E’ una storia d’amore quella di Matteo Mengoli, giovane bolognese che ha deciso di esportare al Nord – e soprattutto nella sua regione – i sapori della Basilicata.

E’ un atto di amore verso Rosa, sua moglie (“che mi ha fatto conoscere questa regione con gli occhi di chi ci vive) e verso la terra (“tutto è iniziato da un piccolo orto”).

Matteo Mengoli in Basilicata è arrivato per lavoro. All’inizio il salto, dalla sua Bologna frenetica alla tranquillità della Val d’Agri è stato duro. Ci ha messo oltre un anno per trovare la giusta dimensione. Per capire il valore del tempo, che da queste parti fa rima con lentezza, e dei rapporti umani che possono sembrare vincolanti e invadenti. Ma non lo sono. E ancora, dopo quell’anno faticoso, Matteo ha iniziato ad apprezzare l’aria buona della Basilicata e, soprattutto i prodotti che questa terra sa regalare. “Così ho pensato subito che avrei voluto far provare anche agli altri i cibi, gli alimenti, che io mangio qui”.

Nasce così Terroni, l’azienda agricola che Matteo Mengoli ha fatto nascere a Sarconi, tra Moliterno e Tramutola.

Quando è iniziato tutto?

Mi sono sposato in Basilicata, con mia moglie abbiamo deciso di restare a vivere qui. Avevamo una casetta in campagna con un bel giardino. Da lì è partito tutto, ho fatto un piccolo orticello, il primo anno è andata anche male… L’anno dopo ci ho riprovato e il raccolto è stato migliore. La passione è cresciuta, prima i parenti, poi gli amici poi i vicini di casa hanno cominciato a chiedermi i pomodori  che coltivavo, alla fine ho detto: la roba che faccio è buona. Ma soprattutto volevo cominciare a portare i sottoli che mia suocera faceva per me e la famiglia ai miei parenti ed amici a Bologna. Volevo farlo rispettando ogni regola: mi serviva una azienda e un anno fa l’ho aperta

Cosa l’ha convinto a passare da appassionato a imprenditore della terra?

Volevo ingrandirmi, provare a fare qualcosa di più a sperimentare nuove colture. Volevo portare quello che io mangiavo qua, fuori di qua, a Bologna. Ma resta un divertimento: questo non è il mio lavoro principale. Quando esco dall’azienda, invece di andare al bar o in palestra, vengo in campagna e zappo la terra. Ho visto che c’era un riscontro anche sul territorio. Mi ha spinto a continuare.

Cosa produce?

Ortaggi, vendo prodotti freschi in zona: pomodori, melanzane, zucche, tutti i frutti dell’orto e poi una parte la trasformazione. C’è una ragazza che ha un laboratorio che risponde a tutti i criteri richiesti per la trasformazione e che lavora i miei prodotti, li invasetta.

Il nome Terroni da cosa nasce?

Volevo un nome di… rottura. Doveva essere un nome “rock”. Quei nomi poetici e ancestrali che si usano per questi prodotti sono un po’ abusati. Il mio è un divertimento e volevo farlo capire anche dal nome. Terroni in passato al Nord era usato come un insulto. Adesso non è così. A Bologna, ad esempio, con terroni non si indicano più in modo dispregiativo le persone ma nella stragrande maggioranza dei casi si indicano prodotti che arrivano dal sud Italia e che sono di una grande bontà: la mozzarella, i taralli, la pizza. E’ sempre associato a roba buona. La roba di giù è qualcosa di buono, al contrario noi stessi del nord ci sono cose del nord che non tengono il paragone.

Che reazione ha avuto?

Varie. All’inizio qui, le persone più anziane di me non l’hanno presa benissimo. I giovani l’hanno capita, è piaciuto.

Cosa le piace di questa terra?

Sono nato e cresciuto in città. Finché non ho conosciuto mia moglie ci stavo anche bene. Quando mi sono trasferito qui, non lo nascondo, il primo anno è stata dura, impegnativa. Io sono legato a Bologna, la amo, di bolognesi fuori da Bologna se ne vedono pochi: è un segnale. Dopo l’ambientamento tosto, ho iniziato a vedere i primi segnali di positività e a vedere con altri occhi alcune cose: ho iniziato a scoprire che ci sono tempi diversi, che qui non c’è il traffico. Sembra banale ma vorrei fare il conto di quanti anni della mia vita ho passato in coda in auto nel traffico della mia città. Riesco a programmarmi la vita senza dover partire un’ora prima. Impari a godere meglio i tuoi momenti, a respirare aria più buona, la gente, una volta che entri nel “sistema paese” che la gente ti consacra come “paesano”, ti si aprono tante porte: anche se vivi da solo non sei mai solo. Sono tante piccole cose che creano un insieme di benessere. Se oggi mi domandassero se voglio vivere qui o a Bologna, non avrei dubbi, non tornerei a Bologna. Sono grato a mia moglie che mi ha fatto conoscere questo posto con gli occhi di uno che vive qua.

I suoi prodotti sono in vendita?

Certo, la mia azienda ancora non ha uno shop on line ma contattandomi attraverso i social, riesco a soddisfare le richieste. La vendita non è stato il mio primo pensiero: non ho aperto la mia azienda per fare business ma per divertirmi. Il giorno che non mi diverto più mi fermo: le cose si fanno con passione e divertimento. Altrimenti non si capirebbe la fatica di annacquare i pomodori sotto il sole d’agosto. E’ faticoso. Quando questo mi peserà, vuol dire che dovrò smettere di fare il contadino.

 

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