Un momento di una precedente premiazione del concorso

Metti quattro amici al bar, proprio come la canzone di Gino Paoli. Ma loro, anziché la voglia di scoprire il mondo, si sono riuniti con un’unica idea: far conoscere agli altri le bellezze del luogo dove  vivono. E’ il 2009. Intorno al tavolo delle loro discussioni si siedono Alberto Iuzzolino, Cosimo Ponte, Pietro Cavallo e Filippo Scivoli. “ Filippo, purtroppo, è venuto a mancare – racconta Alberto Iuzzolino – ma quando questa avventura è cominciata, avevamo un solo pensiero: risvegliare dal torpore culturale il nostro paese, Muro Lucano. Questo era uno dei punti di contatto, perché per un certo periodo abbiamo abitato tutti lì, anche se solo io sono di Muro. Gli altri uno napoletano, un altro calabrese e il quarto di Savoia di Lucania. Avevamo anche altri due punti in comune: il volontariato, per il quale ci siamo dati da fare e il fatto che tutti appartenessimo a un corpo delle forze dell’ordine, i carabinieri”, racconta Alberto Iuzzolino. E insieme hanno deciso di organizzare un premio: il premio internazionale di poesia San Gerardo Maiella.

Il premio è nato nel 2009: perché?

C’è stato un periodo che Muro Lucano aveva un triste record: non so se a livello nazionale, ma sicuramente per la Basilicata era un grande campanello d’allarme: c’erano molti suicidi. Troppi. Per questo abbiamo cercato di trovare qualcosa che cementasse la gente, che unisse le generazioni. Abbiamo pensato al premio letterario. L’intenzione era quella di rivalutare il paese dal punto di vista culturale e sociale. Pensammo a Unitre come punto di aggregazione e punto di riferimento per le persone. Lo abbiamo subito immaginato come luogo capace di fare da collante tra le generazioni e non solo per la terza età. E abbiamo cercato di puntare sul turismo culturale. E’ un argomento del quale se ne parla da sempre, ma si fa poco per svilupparlo. Non abbiamo voluto organizzare un premio che facesse da richiamo per lo scrittore famoso invitato a partecipare o per qualche volto noto da mettere in giuria. Tutt’altro: i protagonisti , qui sono le persone. La molla a partecipare è, oltre alla passione per la letteratura, la voglia di scoprire luoghi nuovi.

Avete aperto anche al dialetto: c’è una apposita sezione.

Si lo abbiamo integrato nel corso degli anni, sulla scia anche di quanto stava facendo l’Università della Basilicata con il progetto Alba che è stata realizzata proprio per la salvaguardia dei dialetti. E’ una forma di comunicazione che rischia di scomparire con il passare degli anni. E devo confessare che da quando abbiamo aperto alla partecipazione anche le opere dialettali, abbiamo avuto un bel riscontro, a livello nazionale. E questo ci è servito molto per incontrare nuove persone, per confrontarci. Pensi, un anno è venuto alla cerimonia di premiazione, per ritirare un semplice riconoscimento che gli era stato assegnato dalla giuria, un poeta dialettale veneto. Non è certo venuto per  ritirare il premio. E’ stata un’occasione, ci ha detto all’epoca, per visitare un angol odi Basilicata che non conosceva. Dopo la cerimonia ha fatto un giro per il paese per scoprirne le bellezze e poi se n’’è tornato a casa contento. Questo era il suo desiderio: conoscere e vedere le nostre realtà che sono belle, ma spesso dimenticate o trascurate.

La partecipazione al premio è scaduta a fine marzo. Adesso state pensando alla premiazione, incrociando le dita per la situazione sanitaria…

Il bado è scaduto il 31 marzo. Ci sono partecipanti italiani ma anche alcuni stranieri. Ne partecipano un paio ogni edizione. La giuria di quest’anno ha, tra i componenti  Patrizia Del Puente, docente di Unibas che fa parte del progetto Alba della regione Basilicata, per la salvaguardia dei dialetti. Le sezioni di partecipazione, oltre a quella dialettale, sono il racconto breve e poi quella riservata ai giovani under 18 e quella per gli over 18. La premiazione? Normalmente la facciamo in presenza. Lo scorso anno fu spostata da giugno ad agosto. Se la situazione sanitaria lo permetterà la faremo a giugno, il suo periodo originale, altrimenti ad agosto. Nella peggiore delle ipotesi la faremo on line. Lo scorso anno ci fu un incontro on line con alcuni componenti della giuria, ma poi riuscimmo a effettuare la premiazione d’estate , mantenendo le distanza e con un  numero ridotto ma in presenza.

Ma, alla fine, perché venire a Muro Lucano?

Un suggestivo scorcio di Muro Lucano

Per il premio, ovviamente. Scherzi a parte,  siamo una realtà lucana che ha diversi luoghi…segreti. Ci sono tante cose da scoprire. E poi il paesaggio naturalistico è degno di essere visitato. Ci sono i vucculi, delle grotte carsiche, visitabili per chi è professionista. E poi le opere Nittiane: una diga ora dismessa, un ipogeo usato per far passare la condotta forzata della diga. Al suo interno ci sono stalattiti di notevole bellezza. E poi il sentiero dei mulini,  che percorrevano i primi abitanti di Muro. C’erano diversi mulini. Ci sono alcuni resti,  c’è l’antico ponte, sotto il  nuovo che è un’opera voluta da Francesco Saveri Nitti. E poi Muro è un paese tipico della Basilicata: è arroccato, sembra un piccolo presepe.. C’è un museo archeologico e quello all’aperto dedicato al terremoto: sono ruderi in parte ricostruiti per dare memoria al terremoto del 1980.

1 COMMENTO

  1. Bellissimo articolo! Ecco un esempio di quando l’associazionismo diventa una parte socialmente importante per la crescita di un paese.

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