I fatti del passato, per raccontare la storia della propria terra ma anche per trovare in essa i legami con il presente. Un po’ ricerca rigorosa, un po’ creatività, quel mix che serve a intrecciare vicende storiche e umane. Così Francesco Montemurro, avvocato civilista e scrittore, per la sua quarta fatica letteraria, si cimenta con una tecnica narrativa che nella sua intelaiatura si attiene ai fatti – e ai personaggi – realmente avvenuti in un periodo storico ben definito, anche se poco esplorato; ma ai quali assegna, soprattutto nei dialoghi, la libertà di sviare dalla realtà, per vestirli di ironia e di contenuti più intriganti.

Le zelanti lettere dell’Arciprete, edito come gli altri tre precedenti da Edigrafema, è questo: un romanzo documentario. “Mi sono avventurato in una tecnica narrativa inusuale. Non una novità, lo racconto anche nelle note finali del libro: la storia si snoda tra dialoghi e documenti. Mi sono tirato fuori da ogni giudizio,  anche se attraverso i dialoghi viene fuori quel che incuriosisce lo scrittore. Gli atti giudiziari sono veri, raccontati in modo che fossero inerenti alla verità processuale. I dialoghi, invece, sono inventati”, spiega Francesco Montemurro.

La storia è avvenuta realmente?

In gran parte sì, la fonte è processuale, trovata all’Archivio storico di Potenza, una storia poco conosciuta il cui processo è considerato di valore storico.  A me ha incuriosito perché riguardava la cittadina in cui vivo, Bernalda. E’ stata una spinta in più per approfondire la vicenda.

Che si svolge in un periodo poco conosciuto…

Sì, durante la Dominazione francese, nel cosiddetto decennio francese, quello di  Gioacchino Murat.

Che rapporto ha lei con la ricerca storica?

E’ una mia passione, ho curiosità per la storia. I fatti scoperti e raccolti, poi possono essere raccontati, considerati come romanzo. O come saggio. Il mio tentativo è quello di far conoscere la storia della Basilicata attraverso questi episodi sconosciuti.

Cosa ha fatto scattare la molla e l’ha convinto che valesse la pena trasformare in romanzo una storia del passato?

Intanto la collocazione archivistica: non tutti i procedimenti giudiziari sono classificati come processi storici. Poi ha contato molto anche il personaggio implicato. Un po’ lo conoscevo, ne avevo trovato traccia anche in altri miei studi. E’ un personaggio potente del posto. Nel romanzo ha una identità diversa, don Carlo Battistella. Era un personaggio molto apprezzato dai francesi: proprietario terriero, giudice di pace, comandante della Guardia civica di Bernalda. Ed era apprezzato anche dopo la caduta della dittatura  francese. Un personaggio che riesce a riciclarsi con  i Borbone: questa capacità di un uomo valido per tutte le stagioni, capace di ricoprire più incarichi, tutti di   grande prestigio, mi ha colpito: l’ho trovata attuale.

Che tessuto sociale si è trovato davanti? Com’era Bernalda e la Basilicata che viene fuori dagli atti di quel processo?

La società locale è quella classica dell’Ottocento: pochi privilegiati che gestivano il potere e le classi popolari che sottostavano. Mi ha colpito però anche l’esito del processo, inaspettato. E anche la celerità con cui viene applicata la giustizia.

Ecco, questo però, tanto attuale non sembra.

Certo, non lo è rispetto alle nostre criticità di sovraccarico del sistema giudiziario moderno. Anche se la velocità non sempre è sinonimo di giustizia.

Attuale è anche il fatto che racconta: tutto ruota intorno a una lettera anonima con la quale si accusa il prestigioso personaggio protagonista del romanzo di essere in combutta con i briganti…

E’ un mezzo che esiste ancora oggi, frutto di invidie o gelosie. E spesso diventa fonte di indagine. La denuncia anonima, in quanto tale, dovrebbe essere archiviata, non presa in considerazione e invece…

Qual è la particolarità della storia?

Racconto una guerra tra potenti. Nel romanzo svelo quasi subito chi è l’autore delle lettere anonime. Un arciprete che tenta di infangare il ricco signore. Mi ha incuriosito che la diatriba si sviluppi a livello apicale. E’ un fatto drammatico, io l’ho trattato con ironia ma per quella lettera e per le denunce che racconta, si rischia l’impiccagione.

Al di là dei tempi della giustizia ci sono altre affinità che ha riscontrato nei metodi processuali e nelle indagini?

Procedure differenti, ma l’accertamento della verità avviene con la perizia calligrafica proprio come oggi. Non lo sapevo. Gli accertamenti, i confronti tra le scritture, che oggi sono affidati a esperti periti,  erano fatti dai notai.

Continuerà a esplorare gli archivi storici in cerca di nuove storie?

Si, sono già al lavoro: farò un saggio storico, sempre frutto di ricerca. Ho accelerato i tempi anche aiutato dal lockdown di questa primavera.  Ho scoperto, grazie a un amico che me l’ha segnalata, la storia che riguarda  il figlio del feudatario fondatore di Bernalda, un personaggio anarchico nel suo modo di vivere e pensare: subì due processi della Santa Inquisizione. Intorno a questa storia c’è la figura della figlia, molto interessante per quel periodo: siamo ai tempi dei viceré spagnoli. Ho avuto la possibilità di frequentare l’archivio per la Dottrina e la congregazione della fede cristiana, quello che chiamiamo comunemente l’archivio segreto del Vaticano dove ho potuto consultare preziosi manoscritti.

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