Le ricamatrici di Anzi scelte da Fendi per la rivisitazione della borsa-icona Baguette

Ad Anzi sono abituati ad avere confidenza con lo spazio e con le stelle. Non per niente, da quasi 15 anni, nel paesino di circa duemila abitanti, arroccato su un’altura a una trentina di chilometri dal capoluogo Potenza, c’è un Planetario, un Osservatorio Astronomico.

Così quando la maison Fendi, la griffe dell’alta moda italiana conosciuta in tutto il mondo, ha scelto un gruppo di ricamatrici del posto, per produrre nuove versioni della storica borsa Baguette,  non è stato difficile pensare di “aver toccato il cielo con un dito”.

HAND IN HAND. L’iniziativa fa parte del progetto “Hand in hand”: Fendi ha cercato 20 artigiani, uno in rappresentanza di ognuna delle venti regioni italiane, per premiare gli artigiani poco conosciuti, la manualità, le maestrie, le tecniche forse anche un po’ in disuso, con l’intenzione di valorizzarle. Con il progetto “Hand in Hand”, Fendi celebra la qualità e la varietà artigiana italiana. La Maison italiana ha invitato 20 atelier, a rappresentanza di 20 regioni, a reinterpretare la sua borsa icona Baguette, creata nel 1997 da Silvia Venturini Fendi, direttrice creativa delle collezioni Uomo e Accessori.

IL RICAMO LUCANO. Per la Basilicata è stato scelto il ricamo di Anzi. E il progetto – che coinvolge un gruppo di ricamatrici del posto  –  si è subito rivelato un bellissimo trampolino di lancio per un’attività che è sempre appartenuto al bagaglio quotidiane e alla tradizione del posto. Una volta che il progetto Fendi sarà completato, già fioccano le prime idee e i primi progetti da perseguire: un percorso storico della storia del ricamo nel paese, un laboratorio che serva a insegnare ai giovani questa tecnica, la valorizzazione degli oggetti realizzati negli anni passati.

L’INTERVISTA. A coordinare il progetto, per conto dell’amministrazione comunale, che è parte attiva di questa realizzazione, essendo stata il tramite tra le lavoratrici e la griffe internazionale, è Licia Andriuzzi, consigliera comunale con delega al sociale e referente per questo percorso impegnativo ma zeppo di soddisfazioni. “E’ il nostro sindaco Maria Filomena Graziadei ad aver avuto il primo contatto. Come amministrazione abbiamo avviato subito un  percorso, tutti insieme. E’ stato lungo, da novembre a poche settimane fa, fatto di continui contatti con i vertici dell’azienda Fendi. Abbiamo deciso di partecipare con la tecnica del ricamo. E’ la più diffusa e la più antica nel nostro paese. Abbiamo mandato alcuni campioni con le nostre proposte e siamo stati scelti per la tecnica dell’intaglio.

Così è nato questo gruppo di lavoro: l’associazione già esisteva?

Alcuni ricami realizzati dalle donne di Anzi

Il gruppo è stato creato appositamente per soddisfare le esigenze di Fendi. L’associazione “Ricami di ieri e di oggi” è nata appositamente per l’occasione: ho invitato alcune ricamatrici a partecipare al progetto. E tra quelle che hanno deciso di partecipare, abbiamo dato vita all’associazione. Anche perché abbiamo capito che non si trattava solo di una borsa da realizzare. Perché subito dopo abbiamo dovuto realizzare un nuovo ricamo che è stato utilizzato per un video. Poi abbiamo capito che sarebbe arrivata una commessa. E le ricamatrici hanno giustamente deciso di costituirsi in associazione. Per noi è stata una grande soddisfazione.

Questo significa che dopo la conclusione del rpogetto “Hand in hand” c’è altro che bolle in pentola?

Siamo convinti che oltre la prospettiva di Fendi le nostre ricamatrici possono continuare anche in futuro. Il progetto Fendi è preziosissimo ma è anche limitato, nel numero di esemplari. Ma ha permesso alle donne di sentirsi “lanciate” da questa pubblicità. E per noi amministratori è importante aver promosso una occasione di lavoro.

Significa che avete avuto già altri contatti per nuovi progetti?

Sì, le ricamatrici hanno avuto contatti. Anche se adesso sono concentratissime sulle borse: hanno dei tempi ristretti per farle, delle scadenze da rispettare. Per il momento non esiste altro, ma c’è stato molto interesse, ci sono stati contatti informativi per sapere cosa producono, cosa sono in grado di fare, l’offerta che propongono. Le prospettive sono buone.

Avete proposto a Fendi l’intaglio perché è una tecnica peculiare del territorio?

La baguette Fendi con i ricami delle donne di Anzi: ci sono i fiori, il colore della terra, le ginestre di Sant’Antonio e le spighe di grano, simbolo del Comune.

