La copertina del libro Coronavirus in versi disegnata da Sergio Staino

“Portate il vino, vado ad accompagnare gli endecasillabi di Luigi D’Angelo”. A dirlo è Bobo, il personaggio nato dalla matita di Sergio Staino che campeggia sulla copertina del libro “Coronavirus in versi”, scritto da Luigi D’Angelo e pubblicato da Albatros per la collana

Luigi D’Angelo, autore del libro, a sinistra, insieme a Sergio Staino

Nuove Voci.  Bobo suona un cupa-cupa, strumento che cita anche Carlo Levi nel suo Cristo s’è fermato a Eboli.

Un consiglio, quello del vignettista – che ha radici lucane, proprio come  D’Angelo –  che è anche una garanzia per ciò che contiene il volume: un racconto in versi del nostro quotidiano, fatto con una buona dose di ironia, di sarcasmo e di intelligenza.

“A ciel sereno è giunto come un lampo/ sugl’italiani, che con cognizione/ hanno capito che non ci fosse scampo/a questo morbo… e fu desolazione”: fin dai primi versi si capisce che D’Angelo ha cercato di raccontare, nel modo che gli è più congeniale, i mesi in cui il Covid ci ha costretti a stare rintanati in casa. E’ una cronaca del lockdown, il primo, fatta di rime e di satira, una lettura critica del presente. E, soprattutto ironica. Ma questa qualità è una compagna di viaggio che Luigi D’Angelo ha sempre avuto al suo fianco.

Lucano di nascita  – è di Moliterno –  D’Angelo dopo aver frequentato il liceo classico in Basilicata si è trasferito a Firenze per proseguire i suoi studi: laureato in giurisprudenza, ha esercitato per  oltre cinquant’anni la professione di avvocato civilista. E’ presidente dell’associazione culturale di Firenze. Ad avere dimestichezza con i versi e con le rime ha cominciato giovanissimo, addirittura quand’era uno studente liceale.”Al ginnasio – racconta l’autore – si chiamava così all’epoca: vinsi il primo premio per una poesia in versi che ci aveva dato da fare un nostro professore. Da allora ho sempre continuato e, fino al termine del liceo, ho dedicato molti versi ai miei compagni di scuola e anche ai professori. Con una ironia bonaria, mai malevola”.

Una passione che ha sempre coltivato e che ha ampliato anche con il suo amore per il teatro e la recitazione. I versi che formano questa silloge sono una descrizione cronologica dei fatti che hanno condizionato la nostra vita di cittadini: partono dal marzo del 2020 per arrivare fino ad agosto dello stesso anno e sottolineano le abitudini, i nostri difetti, i vizi, le vicende, anche drammatiche, che abbiamo vissuto da quando il virus è arrivato anche in Italia.

L’autore ha acceso i suoi riflettori sui fatti. Ma anche sulle persone, sui comportamenti.  “Nel mondo i più noti ricercatori/esortavano a stare isolati/mail “cretino stando sempre fuori/ sentenziava “Son concetti inventati”, dipinge, con versi dalle rime alternate una realtà che non è sfuggita a nessuno di noi. E ancora… “Tra scienziati continua a imperversare/sulle mascherine la discussione:/per alcuni si potrebber già buttare/ per altri ci salvano dall’infezione/Ma in giro si vedon strane scene: chi a guida di orecchino la indossa/chi invece intorno al collo  se la tiene/quasi rimedio per la gola… rossa”.

Questi versi raccontano noi tutti, il vicino della porta accanto ma anche personaggi illustri come Papa Francesco, e il presidente Mattarella, ai qualiD’Angelo dedica una poesia.

L’avvocato Luigi D’Angelo autore del libro e presidente dell’Associazione culturale Lucani a Firenze

Ci raccontano con sarcasmo, con quella ironia intelligente che ci fa capire come, con leggerezza, si può riflettere e strappare un sorriso, anche su temi seri e drammatici. Scrive Francesco Marchianò nella prefazione al libro (che vanta anche una prefazione di Barbara Alberti): “La capacità espressa da queste liriche ne evidenzia anche aspetti propedeutici e persino pedagogici: sarebbe cioè vivamente consigliata a tanti, soprattutto ai giovani, la lettura di questo volume, perché oltre a fornire un quadro sintetico e corretto della successione degli eventi, riassume anche molto bene  utili e indispensabili consigli che, spesso, vengono dimenticati. Nello stesso tempo la lettura, oltre a essere favorita dal ritmo, spicca per l’alleggerimento che Luigi D’Angelo riesce a conferire grazie a un taglio spesso ironico e sarcastico”.

In una delle ultime poesie del volume, l’autore avverte – ovviamente in rima – i suoi lettori. “Lungi da me l’idea di dispensare/gratuiti consigli o ammonizioni/col semplice auspicio di regalare/qualche spunto di svago e riflessione”

La raccolta  di poesie “Coronavirus in versi” verrà presentata, nell’ambito della Settimana della cultura lucana  a Firenze, domenica 5 settembre al teatro dell’Affratellamento, alle ore 20,30. Con l’autore dialogherà il giornalista e scrittore fiorentino Nicola Coccia. A seguire sarà presentato il film “Naufraghi” del regista lucano Giovanni Brancale.

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