Marcella sei riuscita ad emozionarmi , cosa non facile.
    grazie

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