E’ una delle più antiche. Avevamo proposto anche altri punti, ma Fendi ha scelto quella dell’intaglio, è piaciuta di più, rispetto a ciò che avevano in mente di realizzare. Con l’intaglio significa asportare parti di stoffa in modo che resti in trasparenza la base di pelle che c’è sotto. L’intaglio è un lavoro di precisione, va fatto con lentezza e perizia.

L’oggetto del ricamo è stato proposto da voi?

Sì e devo dire, con orgoglio, che l’ufficio stile di Fendi  ha accettato ogni nostra proposta. E tutto “parla” del nostro territorio. A partire dal tessuto  che è un lino naturale, color ecru che richiama la terra. E i fiori, che sono tipici del nostro territorio, quelli che crescono spontanei: c’è stata una ricerca particolare, perché occorreva capire quali fiori potessero andar bene per il ricamo sulla stoffa piena e quali per la parte intagliata. Abbiamo proposto la margherita, la viola mammola, il primo fiore che spunta a primavera, le campanule selvatiche,  il papavero, la rosa, le spighe di grano a rappresentare la produzione del grano, la spiga è presente anche sullo stemma del Comune, a ricordo della civiltà contadine. E poi le ginestre alle quali siamo particolarmente legati perché si riferiscono alla festa tradizionale di Sant’Antonio che si svolge a giugno, quando  i ragazzi tagliano i cespugli di ginestra nelle zone intorno al paese e la sera del 12 giugno li utilizzano per grandi falò, dove vengono bruciate nei vari angoli del paese.

Come si sono organizzate materialmente le donne?

Sono divise in due gruppi. Uno lavora sull’intaglio, l’altro sul ricamo dei fiori. C’è chi disegna, chi prepara il tessuto, chi lo taglia. Non possono lavorare insieme, per via del Covid. Ma la borsa è divisa in tre pezzi, se li scambiano, a turno. Sono otto ricamatrici, in tutto: Lucia Buchiccio, Marisa e Antonella Sabbatella, Rosetta Cilibrizzi, Rosa Maria Cilibrizzi, Cristina Ruggieri, Rossana Tito, Lucia Giorgio che è la presidente dell’Associazione.

Le ricamatrici sono casalinghe che hanno un’età media intorno ai sessanta anni, ma ci sono anche donne di età inferiore ai quaranta: qual è il rapporto delle giovanissime con il ricamo?

Sono tutte casalinghe che si sono dedicate al ricamo per una vita intera, lavorando per altre persone, per i figli, per i nipoti. Ci tengo a sottolineare che questo progetto ci ha dato la possibilità di valorizzare e gratificare queste donne che hanno portato a termine il lavoro anche di notte. Prima è venuta sempre la famiglia, la necessità di accudire i figli. Poi il ricamo. E’ un lavoro fatto con tanto sacrificio. Nella nostra realtà sembra scontato. Invece non lo è: chi conosce la vita delle ricamatrici sa che dietro c’è un grande impegno, una grande perizia.  Tra le giovani c’è qualcuna ad Anzi, che è interessata. Il nostro obiettivo, adesso,  è quello di valorizzare il ricamo. Per accompagnare le nostre proposte presentate a fendi, abbiamo anche fatto una ricerca storica sulle origini del ricamo nel paese. Abbiamo scoperto che ha radici antichissime. Si ricamava negli antichi conventi, nelle case private, sia nobili che popolari, dove si insegnava alle ragazze a ricamare il proprio corredo. Era importante perché era la dote che la sposa portava come contributo alla nascita del nuovo nucleo familiare. Era momento di  grande orgoglio. Anticamente si esponeva pubblicamente, prima del matrimonio, il corredo. Era motivo di prestigio sociale, aver preparato un corredo ricco, raffinato e bello. E poi c’era la produzione di corredini per i nascituri, arredi sacri, tendaggi e altro. In questi giorni, in seguito a questa notizia, un signore ha portato in Municipio un antico abito da sposa, colorato, probabilmente ricamato ad Anzi, più di cent’anni fa. Era di una sua bisnonna. Abbiamo ritrovato il punto pieno che è lo stesso utilizzato per ricamare i fiori sulla Baguette Fendi. Sull’onda di questo vorremmo creare un laboratorio di ricamo. E’ sempre stata un’attività fiorente in paese, anche grazie al fatto che nel 1958 sono arrivate ad Anzi le suore salesiane e hanno riportato la tradizione dell’insegnamento del ricamo alle giovani.

Questa occasione offerta da Fendi, oltre all’aspetto economico, ha anche dei risvolti turistici?

E’ stato girato un video promozionale sull’attività delle ricamatrici e un altro sarà preparato nelle prossime settimane. Verrà utilizzato per la presentazione del progetto Fendi ai clienti più importanti, servirà per proporre nuovi itinerari turistici da suggerire, borghi della nostra

Il Planetario, l’Osservatorio Astronomico di Anzi

Italia da far conoscere in giro per il mondo. Abbiamo saputo che la borsa è stata molto apprezzata all’estero. In Oriente, soprattutto in Giappone dove i motivi floreali fanno parte della loro tradizione.

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