Valentina Loponte, vicepresidente dell’Associazione onlus Io Potentino

Ha il nome di una legge, un numero: 166. Ha la bontà del pane avanzato, che altrimenti sarebbe stato buttato. E l’anima di chi ha a cuore la lotta allo spreco. La 166 è una birra, la prima prodotta in Basilicata facendo fermentare il pane raffermo. E’ il primo prodotto di un progetto più ampio che dovrebbe portare alla realizzazione di una intera dispensa realizzata con il recupero degli avanzi alimentari. Un progetto che, dal 2010, porta avanti con grande entusiasmo l’associazione onlus “Io potentino” e che è partito sulla spinta di una bellissima iniziativa: dare un sostegno, alimentare e logistico, ai tanti ragazzi extracomunitari, che, in occasione della festa di San Gerardo, arrivavano in città. “ A Potenza non c’era una struttura per accoglierli, per farli dormire, per dare loro un posto dove consumare un pasto o semplicemente potersi lavare”, spiega Valentina Loponte, vicepresidente dell’associazione e una delle protagoniste del progetto.

Partiamo dalla birra, che è il vostro ultimo progetto, in ordine di tempo.

Non è la prima birra del genere che viene prodotta in Italia. In Lucania invece sì, siamo stati i primi. La produciamo col pane di recupero. E’un progetto che parte dal lontano: nasciamo nel 2010 come associazione culturale. Alla fine del 2014 prende il via Magazzini solidali, il progetto di solidarietà che vira verso il recupero e la ridistribuzione delle eccedenze alimentari. La birra è frutto di ciò che ci consente di fare la legge Gadda, la 166 del 2016.

Ecco svelato il motivo di quel nome…

La 166 è la legge antispreco. La birra prende il nome della legge nazionale che consente che i prodotti invenduti vengano recuperati e ridistribuiti per finalità sociali. Oltre alla distribuzione agli indigenti la legge permette pure di trasformare i prodotti. Dal pane nasce la birra, in collaborazione con un birrificio artigianale locale, noi non abbiamo gli strumenti per farlo. Ci appoggiamo a questo birrificio che fa fermentare il pane e produce questa birra. Pensi che in 24 ore è andata esaurita e stiamo preparandoci per la seconda “cotta” che si può ordinare attraverso il web. La spediamo ovunque. Già abbiamo richieste da tutta Italia. La prima mandata di produzione, ovviamente, è stato un sold out in 24 ore perché c’è stata una corsa in città, a prendere la birra. Quando abbiamo attivato il link per la seconda produzione, è subito arrivato un ordine da Roma. E’ una bella idea anche perché i proventi finanziano Magazzini sociali.

Perché nasce Magazzini sociali?

AI primordi della nostra attività in città ci occupavamo prevalentemente di cultura, di organizzazione di manifestazioni ed eventi. Ma abbiamo sempre avuto uno sguardo alla solidarietà. C’è una iniziativa, Benvenuto Mi frà, che in dialetto potentino significa Benvenuto fratello: è nata perché volevamo dare un piccolo benvenuto agli extracomunitari che arrivavano in città per San Gerardo, la festa del patrono di Potenza, il 30 maggio. A prescindere dal discorso del commercio legale o no, c’è sempre stato il problema che questi ragazzi dormissero per strada, a Potenza non c’è mai stato una struttura che li accogliesse, per farli dormire, per dargli un minimo di servizi.  Organizzavamo una raccolta fondi e con quei soldi acquistavamo dei kit alimentari che poi venivano distribuiti a quei ragazzi. Abbiamo organizzato anche piccole sagre e ci siamo resi conto che lo spreco alimentare era un problema reale: dove finisce la merce che non viene consumata? Abbiamo pensato che si potesse recuperare. In Basilicata, prima della legge nazionale, è stata introdotta una legge che favoriva il recupero delle eccedenze alimentari. L’anno dopo arriva la Legge Gadda e a quel punto  abbiamo aperto il Mab, una struttura nella quale con frigoriferi, scaffali, congelatori, ricoveriamo i prodotti che recuperiamo dalla grande distribuzione, da eventi, dal ristoro dello Stadio, dai negozi ei locali pubblici. Quel cibo lo distribuiamo ai nuclei familiari che si iscrivono ai nostri progetti.

Com’è esteso il fenomeno?

Dal 2016 a oggi abbiamo registrato circa 500 nuclei familiari a  Potenza che ci hanno chiesto aiuto e sostegno almeno una volta. Con il Covid i numeri sono cresciuti moltissimo. Adesso distribuiamo a circa 150 persone a settimana. Per una città come Potenza sono numeri immensi.

Quante persone lavorano intorno a questo progetto?

Siamo una rete di trenta volontari che si dividono tra persone addette a recuperare le eccedenze e chi le distribuisce. Il più giovane 25, la persona più adulta 67.Tutti siamo formati per poterlo fare, sia per quel che riguarda l’aspetto tecnico che per l’approccio umano da avere. Qui non parliamo di povertà classica, quella dei senza tetto, ma di padri separati, di persone che hanno perso il lavoro, di ragazze madri, anziani che non vogliono pesare sui figli, persone che hanno problemi di dipendenze, che all’apparenza hanno una vita tranquilla ma che poi il loro stipendio lo spendono male. Una povertà diversa da quella delle grandi città.

Avete appena lanciato la birra prodotta con il pane fermentato, ma avete altri progetti in ponte?

La birra 166 è solo l’inizio di quella che vuol essere una vera e propria dispensa sociale. Pensiamo all’ortofrutta e a quel che si può fare, ad esempio, con la frutta che può essere trasformata, in conserve. Ad aprile scorso abbiamo ricevuto l’approvazione per un progetto regionale che prevede la creazione di un centro logistico per le eccedenze. E’ stato finanziato, lo realizzeremo in collaborazione con Caritas, con l’Università della Basilicata, con la struttura sanitaria regionale, con l’ospedale San Carlo: creeremo, dentro la struttura, anche un centro di ricerca che analizzerà i movimenti del cibo.

Il vostro osservatorio privilegiato è la città di Potenza: ma com’è la situazione nel resto della regione?

Abbiamo coinvolto altri comuni dell’hinterland. La quantità di prodotto che recuperiamo, ma può crescere, potrebbe diventare una pratica di innovazione culturale, che può essere consumata anche da chi non ha problematiche economiche ma ha a cuore le questioni culturali e ambientali.

 

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